Atto Costitutivo e Statuto della Associazione

L'Atto Costitutivo, lo Statuto della Associazione, la Scheda di Adesione sono pubblicati sotto la data del 2 febbraio 2013 di questo Blog

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sabato 20 agosto 2022

Storia dei reggimeti 5° Aosta

 

 5° Reggimento Fanteria “Aosta”

Motto “Sotto l’impeto di Aosta Sparve il Nemico”

Campagne di Guerra:

1690-95 Difesa Savoia, 1696 Valenza, 1701-02 Successione di Spagna, 1718-19 Sicilia, 1733-35 Successione di Polonia, 1742-48 Successione d’Austria, 1792-96 Piemonte, 1799 Lombardia, 1815 (Grenoble), 1848-49 I d’indipendenza, 1855.56 Crimea, 1859 liberazione della Lombardia, 1860-61 Marche-Umbria-Bassa Italia, 1866 liberazione del Veneto, 1915-18 Italo-Austriaca.

Ricompense al V.M.:  

Alla Bandiera: Cav. Ord. Mil. Savoia, 2 Medaglie d’ Oro, 1 d’Argento, 1 di Bronzo, Agli Ufficiali e Truppa: 9 Cav. Ord. Mil. Savoia, 4 Medaglie d’ Oro, 312 d’Argento, 744 di Bronzo, 8 Croci di Guerra.

Perdite in Combattimento:

Ufficiali: morti 57, feriti 125, dispersi 21, . Truppa: morti 777, feriti 3201, dispersi 1199

Festa del Reggimento: 26 novembre

 

Erede della tradizione del reggimento fucilieri di S. A. R., costituito il 20 febbraio 1690 per la protezione tattica dell'artiglieria che prese nome di reggimento di Aosta nel 1774, vanta le antiche glorie delle fanterie d'ordine dei volontari del reggimento di S. Giulia di Mondovì che lo formarono. Negli eventi 1796-1S14 fece parte della 1a mezza brigata dell'esercito della nazione piemontese e al ritorno di Vittorio Emanuele I nei propri stati di terraferma si ricostituì in reggimento prendendo il nome di Aosta. Incorporò il reggimento provinciale d'Ivrea, parte di quello di Vercelli, un battaglione cacciatori Aosta e si scisse in due reggimenti (1° e 2°) nel 1831. In conseguenza dell'ordinamento 4 maggio 1839 il I° reggimento assunse l'ordinativo 5° (reggimento fanteria - brigata Aosta), e dal 1926 fa parte della XXVIII brigata di fanteria. Partecipò alle ultime guerre del XYII secolo in Piemonte e, in Savoia, a tutte le campagne del secolo successivo. Combatté durante gli assedi di Ivrea e di Torino nel 1701-02, prese parte alla difesa di Messina nella spedizione di Sicilia del 1718 e alle battaglie di Parma e di Guastalla. Nella guerra 1742-48 si batté in valle Stura, sostenne l'assedio di Cuneo, fu a quello di Valenza. Nelle guerre della repubblica combatté in montagna, alla testata della Dora. Il 5° reggimento fanteria prese parte a tutte le guerre d'indipendenza. Meritò una medaglia d'argento nella campagna 1848-49 nella battaglia di Novara (Mortara): partecipò con 4 compagnie alla guerra di Crimea (1855-56). Il 24 giugno 1S59, alla presa di S. Martino, ottenne la medaglia d'oro al valor militare, e nei fatti di Aspromonte meritò una medaglia di bronzo. Concorse alla guerra italo-abissina 1895-96 nella formazione dei battaglioni di fanteria d'Africa che si batterono eroicamente nella battaglia di Adua, ed alla guerra 1911-12, partecipando alla mobilitazione di 4 reggimenti Corpo di operazione. Durante la guerra italo-austriaca fu sull'alto Isonzo, in Carnia, sul Carso, in Trentino, sul Piave. Meritò seconda medaglia d'oro a Col della Berretta nel novembre 1917, e conquistarono con audacia mirabile i roccioni di M. Valdero Concorse con ufficiali e truppa alla guerra italo-etiopica del 1935-36.

