Atto Costitutivo e Statuto della Associazione

L'Atto Costitutivo, lo Statuto della Associazione, la Scheda di Adesione sono pubblicati sotto la data del 2 febbraio 2013 di questo Blog

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giovedì 9 luglio 2026

INFOCESVAM N. 3 DEL 2026 Maggio Giugno 2026 1 luglio 2026


INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 77/78/, N. 3, Maggio Giugno 2026, 1 Luglio 2026

XIII/3/1151- La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 3 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1151 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XII/3/1152 – Il Presente numero del Bollettino è dedicato alla situazione dei Progetti dal 2015 al 2017 e dal 2024 al 2027. Compresi quelli terminati. Di questi si danno conto degli sviluppi di divulgazione e diffusione

XII/3/1153 – Progetto 2015/1. Dizionario Minimo della Grande Guerra. Realizzati 12 volumi. 10 Serie di questa pubblicazione sono in Deposito. E’ stata fatta ampia distribuzione presso Biblioteche e Scuole a sostegno di progetti Locali

XII/3/1154 – Progetto 2016/1.Comvegno Storico “Comprendere la Grande Guerra”. Realizzato Volume. Distribuito alle Biblioteche ed alle Scuole. Residuo di volumi in Emeroteca.

XII/3/1155 - www.biblioteche.blospot.com. Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo 1082, mese di aprile 398, mese di maggio 907, mese di giugno 1002 per un totale di 33947 dalla apertura del Blog. Visibilità: medioalta

XII/3/1156 – Progetto 2016/2 Dizionario minimo della Grande Guerra. Nella Nota XII/3 1153 è stato dato il punto di situazione.

XII/3/1157 – Progetto 2016/3 Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. La Guerra di Liberazione su 5 Fronte. Editi 7 dei 8 volumi del Dizionario. Il Volume 1, propedeutico al dizionario, è nella fase del manoscritto 4. Date le note polemiche sul questo argomento il testo è ripetutamente corretto affinchè si rispettino i dettami istituzionali dell’Istituto, ovvero apolitico, aideologico, apartitico

XII/3/1158 - www.valoremilitare.blogspot,com Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo 8708 , mese di aprile 58557, mese di maggio 20075, mese di giugno 43864 per un totale di dalla apertura del Blog di 422503 contatti. Visibilità: molto alta

XII/3/1159 – Progetto 2024/3 “Monte Marrone. La prima vittoria del Corpo Italiano di Liberazione. 31 marzo 10 aprile 1944”. Il Significato strategico presso gli Alleati: Progetto Concluso. Edizione del Volume di 140 Pagine. Segnalibro. Il volumme può essere chiesto alla Casa Editrice: www.edizioni.archeares.it

XII/3/1160 - www.storiamilitare.blospot.com. Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo 2048, mese di aprile 2125, mese di maggio 6601, mese di giugno 7065 per un totale di 166324 dalla apertura del Blog. Visibilità: alta.

XII/3/1161 – Progetto 2024/1 “ I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza. Gli Eccidi in Toscana” e la Memoria. Edizione di 2 Volumi. Volume 1. “I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza” alla data odierna in Bozza1. Previsione di pubblicazione luglio 2026.

XII/3/1162 - Progetto 2024/1 “ I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza. Gli Eccidi in Toscana” e la Memoria. Edizione di 2 Volumi. Volume 2. “Gli Eccidi in Toscana e la Memoria” alla data odierna in Manoscritto 4. Previsione di pubblicazione ottobre 2026.

XII/3/1163 – Progetto 2024/2 “Le Fosse Ardeatine. L’Ordine è stato eseguito. I Decorati al Valore Militare e la Memoria”.80° Anniversario 1944 - 2024”. Alla data odierna in Manoscritto 4. Previsione di pubblicazione novembre 2026.

XII/3/1164 – Progetto 2026/1. “La Fabbrica che costruisce la storia. Analisi della produzione industriale italiana tra Ottocento e Novecento. La Difesa degli impianti industriali del nord nell’Aprile 1945.” 2 Volumi di 200 ciscuno. Editi nel giugno 2026. Edizione di un volume di 80 pagine dedicato alla difesa deggli impianti industriali del Nord. Alla data odierna nella fase di manoscritto 2.

XII/3/1165 - Progetto 2024/4 “Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento. La genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra. Ordinamento ed Impiego” Previsione di edizione di 2 Volumi. Volume 1 Luglio settembre 1944; Volume 2 Ottobre-dicembre 1944. I volumi sono in stesura il primo come manoscritto 4 il Secondo come manoscritto 3. Previsione di edizione per fine anno.

XII/3/1166 – Progetto 2027/4 “Un Bosco per resistere. La brigata partigiana “Ciro Menotti” tra le provincie di Pordenone. Treviso. Belluno.” Edizione di un volume di 200 Pagine

XII/3/1167 -www..blogspot,com Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo, mese di aprile, mese di maggio, mese di giugno per un totale di dalla apertura del Blog. Visibilità:

XII/3/1168 – Progetto 2027/3 “Il Ruolo delle Nazioni Uniti nel mantenmento della Pace. Dalla Teoria alla Pratica. L’Esperienza UN MIK (United Nations Interim Administration in Kosovo). Edizione di un volume di 200 Pagine

XII/3/1169 – Progetto 2027/2. Partecipazioni e testimonianze nelle Missioni di Pace. Valore Militare e contributo alla Memoria. Giornata del Ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali di pace. Edizione di 5 Volumi (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Fianzan, Polizia di Stato Corpi Ausiliari e Civili). La raccolta delle testimonianze inizia il 1 luglio 2026, sulla base di precedenti ricerche e studi.

