Atto Costitutivo e Statuto della Associazione
L'Atto Costitutivo, lo Statuto della Associazione, la Scheda di Adesione sono pubblicati sotto la data del 2 febbraio 2013 di questo Blog
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mercoledì 27 novembre 2019
giovedì 21 novembre 2019
mercoledì 20 novembre 2019
mercoledì 6 novembre 2019
Salotti Culturali
GLI
INTERNATI MILITARI ITALIANI
AI SALOTTI CULTURALI DI APRILIA
Gli
IMI (Internati Militari Italiani) 1943-1945
“presenti” ai Salotti Culturali di Aprilia con l’Associazione “Un
ricordo per la pace”. Successo di pubblico per la manifestazione tradizionalmente legata ai
festeggiamenti del San Michele Arcangelo. L’evento si è tenuto nelle serate di venerdi 27 e sabato 28
settembre nell’inconsueta location all’aperto di Piazza Sturzo (quartiere
grattacielo).
Molti
gli stand delle Associazioni culturali a vetrina delle loro attività. Esposti anche alcuni pannelli allestiti da
“Un ricordo per la pace” in riferimento ai progetti in corso, tra cui “MISSING
IN ACTION” dedicato ai dispersi nei
combattimenti del 1944 post Sbarco alleato e “MEMORIA AGLI IMI” con le immagini
degli insigniti apriliani di Medaglia d’Onore, onorificenza dedicata agli ex
deportati italiani nei campi nazisti
dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Nell’intervento
della presidente Elisa Bonacini sono stati ricordati gli IMI che ci hanno
lasciato negli ultimi anni, tra cui Gino Forconi e Domenico Fusco. Non è
mancato il ricordo di Ennio Borgia,
scomparso a giugno di quest’anno. Deportato all’età di 16 anni a Dachau quale
prigioniero politico Ennio aveva portato instancabilmente la sua testimonianza
di pace nelle scuole del territorio. “Una perdita, quella dei testimonial del
periodo di guerra - ha detto
rivolgendosi al pubblico la presidente di “Un ricordo per la pace” Elisa
Bonacini - cui dobbiamo sopperire con sempre maggiore impegno affinché non si
perda la memoria di ciò che è stato”. Nel corso dell’intervento il racconto
della vicenda del padre di Vasco Rossi, l’IMI Giovanni Carlo Sisto Rossi
deportato a Dortmund, in Germania. Per
il padre di Vasco l’associazione, con il consenso della rockstar e di mamma
Novella ha avviato l’iter per la richiesta del conferimento della Medaglia
d’Onore.
L’evento culturale ha avuto come direttore
artistico Lorenzo Zecchin, ed ha visto la partecipazione dei più talentuosi
artisti, scrittori e poeti del territorio.
Elisa
Bonacini : “Voglio ringraziare il Comune di Aprilia e l’Assessore Elvis Martino
per l’invito, occasione per resocontare
pubblicamente l’attività della mia
associazione nel corso dell’ultimo anno. Voglio rivolgere un plauso agli organizzatori
tutti ed in particolare a Loris Zecchin per l’impegno e la passione con cui si
è prodigato per il miglior esito
dell’iniziativa. È la passione con cui si svolge un incarico elemento
fondamentale per la certezza di un brillante risultato. Loris di passione ne ha
da vendere e spero di ritrovarlo nello stesso ruolo nell’edizione dei Salotti
Culturali 2020.”
domenica 27 ottobre 2019
QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO n.4 del 2018 Copertine
In copertina: La Medaglia della Vittoria, coniata e firmata da Luciano Zanelli prodotta in tiratura limitata ha 67 mm di diametro e pesa 140 grammi. Disponibile in bronzo similoro. Disponibile presso la segreteria generale dell'Istituto
(segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)
domenica 20 ottobre 2019
Rivista QUADERNI DEL NASTRO AZZURRO Sommario e Nota Redazionale
SOMMARIO
Anno LXXIX, Supplemento IX, 2018, n. 4, 10° della Rivista “Quaderni” www.istitutodelnastroazzurro.it indirizzo:centrostudicesvam@istitutonastroaz zurro.org
Editoriale del Presidente. Carlo Maria Magnani:
APPROFONDIMENTI
AA.VV, La Battaglia di Vittorio Veneto. Ricostruzione ed Analisi.
Luigi Marsibilio, La Battaglia di Vittorio Veneto
Osvaldo Biribicchi, Comando Supremo Regio Esercito. Le truppe italiane negli altri campi della Grande Guerra
Massimo Coltrinari, Un elenco Glorioso. Le Armate Italiane a Vittorio Veneto nella versione del Comando Supremo.
Alessia Biasiolo, L’Impero italiano in epoca fascista
DIBATTITI
Giovan Battista Birotti, Soldati e contadini. L’Esercito giapponese nel periodo Meiji (1868-1912)
ARCHIVIO
Redazionale, Chiara Mastroantonio, Lo Statuto della Legione AzzurraPag.00
MUSEI,ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Alessio Pecce, Giulio Moresi, aspirante ufficiale, bersagliere, caduto il 17 agosto 1917 sull’Hermada, sul Carso. Il Ricordo
Posteditoriale: Antonio Daniele, Il Calendario azzurro per il 2019
IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI
UNA FINESTRA SUL MONDO Sandra Milani, L’uso delle sostanze stupefacenti come strategia nella guerra e nel terrorismo islamico
GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE Luca Bordini, Riflessioni sulla comunicazione digitale delle Forze Armate
Autori. Hanno collaborato a questo numero.