 

mercoledì 10 agosto 2022

Mario Pietrangeli. IL treno della Memoria

 

La Memoria: Il Treno del Milite Ignoto 2022

 

Il Treno della Memoria, il Treno Commemorativo del Milite Ignoto 2021 Due novembre 1921 – 2 novembre 2021: l’anno scorso erano trascorsi 100 anni dall’arrivo alla stazione Roma Termini del treno su cui era stata posta la salma del Milite Ignoto. Un viaggio che le FS e il Reggimento Genio Ferrovieri di Castelmaggiore (BO) hanno consentito di rivivere grazie all’allestimento del Treno della Memoria, organizzato dal Ministero della Difesa in collaborazione con il Gruppo FS, che ha ripercorso le principali tappe compiute dal convoglio di un secolo fa. Partito il 29 ottobre del 2021 dai binari di Cervignano Aquileia, è giunto il 2 novembre 2021 a Roma Termini, dove è stato accolto dall’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane e dai Ministri: della Difesa,  delle Politiche Giovanili e della Cultura Dal 5 all'8 novembre è stato poi al binario 1 della stazione Roma San Pietro, ospitando una mostra commemorativa di illustrazioni, pannelli e non solo. L’unità d'Italia divenne reale man mano che il Paese reale veniva collegato. Da quando l’Italia è unita, le ferrovie hanno ricoperto sempre un ruolo attivo nelle grandi disgrazie e nei momenti di Unità Nazionale. Il treno del Milite Ignoto nel 1921 nel suo transito unì tutto il Paese. Una locomotiva a vapore Gr. 740, bagagliaio 1926, Carro K, due carrozze “Centoporte”, una carrozza “Centoporte a salone”, un carro “Carnera”, carrozza prima classe “Az 10.000”, carrozza “Grillo”, una carrozza cuccette tipo "1957 T" e locomotiva diesel, sono questi i materiali del treno storico allestito da Fondazione FS Italiane e dal Reggimento Genio Ferrovieri che ha ripercorso le più importanti tappe (non tutte per motivi di sicurezza) compiute dal convoglio di un secolo fa, ospitando a bordo una mostra commemorativa (allestita da Reggimento Genio Ferrovieri).

 

Itinerario del Treno del Milite Ignoto 2022 (34 giorni di viaggio) Visto il successo della precedente iniziativa che ha visto migliaia di persone riversarsi nelle stazioni per attendere e per salutare con rispetto e con commozione il Treno del Milite Ignoto 2021 il Ministero della Difesa e la Soc FS hanno ritenuto opportuno far ripetere da FS e dal Genio Ferrovieri tale iniziativa seguendo il seguente itinerario (che interesserà gran parte delle regioni italiane comprese la Sardegna e la Sicilia):

 

DATA

Itinerario e Stazione di Sosta

05/10/2022

Invio del Treno dal Poligono ferroviario Militare del Reggimento Genio ferrovieri di Castelmaggiore BO a Trieste

06/10/2022

Sosta a Trieste per essere visitato

07/10/2022

Sosta a Trento per essere visitato

08/10/2022 sabato

Sosta a Milano Stazione FS Porta Garibaldi per essere visitato dalle 930 alle 1800

09/10/2022 domenica

Sosta a Torino Stazione Porta Nuova per essere visitato dalle 900 alle 1800

10/10/2022

Sosta a Aosta per essere visitato dalle 900 alle 1800

11/10/2022

Sosta a Genova Porta Principe per essere visitato dalle 900 alle 1800 e invio via Parma a Ancona

13/10/2022

Sosta a Ancona per essere visitato dalle 900 alle 1800 e invio via Fabriano - Fossato di Vico Gubbio – Gualdo Tadino -Nocera Umbra - Foligno a Perugia