XII/3/1170 - www.uniformologia.blogspot,com Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo1736, mese di aprile 2142, mese di maggio 2715, mese di giugno 8273 per un totale di 152108 contatti dalla apertura del Blog. Visibilità: alta

XII/3/1171 – Progetto 2027/1. Gli ordinamenti dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra 1946 – 1977. Edizione di 5 Volumi di circa 200 pagine ciascuno. Completa la serie già edita di precedenti progetti. Gli Ordinamenti 1919 - 1939 e gli Ordinamenti 1940 – 1946. (6 Volumi)

XII/3/1172 – Per mancanza di spazio nel prossimo Infocesvam si darà notizia dello stato di avanzamento e conclusione progetti dal 2017 al 2023.

XII/3/1173 – Progetto 2025/2 Le Forze Armate e la Guerra di Liberazione. Esecuzione. Convegno “Il Passaggio del Fronte XVII Luglio 1944. Il Ruolo del Corpo Italiano di Liberazione”, Osimo 18 luglio 2026, Municipio, Sala del Consiglio Comunale.

XII/3/1174 - Progetti 2027 per il 2028. Predisposta la nota relativa ai Progetti del 2027. Si prevede che la Richiesta del Ministero della Difesa Ganinetto del Ministro arrivi entro la metà di liglio pv.

XIII/3/1175 - Prossimo INFOCESVAM (luglio - agosto 2026 ) sarà pubblicato il 1 settembre 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari)

info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org



 

martedì 30 giugno 2026

La Decostruzione del Mondo

 


Prof. Sergio Benedetto Sabetta

E’ stato osservato che vi è attualmente in atto la tendenza a sostituire l’immagine di Dio con l’A.I., la tecnologia che sostituisce la Fede come nuova religione secondo una visione che passa dal Transumanesimo al Postumanesimo e Antiumanesimo, fino ad un nuovo materialismo, ognuna di queste correnti è a sua volta distinta in ulteriori filoni, come il Transumanesimo che si suddivide in Libertario, che promuove il libero mercato, Democratico, che sostiene la parità di accesso ai poteri tecnologici, ed Estropianesimo, ottimismo in un progresso perpetuo.

Il Transumanesimo allargando i concetti di razionalità, progresso e ottimismo si pone quale ulteriore estensione della razionalità dell’Illuminismo, finendo per essere definito come “ultra-umanesimo”, ad esso si contrappone il Postumanesimo che vuole superare quello che in Occidente è stata descritta simbolicamente come la “Grande Catena dell’Essere”, dove la vita e la materia sono rappresentate come una struttura gerarchica con in cima Dio, in un sogno libertario assoluto.

Entrambe le correnti condividono tuttavia la nozione di tecnogenesi, quale smantellamento dei rigidi confini tra organismo e macchina, tra la tecnologia e l’essere, nel Postumanesimo si supera tuttavia il primato umano senza creare altri primati, rifiutando il centralismo rigido a favore di centralità mutevoli e pluraliste, il primato umano viene pertanto superato senza sostituirlo con quello delle macchine, rimane comunque la necessità di una identità pena il dissolversi dell’Io, questo presuppone una relazione che potrà essere conflittuale o collaborativa.

Anche nel più radicale concetto di “mind uploading”, detto “emulazione cerebrale completa”, in cui vi è un ipotetico processo di trasferimento della mente cosciente dal biologico al non biologico del digitale, resta la problematica dell’aspetto predatorio insito nella specie umana, che diventa prevalente in alcuni individui i quali nel supere una certa percentuale vengono a distruggere il tessuto collaborativo, prevalendo per imitazione a seguito del loro successo sociale.

Vi è inoltre il problema nel Postumanesimo del rifiuto della dicotomia natura/cultura con una eccessiva astrazione, come osservato nel Nuovo Materialismo, anche se con l’aspetto relazionale emerge la necessità di valorizzare l’ecosistema essendone l’umano parte, come già osservato in varie culture compresa quella classica, infatti in ogni civiltà nel ricavare nuove informazioni vanno perdute quelle precedenti, finché nel recuperarle diventano nuove. (I. Velikovsky, Mankind in Amnesia, New York, 1982).

I limiti dell’A.I. è la performance, la necessità di ricorrere l’efficienza di per sé, una volta che si è disegnata la struttura questa si evolve autonomamente, si scoprono così le sue possibilità che diventano capacità politiche, ne deriva una possibile strategia che l’A.I. pianifica senza etica, dove l’estrema ratio diventa elemento usuale della politica ma senza la prevedibilità dell’esito.

I rischi riguardano la verità, il lavoro e la libertà, ossia la democrazia, il rischio è quindi sostanzialmente di ridurre l’umanità alla sola efficienza sotto un potere transnazionale anonimo, un neo - feudalesimo in cui i privati surclassano lo Stato con il passaggio da una economia industriale ad una economia finanziarizzata, ossia una tecnocrazia finanziaria fondata sull’A.I. che nel sostituire l’umano crea una nuova Torre di Babele eretta sull’arroganza e la superbia.

Vi è pertanto la necessità di elaborare una nuova responsabilizzazione che deve peraltro essere imposta dall’esterno, da contropoteri, a causa dell’impossibilità di operare dall’interno per la pressione concorrenziale.

I pericoli si possono vedere nelle attuali guerre che secondo il metodo dell’efficienza per logica digitale diventano “guerre selvatiche”, con obiettivi apparentemente definiti che tuttavia vanno per esaurimento, mediante una serie di tregue, non potendo fermare la marea montante del gelido mondo informatico questo va infiltrato eticamente, ecco il nuovo campo di umanizzazione evangelica che la Chiesa propone mediante l’enciclica “Magnifica Humanitas”.