Articoli di Prossima Pubblicazione
Segnalazioni Librarie.
CESVAM NOTIZIE Centro Studi sul Valore Militare
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, V, 2018, Maggio 2018, n. 30
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VI, 2018 Giugno 2018, n.31.
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, VII, 2018, Luglio 2018, n. 32
“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com
PER FINIRE Massimo Coltrinari, Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre
Nota redazionale: Il seguito di riflessioni in questo fine anno non può portare che ad aggiustamenti sulla attività del CESVAM. Si dovrà porre maggiore attenzione alle attività esterne del CESVAM stesso e porre delle pregiudiziali di collaborazione che siano allineate al livello di ambizione del CESVAM. Il dibattito che necessariamente deve esistere all’interno deve passare attraverso una distinzione. L’Istituto del Nastro Azzurro ha due componenti che lo distinguono dalle altre Associazioni
Combattentistiche. La prima. È quella dell’associazionismo combattentistico” in cui è necessario porre alla base la componente militare, quella di chi ha mostrato il proprio valore militare e gli è stato riconosciuto, quella associativa e in parte reducistica. Tutti elementi che fanno capo, almeno per i militari, alla legge dei Principi del 1977 che deve animare ogni militare della Repubblica se si vuole definire tale. In pratica è una funzione verso l’interno dell’Istituto, nelle sue componenti ed articolazioni. La seconda. Quella di Ente Morale, che deve ispirare l’azione dell’Istituto del Nastro Azzurro al pari dei suoi similari (Istituto della Previdenza Sociale, Istituto per la Storia del Risorgimento, Croce Rossa, ecc.) in cui la componente militare è sempre presente, in cui emerge quella di chi ha mostrato il proprio valore militare, ma non gli è stato riconosciuto ufficialmente con le previste decorazioni e modalità, in cui emergono in oltre misura la disponibilità, l’altruismo, il senso di appartenenza, le tradizione militari dei Corpi e delle Unità, il senso del servizio, e soprattutto la volontà di portare i principi statutari anche verso l’esterno, verso le componenti della società civile, le nuove e le vecchie generazioni, nelle forme più efficaci. In pratica è una funzione verso l’esterno dell’Istituto. Fra le due componenti vi deve essere sinergia, armonia, collaborazione. Occorre in tutti i modi che non emergano contrasti, invidie, contrapposizioni, prese di posizioni imposte, intolleranza. Qualora queste emergessero sarebbe un gravissimo errore quello di affrontarle di petto, con ”fieri ed animati accenti”; più opportuno ed intelligente sarebbe la soluzione che adotti pazienza, silenzio, comprensione e soprattutto mettere spazio e tempo per spegnere ogni fuoco o fuocarello. A questo proposito viene in aiuto Italo Calvino, il quale scrive in “Le città invisibili”
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se n’è uno, è quelle che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne: il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in merito all’inferno, non è l’inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
martedì 8 ottobre 2019
Cesena. Attività del mese di ottobre 2019
NOTIZIE DALL'UNIVERSITA' DELLA TERZA ETA' DI CESENA
Carissimi
torna questo nostro piccolo contributo dopo una interruzione forzata di un paio di settimane. Il programma dell’UTE non ha subito soste e, con l’interessante e istruttiva visita al deposito del Gruppo Archeologico a San Domenico, abbiamo ancor maggiore contezza del grave problema costituito dalla mancanza, a Cesena, di un Museo degno di questo nome che narri le vicende della nostra terra dalle origini, dai primi ritrovamenti fino ad arrivare all’imponente deposito di frammenti di ceramiche e maioliche Malatestiane e dei secoli seguenti, in parte restaurati con opera paziente e qualificata e confinati nell’attuale “invisibilità”.
Del Museo Archeologico, che dovrebbe fare da necessaria introduzione nell’auspicabile (futuribile ?) Museo della Città, nel complesso di Sant’Agostino, si continua a prevedere la collocazione sotto l’Aula del Nuti, in spazi esigui, con numero di reperti (questo il parere e il progetto di due esperti incaricati di recente) ridotto di molto rispetto all’ultimo allestimento, figlio del lavoro di Susini. Spazi, quelli del Refettorio Francescano, che potrebbero con ben altro rilievo, ospitare ad esempio, rassegne ed esposizioni, anche permanenti, sulla presenza Malatestiana a Cesena, sul grande complesso che comprendeva la Chiesa distrutta di San Francesco (dell’abside-caffetteria e della ristrutturazione di Casa Bufalini abbiamo detto ad abundantiam, inascoltati, per anni) e su infinite altre vicende che meriterebbero di essere sottolineate e riportate alla memoria dei visitatori e dei cittadini cesenati (per i quali la Biblioteca fu costituita, alla metà del Quattrocento)
Degli interventi di Douglas Regattieri, Vescovo di Cesena-Sarsina e della storica dell’arte Tamara Dominici (con presentazione di Orlando Piraccini) troverete il materiale relativo, con molto altro,
CLICCANDO IL “LINK-COLLEGAMENTO”:
In successivo comunicato trasmetterò la registrazione della conferenza di Maria Antonietta Aloisi, Segretaria della Federazione Pensionati CISL di Cesena, dal titolo “Non è un mestiere per donne”, con franche e documentate osservazioni su spazi e ruoli delle donne nella storia delle strutture sindacali, dalle origini ad oggi.