14/10/2022 venerdì’

Sosta a Perugia per essere visitato dalle 900 alle 1800

15/10/2022 sabato

Trasferimento via Foligno - Terni - Rieti – Antrodoco – Cittaducale e Sosta a L’Aquila per essere visitato dalle 900 alle 1800

16/10/2022 domenica

Trasferimento e Sosta a Campobasso

17/10/2022 lunedì

Sosta Campobasso per essere visitato dalle 900 alle 1800

18/10/2022

Trasferimento via Termoli a Bari e Sosta Bari

19/10/2022

Sosta a Bari per essere visitato dalle 900 alle 1800

20/10/2022

Sosta a Potenza per essere visitato dalle 900 alle 1800

21/10/2022

Trasferimento a Catanzaro Lido (via ferrovia FS ionica)

22/10/2022

Sosta a Catanzaro Lido per essere visitato dalle 900 alle 1800 trasferimento via Reggio Calabria a Villa San Giovanni

23/10/2022

Trasferimento con traghetto FS da Villa San Giovanni a Messina

24/10/2022

Trasferimento con nave traghetto FS da Messina a Golfo Aranci Sardegna e successivo trasferimento via Ferrovia a Cagliari

26/10/2022 mercoledì

Sosta a Cagliari per essere visitato dalle 900 alle 1800 nei giorni successivi il treno sarà ritrasportato in Sicilia

31/10/2022 lunedì

Sosta a Palermo per essere visitato dalle 900 alle 1800

03/11/2022

Sosta a Napoli per essere visitato dalle 900 alle 1800

04/11/2022

Arrivo del treno alle 1000 a Roma Termini (presenza della autorità)

05/11/2022

Sosta del treno a Roma San Pietro per essere visitato dalle 900 alle 1800

06/11/2022 domenica

Invio del treno a Museo Pietrarsa e Evento Istituzionale

07/11/2022

Rientro a Castelmaggiore (34 giorni di viaggio)

 

 

mercoledì 20 luglio 2022

Sergio Benedetto Sabetta. Nota

La metabolizzazione della violenza nella cultura occidentale

Ten cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Vi è nella cultura  europea una forte matrice di violenza che sembra riecheggiare quanto attualmente viviamo sia nell’attuale conflitto nell’Est Europa che nel mondo mussulmano, vi è nella realtà un rispecchiarsi di due mondi e culture nel quale quello che appare estraneo non è in effetti che il riflesso e la metabolizzazione della nostra storia culturale.

Nella Francia della metà del Cinquecento vi è un ribollire di violenza tra predicatori cattolici e predicatori riformati, la violenza della folla che appare informe come un’idra dalle mille teste risulta ad una più attenta analisi indirizzata verso bersagli precisi e fondata su tradizioni che la legittimano (Rude, Tilly, Le Roy Ladurie).

            Si è teso a delimitare la violenza a motivi economico-finanziari, dalle carestie al fiscalismo, dimenticando gli aspetti religiosi delle lotte tra cattolici e riformati, venendo ad assimilare queste ad una rivolta dei ceti popolari verso le classi superiori, i motivi sociali non possono tuttavia assorbire interamente le problematiche nate per esempio dalle violenze nei mestieri artigiani.

Resta la necessità riconosciuta collettivamente di una difesa della vera dottrina e della confutazione di quella falsa, vi è inoltre un’ulteriore motivo dato dalla necessità della purificazione quale termine alla degradazione portata dagli infedeli la quale risulta conduttrice della collera divina.

            A questi elementi se ne aggiunge uno propriamente politico, la sostituzione della folla all’inazione dei magistrati dando corso alla volontà legislativa inattuata (Thompson), sebbene difficilmente le autorità potessero legittimare una tale condotta, come del resto gli stessi predicatori indirettamente riconoscevano, insistendo sempre nella richiesta di azioni da parte delle autorità, tanto che neppure nella teoria della resistenza protestante si richiama il diritto dei singoli alla disobbedienza violenta, le folle nella Francia del Cinquecento indistintamente tendono a impersonare tanto i ruoli del clero che dei magistrati.