Infatti non è il solo mondo che cambia ma stiamo cambiando noi, l’algoritmo procede autonomamente così che le macchine ci guidano autonome, ma l’automaticità tecnica può portare alla guerra automatica, in assenza di una morale condivisa si tenta di normare tutto ma non essendovi una condivisione etica tutto rimane piuttosto vago, infatti se il centro del sistema va in crisi questa si espande, come dimostra un sondaggio negli USA dove un cittadino su tre è depresso e sette su dieci non crede più nel sogno Americano.

Le attuali guerre hanno riposto al centro dell’attenzione l’importanza statuale nelle dinamiche economiche e politiche globali, occorre tuttavia evitare che il potere tecnico diventi un potere politico con la gestione dei dati raccolti, mediante l’A.I. si ha un controllo assoluto, nasce il problema di tracciare i dati raccolti per individuarne la provenienza.

Dobbiamo considerare che l’umano fiorisce entro il limite e non superando qualsiasi limite perché si rischia di diventare autoreferenti, si deve quindi superare il concetto assoluto di performance nel desiderio di eliminare le differenze, questo in favore di un raffronto equilibrato.

La digitalizzazione rischia di indebolire la soggettività individuale con la parcellizzazione e precarizzazione del lavoro, come la dissoluzione delle grandi ideologie ha indebolito la soggettività dei corpi intermedi, la finanziarizzazione e il neo-feudalesimo a loro volta hanno indebolito Stato e Costituzione, erodendo la certezza del diritto, mentre i processi comunicativi digitali se non disciplinati possono produrre un autismo linguistico.

Nella necessità di dare un’etica all’A.I. non si deve supporre l’esistere di una sua possibile coscienza, essa non possiede un riflesso del sé, non agisce riflettendo sul contesto secondo una priorità di valori, ne deriva la necessità che vengano imposte delle regole etiche dall’esterno che, come già detto, non possono essere date dall’interno causa anche le pressioni commerciali e concorrenziali.

BIBLIOGRAFIA

  • F. Ferrando, Postumanesimo, transumanesimo, antiumanesimo, meta umanesimo e nuovo materialismo. Relazioni e differenze, Riv. di filosofia “Lo Sguardo”, n. 24/2017 (II);

  • M. Luciani, Il mondo vuoto. L’ordine sociale nel crepuscolo del soggetto, Laterza 2026;

  • O.Roy, L’appiattimento del mondo: La crisi della cultura e il dominio della norma, Feltrinelli 2024.

venerdì 19 giugno 2026

Tecnicismo e crisi sociale. Riflessioni sull'umanesimo

 


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Attualmente vi è una lenta decadenza demografica di valori, di fiducia nel futuro, di coesione, di solidarietà nelle elite di mobilità sociale l’uomo occidentale possiede tecnologia, cultura diffusa, facilità di comunicazione ma ha perso l’orientamento in una frammentazione interna.

Nel mancato rinnovo delle proprie radici le società vengono svuotarsi dall’interno, ma la crisi diventa visibile solo quando è troppo grande la distanza tra immagine e realtà.

Crescita della popolazione, della cultura e dell’economia sono per Todd i punti di forza di una nazione, i modelli familiari costituiscono unità di paragone, ma al centro vi è la demografia che rispecchia la fiducia del futuro, come la chiusura delle elite in una mancata mobilità sociale accompagnata dall’impoverimento culturale fanno sì che il linguaggio, valori e indicazioni sul mondo non siano aderenti alla totalità della nazione in un individualismo esasperato, nella mancata coesione derivante da prospettive non condivise e mancanza di fiducia in obiettivi comuni, la comunicazione non crea coesione ma frammentazione, essendosi rotto l’equilibrio dall’interno.

Il concetto di Occidente nella sua frammentazione sembra essere stato creato per coprire conflitti interni e differenze, forse, sospetta Todd, per giustificare il predominio in questo sostenuto dalla retorica del continuo rinnovarsi, occorre tuttavia la presenza di un avversario per dare un fondamento alla propria superiorità come anche per compattare la Nazione in una differente visione con l’Oriente.

Attualmente l’Occidente non riesce più a sostenere il proprio racconto di una crescita continua, progresso lineare illimitato, espansione illimitata dei diritti, diffusione dei propri valori come norme planetarie. L’elite non riesce più a fornire una indicazione condivisa, ma è diventata auto-referente, frantumata, rinchiusa nel gestire la decadenza, l’Occidente non convince più.

Questi nel perdere la sua centralità può ritornare alla cultura superando l’aspetto imperiale, recuperando gli studi umanistici al là della retorica messianica ed universalistica, la perdita di potenza non è una perdita di valori e di studi, anzi vi è la possibilità di recuperare la capacità critica quale fonte di cultura e bellezza.

L’Occidente non è più la matrice ordinatrice del mondo quale baricentro e misuratore del mondo stesso, tuttavia una civiltà recupera la propria forza quando nel rinunciare a dominare si concentra nei suoi punti di forza, uno dei principali dovrebbe essere la scuola quale formazione dell’essere umano e della coesione sociale della nazione, un problema emerso anche recentemente nei comportamenti dei giovani e nella difesa dello Stato da cui emerge un deficit nella coscienza di una responsabilità delle proprie azioni.

La scuola, rileva Hillman, non è più pensata come formazione umana ma come fabbrica gentile di adattamento, merce umana adatta al mercato del lavoro dove l’educazione deve rendere efficiente, performante e adattabile, rinunciando alla funzione educativa e critica dell’osservazione sul mercato per diventarne parte attiva.

Quello che non è immediatamente ed economicamente valutabile è eliminato, valutazione, riflessione e lentezza sono cancellati, l’imprevedibilità di una riflessione diventa intollerabile per la disciplina ripetibile al consumo.