I prossimi appuntamenti, sempre con inizio alle ore 15,30:
8 OTTOBRE - MARTEDÌ (CISL - Sala Vaienti – Via Renato Serra 15)
Dr. Damiano Zoffoli (Medico, ex Sindaco di Cesenatico, Consigliere Regione Emilia-Romagna, Eurodeputato)
“L’Europa siamo noi. Riflessioni in diretta”
11 OTTOBRE - VENERDÌ (Sala M. Fantini – Via Renato Serra 2/b)
Prof. Giampaolo Venturi (Già docente Licei, storico e pubblicista, Presidente Istituto Carlo Tincani di Bologna)
“Simone Weil: dalla scuola, alla fabbrica, alla guerra, alla scoperta del Cristianesimo...”
15 OTTOBRE - MARTEDÌ (CISL - Sala Vaienti)
Dr. Andrea Paolo Rossi (Oncologo, già Dirigente Ospedale “Maurizio Bufalini”)
“Piccole cose che possono salvarti la vita”
18 OTTOBRE - VENERDÌ (Sala M. Fantini)
Prof. Sergio Pretelli (Già docente Storia Contemporanea Università di Urbino)
“Diritti pochi, mansioni tante. La lunga strada per l’emancipazione femminile”
Un cordiale saluto
Daniele Vaienti – Presidente UTE di Cesena
Fra i materiali:
Un articolo tratto dal recente settimanale “Il Venerdì” di Repubblica del 27 settembre. Un articolo dello storico dell’arte Tomaso Montanari che è stato autore di un brillante intervento pochi giorni or sono, invitato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Cesena. L’articolo è, come potrete osservare, di “argomento cesenate”... in qualche modo...
MATERIALI:
· Registrazione del 24 settembre dell’intervento di S.E. Douglas Regattieri, Vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina: “Gesù e le donne”. PER LE REGISTRAZIONI VOCALI:nel caso di avviso“Impossibile riprodurre questo file audio con il tuo browser” CLICCARE sul BOTTONE “SCARICA”(quello con una freccia rivolta verso il basso e con un trattino sotto la punta della freccia), quindi aprire tranquillamente il file scaricato.
· Registrazione del 27 settembre della conferenza della storica dell’arte Tamara Dominici: “Leonardo da Vinci invenit. Il leonardismo fiammingo tra sacro e profano”, con gli interventi di Orlando Piraccini.
· Commento e immagini utilizzate da Tamara Dominici per l’intervento del 27 settembre
· Monografia (con immagini) di Tamara Dominici su “Quentin Metsys e l’Italia: immagini di un viaggio”
· Breve articolo su Damiano Zoffoli, relatore l’8 ottobre
· Articolo “Il Papa è nudo: cosa ci dice davvero lo ‘studio’ di David”, dello storico dell’arte Tomaso Montanari, dal “Venerdì” di Repubblica del 27 settembre 2019
· Materiale relativo ad un concerto con raccolta fondi per un progetto in Sierra Leone per orfani causati dal virus Ebola. Il concerto è già avvenuto, il giorno 3 ottobre. Chi volesse può informarsi presso l’Associazione Orizzonti onlus di Cesena, con la quale l’UTE ha già collaborato negli anni scorsi
· Dalla Associazione “Benigno Zaccagnini” un interessante documento: “Proposte per i Quartieri a Cesena”
SUCCEDE A CESENA (e ... in giro):
· Fino al 9 ottobre – a Cesena, Chiesa di Santa Cristina e cripta- Mater Terra – Avvolti dalla Natura. Creazioni artistiche di bambini e ragazzi dell’Atelier Creaviva
· Dal 6 ottobre – a Ravenna, al Mar – Biennale di Mosaico contemporaneo. Calendario delle aperture. Museo d’Arte della città di Ravenna, Via di Roma, 13 e altri luoghi di Ravenna
· 11 ottobre – a Forlimpopoli, a Casa Artusi e alla Chiesa dei Servi –L’alimentazioni in Romagna nel corso dell’Ottocento. Interventi di Giordano Conti, Dante Bolognesi e Giancarlo Cerasoli
· 12 ottobre – a Cesena, Chiesa di Santo Stefano, Via Friuli (Zona Le Terrazze) – E come potevamo noi cantare. Dalla Grande Guerra alla Grande Pace. Brani, poesie, canzoni lungo un secolo. A cura del Centro per la Pace di Cesena e del Teatro delle Lune
· 13 ottobre – a Savignano sul Rubicone, presso la Rubiconia Accademia dei Filopatridi, Piazza Borghesi, 11- conferimento del Premio Lom d’Or a Bruno Giovanni Gridelli
· 19-20 e 27 ottobre – Cesena, Palazzo del Ridotto– 70° Convegno di Studi Romagnoli: la Romagna contemporanea. Programma
· 26 ottobre – Cesenatico Teatro Comunale– 70° Convegno di Studi Romagnoli: “Nel mattino che par sera”: sul primo tempo di Marino Moretti
· fino al 28 ottobre - a Cesena, in Malatestiana - Leonardo Da Vinci in viaggio tra Urbino, Cesena e Roma.