            La presenza nella folla di pubblici ufficiali o membri del clero ne legittimano di per sé l’azione, ma anche in loro assenza l’ambiguità di alcuni predicatori, che nel vuoto del potere giudiziario o politico che si creano talvolta nelle comunità tendono a legittimare ex-post l’azione violenta, distinguendo tra motivi sociali ed economici, come rivolte contadine o proteste di giornalieri, sempre rinnegate e violenze iconoclaste considerate quale espressioni di una possibile volontà divina, dove erano le “occasioni” a scatenare la violenza distinguendo tra città e campagne.

In queste ultime i conflitti socio-economici risultavano più evidenti, ma anche il chiaro riferimento ai repertori della Bibbia e della liturgia della giustizia popolare tendeva a legittimarne l’azione, acqua e fuoco ne costituivano la base, come il processo di disumanizzazione dove i nemici diventavano gli “appestati” o i “diavoli”.

            In queste violenze collettive un primo piano lo ebbero gruppi di “enfants” comprendenti maschi adolescenti ma anche bambini di dieci o dodici anni, di giovani si parla in quasi tutti i disordini dell’epoca dai Paesi Bassi alla Francia e la violenza è tanta da indurre perfino esponenti di famiglie famose a muoversi con prudenza, come nel caso degli adolescenti di    Sens e Provins  dove giovani cattolici lapidarono e bruciarono dei protestanti.

 La massa comunque non si muoveva mai casualmente  bensì su organizzazioni preesistenti che potevano essere le confraternite o le società giovanili per i cattolici, le unità della milizia o le corporazioni per cattolici e protestanti, che seguivano rituali ed occasioni precise non collegate direttamente alla violenza della sommossa, la quale era tanto più violenta in quanto collegata a precisi valori fondamentali della comunità che ne venivano a definirne l’identità.

            La connessione tra conflitti religiosi e sociali con il conseguente accrescersi della violenza emerge ancora più chiaramente nell’Inghilterra del XVII secolo, durante il periodo che precedette la guerra civile del Lungo Parlamento, un rapido accrescersi della popolazione urbana creò forti preoccupazioni quando andò ad inserirsi nelle lotte politico-religiose e nell’elezione del Parlamento, tanto da fare affermare ad Hooker che “i grandi movimenti dello spirito” possono diventare molto pericolosi se incontrano uomini pronti al tumulto e alla rissa, ancor più se come nel periodo 1620-1650 della storia Inglese vi fu un forte malessere economico attribuito alla cattiva amministrazione, all’istituzione dei monopoli e ad altri espedienti fiscali per fare cassa.

            L’insubordinazione sociale era anche frutto di una profonda tradizione popolare anticlericale e di irreligiosità che affondava le sue radici nell’eresia di John Wiclif e dei Lollardi, una sorta di scetticismo materialistico popolare (Dickens), ma altre forme di ribellione religiosa si manifestarono attraverso i Mariani, gli Anabattisti e i Puritani, una iconoclastia popolare contro l’intera istituzione ecclesiastica.

            Osservava a riguardo John Selden “Se un uomo afferma di aver preso le armi per qualsiasi ragione che non sia la religione, è possibile fargliele deporre usando la ragione, ma se è per la religione, qualunque cosa tu dica , non ti crederà”, molti predicatori indicavano nel popolo “La voce del Regno di Cristo” indicando al pubblico disprezzo il clero e anche talvolta identificando nei ricchi e potenti l’Anticristo.

La chiamata alle armi del popolo da parte del Parlamento, anche se incerta e dubbiosa, timorosa di effetti imprevisti, legittimava ulteriormente il ricorso alla violenza degli artigiani, dei contadini e di tutti gli strati più umili del popolo, lo sfaldarsi della censura e del controllo reale favorirono ulteriormente i richiami alla rivolta dei predicatori, che nella guerra dei trenta anni in corso sul continente vedevano l’indizio di un approssimarsi della morte del vecchio ordine e l’inizio di un giudizio universale, in cui i poveri e la gente comune avrebbero collaborato nell’avvento del Regno di Cristo, secondo una visione millenaristica.