L’empirismo alla base della società economica attuale considera l’essere umano una Tabula rasa pertanto adatto all’assoluta razionalità illuministica, una immagine contestata dalla riflessione trascendentale di Kant e dalla fenomenologia, nonché da Jung nella sua psicologia analitica quando si riferisce all’universale inconscio collettivo e dalle neuroscienze contemporanee, l’Io è quindi emergente in una necessità educata e coltivata.

L’individuo è imprenditore di se stesso in una affannosa attività prestazionale fallire è una colpa si perde il Daimon, ma quello che non produce valore economico può produrre senso ed equilibrio, l’educare quale maieutica dove insegnare è innanzitutto un atto etico e non tanto tecnico, superando la scuola puramente funzionalista erede dell’Illuminismo e Positivismo.

Nelle mancate tre promesse di redenzione terrena costituita dalla libertà, benessere e pace, si è persa la fiducia nel progresso della Storia in termini teleologici, nel continuo miglioramento dato da un progresso inevitabile fondato sulla razionalità, sostituito dall’attuale incertezza degli eventi.

Vi è un ritorno della violenza, nel mondo senza centro le vecchie regole non valgono più sostituite dal rapporto di forze, la fiducia nel progresso viene quindi sostituita dal ritorno del mito al fine di dare un senso al mondo, la guerra quale fallimento della razionalità economica è rientrata prepotentemente nell’orizzonte Occidentale.

Nella crisi dell’Occidente le problematiche emerse in Italia riguardano in particolare la perdita dei mediatori tra politica e pubblica amministrazione costituiti dai tecnici dentro i partiti a seguito della fine della prima repubblica non possedendo le nuove elite tali capacità, nasce l’illusione che i problemi sociali possano essere risolti da una attività iper-legislativa, con leggi non chiare nei termini e in lunghezza, in una frammentazione di competenze e non con la pedagogia e l’organizzazione, così che si è persa negli ultimi quindici anni dalla crisi del 2009 la capacità di investimento dello stato, un ulteriore elemento che si aggiunge con tutte le sue implicazioni al calo demografico.

In Italia, nella necessità di un dibattito per definire culturalmente chi siamo e cosa vogliamo, si manifesta una paura ideologica di parlare sull’impiego delle Forze Armate e di interessi italiani irrinunciabili, con quali strumenti proteggerli, quali costi materiali e culturali siamo disposti a sostenere per difenderli, una questione culturale se si valuta che in un recente sondaggio su un campione di popolazione tra i 19 e 45 anni solo il 31% ha paura di un coinvolgimento diretto in guerra fidandosi sulle alleanze e equilibrismo diplomatico, solo il 16% è disposto a rispondere ad un richiamo alle armi per difendere il paese, il 19% diserterebbe, il 40% protesterebbe, il 26% propone l’arruolamento di truppe mercenarie, in generale si pensa a una neutralità nella speranza di essere risparmiati da eventuali aggressioni (Limes).

Bibliografia

  • Aresu A., Ma ‘ndo corri, 227-236, Roma in Limes, 11/2025;

  • Todd E., La sconfitta dell’Occidente, Fazi 2024;

  • Hillman J., Il codice dell’anima, Adelphi 1997

martedì 9 giugno 2026

Alessia Biasiolo I prodomi della seconda guerra mondiale

 

Novant’anni fa inizia la guerra civile spagnola

 

Nel 1930, Miguel Primo de Rivera, ampiamente contestato, lasciò il governo spagnolo che aveva conquistato da capitano generale della Catalogna nel 1923 con un colpo di Stato, e lo stesso re Alfonso XIII, che lo aveva appoggiato, lasciò la Spagna dopo la vittoria del Partito Repubblicano e di quello Socialista alle elezioni del 1931, essendosi compromesso con la politica autoritaria di de Rivera, sostenuto dai monarchici, dai repubblicani di destra, dai conservatori dell’aristocrazia e del ceto medio.

Il Paese risultava spaccato, dal momento che i due fronti si attestavano a circa un punto percentuale di differenza.

Profondamente arretrato dal punto di vista territoriale, soprattutto agrario, a fronte di zone molto industrializzate, soprattutto grazie all’apporto dato dal Paese alla prima guerra mondiale in quanto fornitore di derrate, essendo rimasto neutrale, il regno spagnolo era attraversato da profonde spaccature e rivolte che cercavano di ottenere migliorie di vita per tutti (l’aspettativa di vita era bassa, così come l’alfabetismo, ad esempio); da un lato gli industriali non accettavano un ruolo secondario rispetto agli agrari, ma non erano disposti a troppe concessioni agli operai raccolti in proteste, mentre dall’altro i conservatori esercitavano un potere molto forte.

Le repressioni contro rivoltosi, operai e scioperanti furono sempre violente. Non mancavano problemi anche nell’impero, dal momento che nel 1921, ad esempio, la tremenda sconfitta militare subita in Marocco da parte delle truppe locali, aveva aperto un vasto scontro politico.

In ogni caso, dopo un anno di governo provvisorio, alle elezioni del 1931, il nuovo governo repubblicano di sinistra poté annunciare la nascita della Seconda Repubblica, e per poter superare la crisi economica generata dal crollo della Borsa di New York del 1929, oltre che per modernizzare la Spagna (fatto che negli ultimi cent’anni era sempre stato ostacolato dalle forze conservatrici), cercò di attuare delle politiche riformiste, come la necessaria riforma agraria e quella dell’esercito; il tentativo di togliere la scuola dall’influenza clericale così come si volevano abolire alcune prerogative ecclesiastiche; un nuovo diritto di famiglia accanto all’introduzione del suffragio universale, mentre si prese seriamente in considerazione l’autonomia catalana.