· fino al 29 novembre – a Misano Adriatico, Biblioteca Comunale – “J’Accuse. Nessuno è innocente. Rassegna filosofica. Ciclo di conferenze con, fra gli altri, Massimo Cacciari, Vito Mancuso, Ivano Dionigi, Salvatore Natoli
· fino al 15 dicembre – a Forlì Palazzo Romagnoli, Via Albicini, 12 – Pittoriche esplorazioni “Rocche e Castelli di Romagna di Giordano Severi.
· Nota di Orlando Piraccini (uno dei curatori) sulla mostra dedicata a Giordano Severi
· Dal 7 dicembre al 24 maggio 2020– a Bologna, al Museo Civico Archeologico, Via dell’Archiginnasio- “Viaggio nelle terre dei Rasna”, grande mostra sulla civiltà etrusca in cui
Universita’ della Terza Età di Cesena
C.F. 90011420404
L’Agenzia delle Entrate ci ha comunicato che, dall’indicazione del 5°/°° relativa all’anno 2017, all’Università della Terza Età di Cesena, spettano circa 350 euro.
E’ un contributo importante e non solo simbolico per noi: lo utilizzeremo abbassando le spese per i Soci in occasione della gita a Parma, in primavera. GRAZIE A TUTTI
La nostra attività è basata completamente sul volontariato e non godiamo, ad oggi, di contributi di alcun tipo da parte di Enti Pubblici.
Ci finanziamo con il tesseramento (l’importo è immutato da almeno 15 anni) e possiamo contare sulla amichevole partecipazione di:
venerdì 4 ottobre 2019
Ferrara Museo dell'Ebraismo
MEISHOP - Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah
Via Piangipane, 81 - Ferrara
Dopo i lavori di riallestimento, il 4 ottobre il MEIS riapre le sue porte con una riformulazione della mostra permanente “Ebrei, una storia italiana” il cui percorso si prolunga fino al Medioevo e al Rinascimento.
Nella stessa giornata, il MEIS prende parte al festival di Internazionale a Ferrara: alle 12.00 al MEISHOP lo scrittore e giornalista Wlodek Goldkorn fa un omaggio alla filosofa Ágnes Heller dal titolo "Contro ogni totalitarismo".
Scomparsa lo scorso luglio, ÁGNES HELLER è stata una delle più importanti pensatrici della nostra storia. Ebrea ungherese sopravvissuta alla Shoah, subito dopo la guerra diventa allieva e assistente di György Lukàcs. Massima rappresentante della Scuola di Budapest, ha insegnato alla New School di New York ricoprendo la prestigiosa cattedra che fu di Hannah Arendt. Si è battuta tutta la vita in prima linea contro ogni forma di totalitarismo e lo scorso anno ha condiviso un commosso ricordo di Anna Frank, nata il suo stesso anno.
Scomparsa lo scorso luglio, ÁGNES HELLER è stata una delle più importanti pensatrici della nostra storia. Ebrea ungherese sopravvissuta alla Shoah, subito dopo la guerra diventa allieva e assistente di György Lukàcs. Massima rappresentante della Scuola di Budapest, ha insegnato alla New School di New York ricoprendo la prestigiosa cattedra che fu di Hannah Arendt. Si è battuta tutta la vita in prima linea contro ogni forma di totalitarismo e lo scorso anno ha condiviso un commosso ricordo di Anna Frank, nata il suo stesso anno.
"Per Heller - ha scritto Goldkorn - la filosofia è stata strettamente legata alla vita e alla biografia", un elemento che l'ha portata nei suoi studi a dedicarsi ai valori universali come l'amore, il bene e il male, dandosi anche l'opportunità di cambiare il suo pensiero nel corso del tempo.
Ágnes Heller aveva aderito all'invito del MEIS di presentare a settembre il suo ultimo libro "Il demone dell'amore" (con Francesco Comina e Genny Losurdo, Gabrielli editori).
Durante il weekend di Internazionale a Ferrara venerdì 4 e sabato 5 alle 11 e alle 16 e domenica 6, alle 11.30 e alle 16.00, visite guidate al MEIS. Costo 12 euro, prenotazione obbligatoria presso l'Infopoint del Festival (Piazza della Cattedrale). Qui le info e il programma.
lunedì 30 settembre 2019
venerdì 27 settembre 2019
venerdì 20 settembre 2019
giovedì 12 settembre 2019
giovedì 5 settembre 2019
mercoledì 28 agosto 2019
La Guerra di Liberazione Una guerra su cinque fronti
Relazione al Convegno
"La crisi armistiziale ed il Valore Militare"
In occasione della
Giornata del decorato 2019
Torino 6 aprile 2019
scuola di applicazione dell'Esercito
La Guerra di Liberazione: una guerra su cinque fronte 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945
Massimo Coltrinari
La lotta che il
popolo italiano intraprese, all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943
con le Nazioni Unite può essere intesa come un tutto uno, ovvero una
opposizione armata al nazifascismo ed adesione alla coalizione antihitleriana.
Scopo di questa pubblicazione è quello di presentare l’approccio che abbiamo
adottato per la Guerra di Liberazione, ovvero la Guerra di Liberazione intesa
come una “guerra” combattuta su più
fronti uniti nella lotta in nome
di una Italia diversa e democratica.
I fronti
nascono al momento della dichiarazione di armistizio, l’8 settembre 1943,
quando gli Italiani si sono trovati di fronte a stessi ed ognuno ha dovuto fare
la sua scelta, come vedremo più avanti. Si sono verificate situazioni che
devono essere tutte intese in un unico insieme, nessuna esclusa, altrimenti si
fa una ricostruzione palesemente priva dei suoi elementi fondamentali.