Tutto ciò generò la reazione dei ceti aristocratici e borghesi (che nel frattempo cercavano di mandare all’estero i loro averi, causando un aggravamento delle finanze spagnole), ma anche l’insoddisfazione dei partiti rivoluzionari che ritennero quelle prime misure poco incisive, soprattutto nel modo in cui cercarono di realizzarle. Iniziarono a formarsi gruppi armati di estrema sinistra e di estrema destra che cominciarono ad arrivare agli scontri armati, mentre si lavorava ad una nuova Costituzione repubblicana, annunciata il 27 agosto 1931 e approvata il successivo 9 dicembre.

In quei frangenti, il figlio del dittatore uscente, José Antonio Primo de Rivera, fondò la Falange spagnola, di ispirazione fascista e sostenuta anche da Benito Mussolini, mentre José Maria Gil Robles era a capo di un forte movimento cattolico di stampo reazionario, per sintetizzare le frange di coalizione che erano molto presenti in Spagna in quel momento.

Nell’ottobre del 1931 salì al governo Manuel Azana mentre Zamora divenne presidente della Repubblica.

La lenta applicazione della riforma agraria e l’ostruzionismo dei possidenti, fece esacerbare gli animi. Le terre rimanevano incolte e i contadini non solo non avevano salario, ma nemmeno niente da mangiare, mentre il prezzo del pane saliva e gli operai scioperavano, oppure sabotavano le macchine e rubavano i raccolti. Ogni reazione veniva repressa nella violenza, portando la destra ad incrementare la campagna politica a suo favore.

Questa era di certo aiutata dalla fine della Repubblica di Weimar in Germania e dal fatto che i socialisti andavano dissociandosi dai repubblicani al governo. In un clima incandescente si andò a nuove elezioni politiche nell’autunno del 1933. Il risultato sarà la vittoria della destra, trovandosi in una coalizione diversa ed essendosi spaccato l’accordo che aveva portato la sinistra a vincere le elezioni precedenti. La risposta, anche violenta in certe zone, della sinistra, porterà ad una profonda repressione con una stima di tremila morti, mentre il nuovo governo procedette subito a smantellare tutti i cambiamenti effettuati in quei due anni, alimentando ancora di più il ricorso alla ribellione.

Scioperi e manifestazioni anche non violente sconvolsero il Paese, mentre in vista della mietitura venne autorizzato l’uso di manodopera straniera per ridurre la paga e non darla ai contadini spagnoli.

Alle continue rivolte non violente si rispose ripristinando la legge marziale. Quando nelle Asturie, soprattutto i minatori, organizzarono uno sciopero generale, venne impiegata la Legione straniera richiamata dal Marocco che si macchiò di crimini anche contro donne e bambini. Oltre mille furono i morti e trentamila gli arresti, tra violenze inimmaginabili e torture.

Azana non fece più di tanto e fu necessario un rimpasto di governo, mentre l’esercito venne riformato, soprattutto modernizzandolo, in vista di una guerra civile.

Scosso da due scandali, il governo cadde verso la fine del 1935.

Vennero indette nuove elezioni, mentre Azana stesso tramava per deporre Zamora, troppo conservatore, riuscendo ad essere nominato Presidente della Repubblica, con Prieto primo ministro che tuttavia non appoggiò il governo che cadde. Alla fine, il nuovo capo del governo fece intervenire la Guardia Civil a favore degli agrari, non risolvendo ancora la situazione di tensione.

Alle elezioni del 1936 vinceranno di nuovo i partiti di sinistra riuniti nel Fronte popolare. Il risultato elettorale stavolta non verrà accettato dalla destra, ma le formazioni di sinistra cercarono di ostacolarla, organizzando anche attentati a personalità politiche rivali, tanto che venne assassinato de Rivera.

Nel governo le posizioni intransigenti di tutti non avrebbero portato ad un’intesa e quell’atteggiamento convinse i più che dovesse intervenire l’esercito, in modo da riportare l’ordine nel Paese. Il governo capiva che il potere dei generali era molto alto e, quindi, rimosse Francisco Franco a capo di Stato Maggiore dell’Esercito, provvedendo a trasferirli in altre zone, in modo da ostacolarne l’iniziativa.

I rivoltosi nazionalisti poterono contare sull’appoggio dell’esercito, in modo particolare le truppe di stanza in Marocco, e sulla Legione straniera spagnola ancora al comando del generale Francisco Franco al quale la zona venne assegnata. Venne infatti organizzata una rivolta miliare che, a partire dal 17 luglio, portò quattro armate a ribellarsi al governo repubblicano.

Il complotto venne organizzato dal generale Mola, mentre alcuni falangisti il 12 luglio uccisero l’ufficiale delle Guardie d’assalto repubblicane e il leader dell’opposizione.

Francisco Franco, che era stato trasferito alle Canarie, venne portato in aereo in Marocco dove le sue guarnigioni lo attendevano e da dove la guerra civile prese avvio. Forte di 34mila uomini, il generale ottenne subito successi, ma quello che davvero fece la differenza fu l’ammutinamento della flotta navale che rifiutò di collaborare con i fascisti, portando un vantaggio alla Repubblica, in quanto le truppe di Franco dovettero essere trasferite nel continente in modo alternativo al più pratico trasferimento navale.

Grazie all’appoggio di Italia e Germania, infatti, venne organizzato un ponte aereo inimmaginabile fino ad allora. Lo sbarco avvenne a Siviglia da dove Franco ordinò di procedere verso Madrid: la presa della capitale veniva ritenuta fondamentale.

Franco, diventato noto per aver imposto l’ordine nelle Asturie durante la rivolta dei minatori del 1934, passò in Spagna e formò un governo a Burgos, conservatrice e clericale che non si ribellò come altre città, appoggiato da Germania e Italia, mentre il legittimo governo riusciva a mobilitare la resistenza popolare e i quadri militari rimastigli fedeli, ottenendo l’appoggio dell’Unione Sovietica.

Anche se la destra non lo aveva esattamente calcolato, molta parte della popolazione insorse e occupò città, creando due fronti divisi. La Repubblica decise di armare il popolo, frammentando ancor più la difesa e indispettendo i generali, ma comunque la fragilità degli equilibri fu sempre più chiara.

I nazionalisti non avevano una precisa idea del governo futuro, ma di certo la posizione era centralista, alla quale la Chiesa diede una mano affermando che la loro era una crociata contro le forze del male comuniste e anarchiche. Questo diede coraggio nel cercare di normalizzare le zone occupate dalle armate golpiste che, per portare o riportare l’ordine, si credettero investite della crociata e attuarono delle stragi organizzate, a differenza degli eccidi nelle zone occupate dalle truppe repubblicane che, se c’erano, li vedevano perpetrati da elementi isolati o comunque non organizzati dall’alto.

La Spagna divenne il banco di prova dei rapporti di forza tra chi cercava di impegnarsi a porre un freno al dilagare del fascismo, e chi voleva fermare, invece, il bolscevismo di stampo sovietico, mentre la prova delle nuove armi sarà importante in vista di una nuova guerra mondiale.

Il fronte repubblicano, comunque, era molto diviso al suo interno, rispetto alla compattezza di idee del fronte franchista: in Aragona e Catalogna lavoratori e contadini collettivizzano trasporti, industrie, commercio e acqua, espropriandone i proprietari per gestire le imprese direttamente.

Nel settore agricolo vennero messi in comune raccolti e attrezzature, creando delle comuni che però mantenevano una forte violenza nei confronti del ceto borghese e, soprattutto, del clero, tanto che si conteranno moltissimi religiosi e religiose assassinati. Prevarranno atteggiamenti soprattutto anarchici, denunciati anche da Stalin che riteneva ingiustificati comportamenti che spaventavano la società, pericolosamente creando la necessità di sostenere la parte politica avversa.

Per tutta risposta, i franchisti risposero con eccidi di massa.

In ogni parte del Paese la rabbia anticlericale sconvolse paesi e città, reazione a secoli di repressione, e questo fu uno degli aspetti che maggiormente impressionò della Spagna ultracattolica.

Mentre quasi in ogni zona si moltiplicavano i massacri da una parte e dall’altra, le cifre storicamente accettate dell’uccisione di preti e suore si attestano a 13 vescovi, oltre quattromila sacerdoti, oltre duemila religiosi e circa trecento suore, quasi tutti assassinati nel 1936. I nazionalisti, dal canto loro, uccisero sacerdoti baschi o protestanti, ottenendo nel settembre 1936 l’appoggio alla loro causa da parte di papa Pio XI.

Voci di protesta si levavano da ogni dove.

Il primo ottobre 1936 Francisco Franco ebbe l’investitura di capo di Stato, come prese a chiamarsi da allora, accanto al temine Caudillo, duce, di provenienza medievale.

In questo frangente della guerra civile spagnola, la posizione diplomatica italiana era di orientarsi sempre più verso una politica di preponderanza sul mar Mediterraneo (essenzialmente per evitare un accordo tra Parigi e Madrid), per il momento lasciando da parte le mire sulla regione adriatica, allo stesso tempo avvicinandosi sempre più al Terzo Reich.

Questi, infatti, aveva riconosciuto il dominio italiano sull’Etiopia, riconoscimento che per Mussolini era importantissimo. Intervenire in Spagna esporrà molto il governo fascista italiano: ci furono tra i volontari italiani circa quattromila morti, oltre 11mila feriti, circa sei miliardi di lire di materiale bellico impiegato che non verrà, se non parzialmente, rimborsato dai nazionalisti spagnoli, e soprattutto, non vennero registrate sul campo soltanto vittorie (infatti Franco in futuro bollerà come solo parziale l’aiuto ricevuto dall’Italia).

Ad una battuta d’arresto delle truppe franchiste, Mussolini tra la fine del 1936 e il febbraio 1937, decise di inviare un corpo di spedizione composto da quattro divisioni di Camicie nere costituenti il Corpo Truppe Volontarie al comando del generale Mario Roatta, con un gruppo di forze aeree dell’Aviazione legionaria. Il comando supremo sarebbe stato di Franco, ma con un’ampia autonomia.

Le truppe italiane al comando di Roatta e le truppe nazionaliste spagnole al comando di Quipo de Llano si diressero sulla popolosa Malaga che, pesantemente bombardata e grazie agli agili carri armati italiani, cadde. Il successo, al quale seguirono molti massacri, diede l’idea di una facile vittoria nazionalista, con nuovi obiettivi sia verso Valencia, sia di ipotesi di successo su Madrid. I nuovi scontri portarono ad un numero impressionante di morti, quasi 50mila sui due fronti, senza grandi conquiste territoriali.

A Guadalajara, l’8 marzo seguente, gli uomini al comando del generale Roatta, appoggiati controvoglia dai nazionalisti, attaccarono per cercare di chiudere il cerchio intorno alla capitale.

Dopo un iniziale successo, le piogge torrenziali del pomeriggio fermarono l’avanzata, mentre l’aviazione non poteva decollare.

I repubblicani ne approfittarono, ottenendo un clamoroso successo e una sonora sconfitta per i fascisti, soprattutto sul piano politico e dell’immagine. Tuttavia, dal punto di vista militare, se non si erano persi troppi chilometri di territorio, si perse molto materiale bellico, documenti importanti e molti militari che vennero presi prigionieri. Per tutta risposta, i nazionalisti si resero conto che le forze avversarie erano molto forti nel cuore della Spagna, e che quindi dovevano essere battute in altre aree, ad esempio dove le risorse minerarie e le fabbriche erano più concentrate e attive.