Come dobbiamo
considerare questi fatti:
. Il
ten. col. Zignani e il col. Raucci:
fucilati il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, in uniforme
con le stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M.
.
197 Sottotenenti giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di
concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943
. Le
I.S.U. lavorano, nel gen. 1944, 24 ore
al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di
Armata Americano che sbarcherà in Normandia
. Il
gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord
Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti
. Il
I Raggruppamento Motorizzato attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e
il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36 Divisione Texas USA
.Mussolini,
capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione
. Il
cap. dei Carabinieri Reali Pezzella a capo della compagnia di Reali
Carabinieri svolge compiti di polizia
militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944, in
sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi; con lui
artiglieri e genieri italiani “ccoperatori” sono sulla medesima testa di ponte
. La
Divisione “Garibaldi”, ex divisione 2Venezia” e altre unità italiane composta
da unità alpine combatte in Montenegro (Zavattaro-Ardizi)
. La
Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con
basi nelle Puglie rifornisce le unità
jugoslave per conto degli Alleati
. Il
fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna)con la sua attività
informativa salva dalla distruzione la
testa di ponte alleata di Anzio
. 4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach)
difendono Praga nell’aprile 1945
.Le
Divisioni Friuli e Cremona liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943 e consegnano l’Isola alle forze Francesi
sopraggiunte
Hanno
oltre 700 morti e 100 feriti
. La
Divisone Perugia rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi
Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisone acqui, In
attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia.
Tutti questi episodi dimostrano come degli
Italiani, in virtù delle loro scelte erano schierati a fianco degli alleati che
combattevano la coalizione hitleriana, oppure erano inquadrati in formazioni
tedesche con addosso uniformi tedesche, oppure avevano seguito Mussolini nella
scelta repubblicana del fascismo post regime.
Appare quanto
mai evidente che il binomio “ribelle” o “bandito” o “patriota” (che oggi si
racchiude in una parola unica coniata nei suoi significati attuali nel
dopoguerra, “partigiano”) e “repubblichino” o “fascista” “ o “ragazzi di Salò” per indicare color che rimasero fedeli
al fascismo “ movimento” e fascismo “regime”, o fedeli alla vecchia alleanza
con la Germania per loro scelta, è quanto mai riduttivo e soprattutto
forviante.
Si sono
affastellate negli ultimi varie interpretazioni degli eventi che stanno
cancellando oggi fatti ed eventi che non sono in linea con queste
interpretazioni. Quella più evidente è il sillogisma discendente dalla
appropriazione integrale del Partito Comunista Italiano di quello che è stato
il fenomeno della “Resistenza”, ovvero della lotta condotta contro tedeschi e
fascisti nei territori centrosettentrionali dell’Italia sotto occupazione
germanica. Questa appropiazione, che in pratica significava escludere tutte le
altre componenti democratiche della resistenza ha portato alla cancellazione
della “Resistenza” in virtù del principio “quando una parte si impossessa del
tutto, il tutto scompare” Ed infatti oggi la Resistenza è sinonimo di parte,
“di comunismo”. Scomparsa la Unione Sovietica nel 1989, scomparsi i
partiti comunisti, scomparso il comunismo, ecco quindi che scompare anche la
“Resistenza”, essendo questa emanazione (erronea) del comunismo.
Altra
affastellazione il progressivo recupero dei fascisti, soprattutto di fronte a
se stessi della realtà: la
responsabilità di una seconda guerra mondiale
condotta dall’Italia in modo vergognoso, dopo che per venti anni si era
governato e proclamato le virtu guerriere del fascismo; 39 mesi di sconfitte,
che portarono anche al disprezzo anche manifesto dell’alleato germanico; la
tragedia del 25 luglio, dove i Gerarchi del Gran Consiglio del Fascismo
decretano la fine del “ regime, consegnano Mussolini al Re, e scompaiono, così
come scompare in tre giorni i Partito Nazionale Fascista, senza che nessuno lo
difensa; il fascismo, che si voleva
rigenerare, nella repubblica sociale, che si traduce in un altro fallimento il
cui epilogo, la fuga di Mussolini e dei gerarchi da Milano, è ancora più
sintomatico, responsabili di aver trasformando l’Italia in un campo di
battaglia per eserciti stranieri, cosa che non succedeva da oltre due
secoli Di fronte a questa serie di
fallimenti, rimane infine il fatto che si collaborò allo sterminio di ebrei,
prima con Le Leggi Razziali del 1938, poi collaborando alacremente a riempire i
treni di donne vecchi e bambini verso i campi di sterminio tedeschi, in quella
che è il crimine collettivo più orrendo del novecento. I fascisti con questo pesante fardello passarono i
decenni del dopoguerra emarginati,
covando rivincite e rancori, poco meditando e riflettendo sui propri errori e
le cause delle loro disfatte. I partiti usciti dalla guerra governarono l’Italia
ma via via, scomparsi i capi storici persero la loro idealità nata nel 1943-
1945 e via via si fecero penetrare ed infiltrare dalla corruzione e
dall’antistato (mafia, camorra, ed altro) che li disintegrarono venendo meno
agli ideali, alla moralità ed all’etica che li aveva ispirati al momento della
loro ricostituzione nel 1942-1943.