Il generale Roatta venne sostituito da Ettore Bastico e Gastone Gambara che procedettero alla riorganizzazione delle truppe volontarie, anche se divenne evidente la perdita di fiducia nelle truppe italiane a favore di quelle tedesche.

Venne presa d’assalto Bilbao, assieme ad altre cittadine, mentre in pochi giorni si assistette alla tristemente famosa azione contro Guernica, antica capitale dei Paesi Baschi, che il 26 aprile 1937 venne colpita pesantemente dall’aviazione provocando il massacro di civili che suscitò l’indignazione internazionale.

Bilbao cadde il 19 giugno seguente. La risposta repubblicana non si fece attendere con un attacco a sorpresa su Brunete che rischiò di isolare le truppe nazionaliste verso Madrid, ritardando la conquista franchista dei Paesi Baschi.

Verso la metà di agosto, i nazionalisti ripresero la marcia verso Santander, che si arrese il 26 del mese ad una divisione di volontari. Nei due mesi seguenti continuarono i combattimenti sulle Asturie.

Il governo di Largo Caballero si dimostrava incapace di gestire i quadri repubblicani, soprattutto anarchici, con i comunisti che sostenevano un nuovo ministero repubblicano, ma convinti dell’indifendibilità di Madrid che, in effetti, veniva difesa da forze provenienti da molti altri Paesi, mantenendo la resistenza che si protrasse per ventotto mesi grazie allo stoicismo della popolazione e delle truppe volontarie.

Il 16 maggio 1937 Caballero perse la fiducia del governo che venne poi formato da Negrìn. Egli sostenne la politica dei comunisti che cercavano sia di vincere la guerra, sia di accentrare il comando nelle mani del partito, ritenuto lo strumento essenziale per salvare la Repubblica, mentre altri partiti speravano in una maggiore presa dei liberali, appoggiati da Azana che auspicava la sostituzione di Francia e Gran Bretagna all’Unione Sovietica, sostenitrice dei repubblicani spagnoli.

Morti gli altri generali, Franco procedette all’acquisizione dei poteri politici, istituendo il primo governo regolare alla fine di gennaio del 1938, chiudendo la parentesi di Burgos.

L’inverno freddo fermò per un paio di mesi le operazioni militari che, comunque, vedevano la netta predominanza nazionalista, e si arrivò alla battaglia dell’Ebro iniziata l’8 marzo 1938.

Alla metà di marzo venne bombardata Barcellona, una sorta di rivincita di Mussolini che aveva dovuto incassare l’annessione tedesca dell’Austria; il 5 aprile cadde Lleida, mentre il governo di Negrìn si trovò ad avere ampio consenso, ma a dover cedere la maggior parte dei comandi ai comunisti.

Se a questo punto Franco avrebbe dovuto concludere la conquista della Catalogna, ricca di industrie preziose per lo sforzo bellico, vi rinunciò perché aveva più mire politiche che militari. Lasciare sul campo troppi repubblicani poteva esser controproducente per i risultati politici al termine della guerra, e di quella lentezza si lamentarono ripetutamente anche Mussolini e i tedeschi.

La battaglia dell’Ebro fu fermata a favore dell’attacco su Valencia, perché il Caudillo voleva mantenere l’impegno tedesco in Spagna, tanto che aumentò le concessioni minerarie a favore del Reich, così come aumentò l’impegno italiano, con l’invio di nuove forze di terra, per dare ancora più forza ai nazionalisti.

Il governo repubblicano chiuse i confini con la Francia per rendere difficile l’approvvigionamento della Catalogna.

Si moltiplicarono i raid aerei italo-tedeschi su Alicante, Barcellona, Valencia e sulla flotta britannica. Gli inglesi, malgrado tutto, mantennero un atteggiamento debole nei confronti del governo spagnolo.

Ripresa la battaglia dell’Ebro, i risultati furono deludenti e molto criticati: i risultati certi da entrambe le parti furono l’impressionante numero di morti e feriti. Le truppe repubblicane, comunque, ebbero la peggio soprattutto per il morale sempre più basso che portò a numerose defezioni nell’arco del 1938, soprattutto di socialisti e anarchici, mentre le condizioni per la popolazione erano misere e senza speranza.

Alla Conferenza di Monaco del settembre 1938, Negrìn cercò di porre la questione spagnola come di un affare interno, annunciando che ogni truppa volontaria avrebbe lasciato il Paese: dopo le ulteriori annessioni tedesche, Negrìn sperava in un coinvolgimento bellico di Germania e Italia che avrebbe portato le due dittature a ritirare le proprie truppe dal suolo spagnolo, ma ancora una volta la comunità internazionale si piegò alle volontà di Hitler.

In realtà anche l’Unione Sovietica ridusse il suo impegno spagnolo, determinando la fine dell’appoggio ai repubblicani.

Franco sferrò l’attacco finale su Madrid il 23 dicembre 1938, anticipato dall’azione del generale Gambara.

Il 15 gennaio 1939 cadde Tarragona, il 10 febbraio la Catalogna era completamente in mano ai nazionalisti. Azana andò in esilio rassegnando le dimissioni, seguito da Negrìn e dal generale Rojo.

Francia e Gran Bretagna riconobbero il governo franchista il 27 febbraio 1939 e la Repubblica, che controllava ancora circa un terzo del territorio nazionale, si trovò nel caos.

Il mese seguente venne firmato un patto di non aggressione con il Portogallo retto dal dittatore Salazar.

Il colonnello Casado, per porre fine alla guerra civile, costituì a Madrid una Giunta di Difesa Nazionale opponendosi a Negrìn e ai comunisti che volevano continuare la lotta.

Cercava una resa condizionata che Franco non accettò, marciando su Madrid mentre le truppe repubblicane deponevano le armi. Il 27 marzo la città cadde nelle mani dei nazionalisti, la Spagna all’ultimo giorno del mese.