La
disintegrazione dei partiti nati nella Guerra di Liberazione ha lasciato spazio
all’avvento di una classe politica sempre più distante da probità, coerenza e
serietà, in cui prevale a governare solo un terzo di essa, in una alternanza
che lascia sempre sperare in qualcosa di accettabile ma che in realtà porta
solo a delusioni e nuove speranze, ma con il risultato di constatare un
impoverimento, dall’inizio del nuovo secolo, sempre crescente, in una crisi
economica e finanziaria che non si riesce né ad affrontare n ad arrestare.
In questo
contesto gli ideali generati e praticati della Guerra di Liberazione sono
evaporati ed oggi siamo, in un populismo crescente come all’inizio del 1943,
quando si era persa ogni fiducia nella classe dirigente, la situazione
presentava prospettive quanto mai allarmanti e soluzioni possibili non
palesamente individuabili.
Quelle che poi
andarono a realizzarsi furono tali che ogni italiano, crollando ogni cosa, fu
chiamato ad affrontarle personalmente. Se il sistema non è in grado di
risolvere le crisi occorre cambiare il sistema, tenendo presente che, qualsiasi
classe dirigente deve tenere presente che non ha nessun potere, perché il
potere, come il passato dimostra, appartiene al popolo. Ed il popolo è composto
da ogni singolo individuo che è chiamato a contribuire alla scelta.
Come
all’indomani della crisi armistiziale: ognuno fu chiamato a fare la propria
scelta, e a subirne le conseguenze.
E’,
per gli italiani tutti, il momento delle scelte:
. Chi rimane
fedele al “Ventennio”
. Chi abiura il
Fascismo e sceglie il Nazismo (Soldati del Reich/SS It).
. Chi è deluso
di tutto e di tutti e si chiude in una indifferenza
assoluta.
. Chi si
sottrae alla politica ed alla guerra per vedere gli sviluppi
. Chi lascia
agli Alleati il compito di liberare l’Italia (opportunisti).- . . Chi cerca di approfittare della
situazione (profittatori, criminali).
. Chi decide di
impegnarsi e combattere e collabora con gli Alleati, per un Italia diversa (combattenti in
Italia e all’estero).
. Chi prende le
armi e si riunisce in bande ( Ribelli/ Patrioti)
. Chi non
accetta proposte e rimane in prigionia ( Internati)
. Chi,
prigioniero, collabora. (Prigionieri di Guerra)
. Chi non
accetta questo stato di cose e soccombe a se stesso, suicindandosi
I fronti individuati sono i seguenti:
Quello del Sud, (I Fronte) dell'Italia libera, ove gli Alleati tengono il fronte e
permettono al Governo del Re d'Italia di esercitare le sue prerogative, seppure
con limitazioni anche naturali per esigenze belliche. Appena queste esigenze
vengono meno, i vari territori liberati vengono restituiti alla amministrazione
regia. Sarà la condizione dell’Italia, in forme sempre meno marcate fino al 10
febbraio 1947, data della firma del Trattato di Pace con le Nazioni Unite. Il Governo del Re è il Governo legittimo
d'Italia che gli tutte le Nazioni Unite, con capofila l'URSS che fu la prima a
stabilire rapporti exstraarmistiziali con il Regno del Sud, riconoscono.
Quello del Nord, (II Fronte),
dell'Italia occupata dalla Germania, con i territori che sono sotto il diretto
controllo del Reich (in cui sono state annesse l’Alto Adige ed in Friuli
Venezia Giulia) che dispone senza alcun
limite a seconda dei suoi interessi. Qui il fronte è clandestino e la lotta
politica è condotta dal C.L.N., composti questi dai risorti partiti
antifascisti. E' il grande movimento partigiano dei nord Italia, che sarà
guidato dal CLNAI.
Quello della Resistenza degli Internati
Militari Italiani, (III Fronte) ovvero dei soldati italiani, rastrellati e
internati in Germania nei mesi di settembre ed ottobre 1943 a seguito della
reazione germanica alla nostra firma armistiziale, nonostante gli inviti e le
offerte di aderire alla coalizione hitleriana, opposero un deciso rifiuto di aderire alla
Germania ed alla Repubblica Sociale Italiana, che, nei fatti, fu delegittimata.
Quello della Resistenza dei militari
italiani all'estero, (IV Fronte)
Soldati che, trovatesi isolati all’estero dalle vicende armistiziali, tentarono
di sottrarsi alla cattura germanica e in gran parte entrarono nei movimenti di
resistenza locali. Era un fronte questo non conosciuto, dimenticato, caduto
nell'oblio nell’oblio fino agli inizi delgi anni ‘90. E' la lotta dei nostri
soldati che si sono inseriti nelle formazioni
partigiane locali per condurre, in nome della liberta e della democrazia e di
un futuro migliore per tutti la lotta ai tedeschi, sopratutto in Jugoslavia, in
Grecia, in Albania. E’ l’afflatto
europeistico della lotta di liberazione.
L’ultimo fronte è quello della Prigionia
Militare Italiana della seconda guerra mondiale. (V) Fronte) Nei 39 mesi di guerra le vicende non certo fortunate
delle armi italiane portarono a lasciare nelle mani ei nostri nemici centinaia
di migliaia di soldati, come prigionieri di guerra, tutelati e trattati secondo
la convenzione di Ginevra del 1929. Al momento dell’armistizio la loro sorte fu
ibrida: anziché essere restituiti all’Italia furono trattenuti dai loro
detentori e attraverso vicissitudini, alcune drammatiche, si inserirono
indirettamente nello sforzo contro la coalizione hitleriana come cobelligeranti, cooperatori, alleati.
Una vicenda completamente dimenticata, ma che deve essere inserita nella Guerra
di Liberazione come lotta indiretta e soprattutto per il retaggio di democrazia
e di libertà che questi uomini portarono al loro rientro in Patria e che sarà
uno degli elementi connettivi della ricostruzione del dilaniato tessuto sociale
italiano.
Se dal piano
generale si scende su quello individuale, allora la Guerra di Liberazione ha
una ulteriore più vasto profilo.
Il singolo
militare, il singolo cittadino atto alle armi, ma anche tutto il resto della
popolazione, gli anziani, i bambini, le donne, parteciparono volenti o nolenti
alla guerra, che fu combattuta in tutte le contrade d’Italia, nessuna esclusa.
Fu una partecipazione imposta, a cui nessuno si potè sottrarsi ed è per questo
che assunse il carattere popolare e che per questo ha inciso ed incide così
profondamente nel tessuto sociale della Nazione.
Fu una
partecipazione, diretta o indiretta, che assunse aspetti diversissimi. Una
partecipazione che si esplicò per varie vie, spesso seguendo scelte le più
disparate: chi come rifiuto di consegnarsi ai tedeschi; chi, catturato, finì
nei campi di concentramento in
Germania e in Polonia; chi entrò nelle file
partigiane e prese le armi; chi rientrò in Italia del Sud e nella
stragrande maggioranza entrò nelle file dell'Esercito
dei Re; chi visse, senza cedere, sui monti in Italia e all'Estero per non consegnarsi ai tedeschi e non
collaborare, chi nei campi di Prigionia degli ex-Nemici, ora Alleati, accettò
di collaborare in nome del contributo che l'Italia doveva dare per un domani
migliore, chi subendo le privazioni, le miserie, le violenze dell’occupante,
chi chinando il capo non avendo forza, coraggio ed armi per reagire, chi
cercando solo di sopravvivere alle situazioni le più difficili in
quell’attendismo più morale che materiale che in molte circostanze non era
altro che l’espressione della profonda delusione e disillusione che la classe
dirigente fino allora al potere aveva generato con le proprie scelte e i propri
comportamenti.
E’ La guerra degli Italiani, del 1943- 1945,
che non è una guerra civile, in quanto anche combattuta con nemici invasori, ma
con caratteristiche precise
. Si è
volontari, nessuna autorità chiama a combattere.
. Vi è solo
rischio.
. Non vi è dichiarazione di guerra
. Non si conclude con un armistizio o con
il trattato di pace
. Il compenso: solo la speranza di un
Italia migliore.
A tutti i fronti della Guerra di Liberazione
si accede perchè volontari. Significativo che nella Repubblica Sociale Italiana
continua la chiamata alle armi, con la cartolina precetto, che fu una delle
manifestazioni indirette di adesione alla Guerra di Liberazione con il rifiuto
e l’andata in montagna di centinaia di giovani che irrobustirono notevolmente
il fronte del nord alimentando il movimento partigiano. Nella Guerra di
Liberazione si hanno diverse figure giuridiche come il ribelle, il bandito, il
perseguitato, il deportato, il rastrellato, il patriota, il prigioniero,
l'internato, l'ostaggio, oltre che il soldato, tutte figure che si delineano a
seconda del fronte con cui si combatte.
Pur nella varietà delle
esperienze, pur nella diversificazione dei “fronti”, la Guerra di Liberazione
rimane una guerra Unitaria. Nonostante ogni sforzo nazifascista di dividere e
mettere le sue componenti l’un contro l’altra, la Guerra di Liberazione fu una
guerra unitaria ed il “fronte” rimase unitario, nella volontà ferma di
sconfiggere la coalizione hitleriana.
Chi si impegnò, come diceva
Luciano Bolis, portò il proprio "granello di sabbia". Ognuno nella
diversità di grado ma non di natura, diede il suo contributo, il suo “granello
di sabbia”, su fronti diversi, affinché si realizzasse una Italia diversa da
quella della prima metà del novecento.
Una guerra, quella di
Liberazione, che non può non conoscere il suo nemico, la coalizione
hitleriana. Un approccio che non può
dimenticare coloro che, in Italia,
rimasero fedeli alla vecchia Alleanza, che si ritrovarono a combattere o
nelle fila delle Forze Armate e delle Organizzazioni tedesche oppure a militare
nella Repubblica Sociale Italiana. Non un revisionismo, non un mascherato
ritorno al fascismo o al neo fascismo, non una adesione a forme più o meno
velate di negazionismi, ma una volontà di conoscere il perché tanti uomini,
interi popoli, commissero efferatezze e violenze contro altri uomini ed altri
popoli, che mai nella recente storia umana in un Europa che si considerava
civile, cristiana, e culturalmente avanzata, si erano palesati e che
rappresenta una delle macchie nere del secolo appena passato. Un fascismo gia
di movimento, già di regime, e quindi repubblicano e sociale, che in oltre
venticinque anni di potere incise sulla storia d’Italia, senza mai essere
chiamato a rispondere delle sue scelte e dei suoi comportamenti, generando un
passato che non passa, con la reale prospettiva di ripetere gli stessi errori e
generare tragedie che furono la maledizione dei nostri padri.