Il primo aprile 1939 Franco annunciò la fine della guerra.

L’epurazione che seguì fu crudele, come scrisse Galeazzo Ciano in un suo rapporto.

Franco divenne capo di una nazione piegata dagli anni di rivolte e conflitti, con l’agricoltura quasi ferma, il popolo alla fame, i materiali distrutti, la manodopera persa. Uno dei primi provvedimenti del regime fu la restituzione delle terre ai proprietari, cancellando l’illusione della modernità che si stava faticosamente raggiungendo.

Al termine della guerra civile, la Spagna si trovò alle porte di un secondo conflitto mondiale, nel quale gli alleati dell’Asse la volevano coinvolta, se non altro per il contributo datole e per evitare un accordo con la Francia. Francisco Franco mantenne molti uomini sotto le armi, ma era ben consapevole di dover rifondere i suoi sostenitori, di non avere materiale bellico adatto ad un’altra guerra (anche quello datogli dai sostenitori era logoro e, comunque, doveva essere pagato) e la situazione interna non lo faceva propendere per un intervento. 

Uscì comunque dalla Società delle Nazioni, come avevano fatto Italia e Germania, pensando che, ancora una volta, tutti avrebbero lasciato fare a Hitler e nessuna guerra ci sarebbe stata in Europa.

Quindi dopo il primo settembre 1939 dichiarò la neutralità spagnola, pur se le simpatie per le dittature dell’Asse non era cambiata.

La sua lentezza fu evidente anche in questo caso: in attesa di vedere come procedeva la guerra sul campo, e pronto ad entrarvi se davvero l’Asse fosse stata sul punto di vincere, Franco si rendeva sempre più conto dell’inadeguatezza della Spagna ad un conflitto e le vicende del Nord Africa in breve gli diedero ragione.

Intanto la repressione proseguiva, anche con l‘aiuto nazista che, arrestati dei repubblicani in Francia, li consegnò alla Spagna dove vennero giustiziati. L’occupazione tedesca della Francia fu un altro momento terribile per i rifugiati repubblicani, infatti, perché gli esuli che non riuscirono a fuggire all’estero caddero nelle mani degli occupanti tedeschi o dei loro affiliati.

Un esempio è Largo Caballero che venne arrestato, trasferito nel campo di concentramento di Mauthausen dove morì nel 1944.

Molti spagnoli, si calcola circa 15mila, vennero impiegati nell’Organizzazione Todt, soprattutto per la costruzione del Vallo Atlantico.

Si realizzò un vero e proprio terrore franchista, con campi di internamento e prigionieri utilizzati come forza lavoro, soprattutto nelle cave o per la ricostruzione delle cittadine distrutte.

Alessia Biasiolo

sabato 30 maggio 2026

Memoria delle Missioni di Pace.

 Si darà nell'immediato futuro sempre più spazio alla raccolta delle testimonianze raccolte tra il personale che ha partecipato alle Missioni di pace al fine di creare un primo insieme di  materiale per una memoria coeva di detti eventi. info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org



martedì 19 maggio 2026

INFOCESVAM n. 2 del 2026 Marzo Aprile 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 75/76/, N. 2, Marzo - Aprile 2026, 1 Maggio 2026

XIII/2/1126- La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 2 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1126 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XIII/2/1127 – L’ultimo numero dedicato allo stato di avanzamento progetti, Questo numero allo stato di visibilità dei blog geografici e storici a sostegno dell’offerta formativa ed alle Chat di divulgazione alla data del 30 aprile 2026. Sono stati adottati i seguenti criteri di assegnazione visibilità Blog. Bassa, da 1 a 500; Mediocre, da 501 a 1000, Media, da 1001, a 2000, Medio Alta, da 2001, a 4000, Alta, da 4001 a 6000, Altissima oltre 6000 accessi al mese.

XIII/2/1128 – www.valoremilitare.blogspot.com. Aggiornato al 30 aprile 2026. Accessi mese di marzo 8708, mese di aprile 56911 per un totale di 356900 dalla apertura del Blog. Visibilità: anomala. fuori dai criteri adottati. Oltre il 98% dei contatti proviene dagli Stati Uniti.

XIII/2/1129 -– www.studentiecultori.blogspot.com. Aggiornato al 30 aprile 2026. Accessi mese di marzo 1572, mese di aprile 1624 per un totale di 91600 dalla apertura del Blog. Visibilità: Alta

XIII/2/1130 -– www.storiamilitare.blogspot.com. Aggiornato al 30 aprile 2026. Accessi mese di marzo 2048, mese di aprile 2125 per un totale di 152082 dalla apertura del Blog. Visibilità: Medio alta.

XIII/2/1130 -– www.uniformologia.blogspot.com. Aggiornato al 30 aprile 2026. Accessi mese di marzo 1736, mese di aprile 2142 per un totale di 140145 dalla apertura del Blog. Visibilità: Medio Medio Alta.

XIII/2/1131 -– www.seniores.blogspot.com. Aggiornato al 30 aprile 2026. Accessi mese di marzo 1592, mese di aprile 1396 per un totale di 80143 dalla apertura del Blog. Visibilità: Media

XIII/2/1132 -– www.atlantegeostrategico.blogspot.com. Aggiornato al 30 aprile 2026. Accessi mese di marzo 1019, mese di aprile 1049 per un totale di 61877 dalla apertura del Blog. Visibilità: Media

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XIII/2/1134 - – www.atlanteitalia.blogspot.com. Aggiornato al 30 aprile 2026. Accessi mese di marzo 4, mese di aprile 504 per un totale di 5701 dalla apertura del Blog. Visibilità: Bassa

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XIII/2/1150 - Prossimo INFOCESVAM (maggio - giugno 2026) sarà pubblicato il 1 luglio 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org