Dopo quanto detto, possiamo
collocare gli episodi che sopra abbiamo riportato ad un preciso fronte della
Guerra di Liberazione
. Il
ten. col. Zignani e il col. Raucci: fucilati
il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, in uniforme con le
stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M. ((III Fronte)
.
197 Sottotenenti giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di
concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943 (IV Fronte)
. Le
I.S.U. lavorano, nel gen. 1944, 24 ore
al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di
Armata Americano che sbarcherà in Normandia
(V Fronte)
. Il
gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord
Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti (II Fronte)
. Il
I Raggruppamento Motorizzato attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e
il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36 Divisione Texas USA(I Fronte)
.Mussolini,
capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione (Coalizione
Hitleriana)
. Il
cap. dei Carabinieri Reali Pezzella a capo della compagnia di Reali
Carabinieri svolge compiti di polizia
militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944, in
sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi; con lui
artiglieri e genieri italiani “ccoperatori” sono sulla medesima testa di ponte (I Fronte)
. La
Divisione “Garibaldi”, ex divisione 2Venezia” e altre unità italiane composta
da unità alpine combatte in Montenegro (Zavattaro-Ardizi) (III Fronte)
. La
Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con
basi nelle Puglie rifornisce le unità
jugoslave per conto degli Alleati (I Fronte)
. Il
fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna)con la sua attività
informativa salva dalla distruzione la
testa di ponte alleata di Anzio (II
Fronte)
. 4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach)
difendono Praga nell’aprile 1945 (Coalizione Hitleriana)
.Le
Divisioni Friuli e Cremona liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943 e consegnano l’Isola alle forze Francesi
sopraggiunte
Hanno
oltre 700 morti e 100 feriti (I
Fronte)
. La
Divisone Perugia rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi
Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisone acqui, In
attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia. (III Fronte)
La Guerra di Liberazione 1943
– 1945 che comprende lo scontro ideologico tra fascismo e comunismo, le due
fallite e fallimentari ideologie del novecento che provocarono milioni di
morti, che comprende il tradizionale predominio violento ed occupatore tedesco
in Italia, prima con l’Austria Ungheria e, scomparsa questa, con La Germania, a
cui ci si oppose con il primo Risorgimento (1849 – 1918) e poi, secondo
Risorgimento, con l’opposizione armata e non (1943-1945), che comprende la
grande volontà di attuare i principi della Costituzione della Repubblica Romana
del 1849, che rappresenta la matrice per avere una Nazione italiana monda da
concetti ormai superati in grado di dare una prospettiva nuova, una idealità,
una prosperità e una prospettiva per le future generazioni accettabili e quindi
creare un Stato libero, partecipativo in cui tutti possono riconoscersi.
Se la Guerra di Liberazione
del 1943 - 1945 è tutto questo può rappresentare un filone di ricerca, almeno
per gli aspetti limitati al caso italiano, che permette di riportare alla luce
tanti episodi ormai avvolti nel buio, ed avviare un dibattito che possa
contribuire a superare il momento difficile che si sta attraversando.
venerdì 23 agosto 2019
Master di 1° Livello in Storia MIlitare Contemporanea 1796 -1960
Master di 1° Livello
in Storia Militare Contemporanea 1796 – 1960,
Università N. Cusano
Telematica Roma.
Il Master, promosso
dall’Istituto del Nastro azzurro presso la Università Nicolò Cusano Telematica
Roma nella sua prima edizione è stato attivato in tutti i suoi aspetti. La
clausola che prevedeva l’attivazione del Master a condizione di un numero di
iscritti non inferiore a 10 è stata ampiamente soddisfatta. Gli iscritti al
momento sono 20, ma le iscrizioni sono aperte per tutto l’anno accademico e quindi
non possono che crescere. Sono stati completati tutti i 13 moduli previsti, con
le video lezioni, le sinossi di riferimento ed i test di autoverifica. E’ stata
creata una piattaforma di sostegno a quella ufficiale della Università Cusano
al fine di ampliare le attività del CESVAM. Ai frequentatori è data la
possibilità di accedere alle filiere di pubblicazione del CESVAM (note, post,
articoli, saggi e contributi) al fine di affinare sempre più la capacita di
esternare quanto si è appreso e studiato.
Lo scopo del Master.
è bene ricordarlo, è quello di svolgere azione di divulgazione a livello
accademico-scientifico, dei principi dello Statuto dell’Istituto del Nastro
Azzurro, in particolare la divulgazione del concetto di VALORE MILITARE, sia
nelle sue espressioni riconosciute (concessione di medaglia al valore militare)
sia nelle sue espressioni non riconosciute, ma ugualmente espresse. Questa
azione è conseguente alla concezione che il Valore Militare rappresenta in
Strategia, e quindi nella nostra Società, uno dei suoi fattori immateriali, al
pari della tradizione, della pubblica opinione, della comunicazione, dei social
network, e quindi incidente sul tessuto socio-culturale nella società stessa.
Infine una annotazione di colore: sorprende che tutta questa attività relativa
al Master non sia stata ancora presentata e accreditata come propria da chi non
c’entra nulla, come per le altre attività del CESVAM.
info:centrostudivalormilitare@istitutonastroazzurro.org
martedì 20 agosto 2019
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