            Predicatori quali Thomas Scott tra il 1620 e il 1630, Stephen Marshall tra il 1640 e il 1650, indicavano nella “vos populi” la necessità di una ribellione contro nobili, magistrati, cavalieri e gentry in generale in quanto ribelli e traditori contro Dio, fino ad affermare attraverso Christopher Feake essere la monarchia e l’aristocrazia “nemici di Cristo”, sorsero innumerevoli sette e la mancanza di un controllo ecclesiastico sul pensiero si rese evidente, con il tentativo di sostituire i tribunali ecclesiastici mediante un sistema disciplinare presbiteriano, con inevitabili forti reazioni di ostilità.

            Le trasformazioni economiche tra il XVII e il XVIII secolo, l’esplodere della popolazione, accrebbero la mobilità sociale con il conseguente crescere dell’inurbamento e del vagabondaggio, la città diventava un rifugio economico come le foreste nei secoli precedenti, una massa di manovra disponibile fondamentalmente apolitica e areligiosa, pronta a schierarsi con chiunque le fornisse dei favori.

Accanto ad essa vi erano i membri delle sette protestanti anch’essi liberi ma diversi, organizzati in un mutuo soccorso senza dovere dipendere da parroci e signorotti, concentrati nelle città si sentivano gli eletti del Signore, in un mondo di senza Dio e Anticristo fondavano la propria esistenza unicamente sulle leggi tratte dalla Bibbia.

Fuori dai centri urbani cottages e abusivi vivevano nelle foreste, nei terreni incolti e sulle terre comuni, verso di essi vi è una certa simpatia quali ribelli alle leggi delle classi superiori, come osservato nelle ballate popolari del tempo (Firth), ma erano gli artigiani e i commercianti girovaghi di fiera in fiera che favorivano la diffusione delle idee più radicali (Everitt).

            Tutti questi elementi che vivevano lontano dal controllo ecclesiale o regio e feudale erano estremamente ricettivi alle idee religiose più radicali o ad un primitivismo naturalista (Thirsk), le terre in cui vissero furono anche quelle dove vi furono le maggiori rivolte contadine nei primi anni del XVII secolo (Everitt), il Weald, le foreste del Northamptonshire, il distretto del Wiltshire, Ely, l’isola di Axholme, le brughiere del Cumberland furono tutte aree di ribellione.

 Walzer osserva che proprio il venire meno di un controllo esterno e la libertà che esso comporta fa sorgere la necessità di un forte controllo, che dia forma all’uomo nuovo e ad una disciplina collettiva base di una nuova società, a questa esigenza rispondono i Quaccheri e i Puritani, ma anche nelle epoche successive di grandi tumulti e scollamenti sociali i giacobini e i bolscevichi.

            Abitanti della foresta, artigiani e operai itineranti, girovaghi, ambulanti, vagabondi, disoccupati non costituivano solo la massa delle rivolte e delle idee radicali, ma anche il serbatoio a cui attingere non solo per nuove industrie, bensì anche per gli eserciti, gli equipaggi delle navi e le colonizzazioni per le Terre del Nuovo Mondo, dove acquisire un pezzo di terra era la promozione sociale.

Al contempo vi era la necessità da parte delle autorità di controllare e chiudere le taverne senza licenza, in cui facilmente gli artigiani erranti potevano trasformarsi in predicatori e se trovavano l’ambiente favorevole auto-proclamarsi nuovi Messia, creando rivolte, tumulti ma anche facendosi mantenere dai loro discepoli come nel caso di Mary Gagbury e William Franklin, ne è a riguardo dimostrazione il Vagrancy Act del 1656 diretto contro “tutti i girovaghi”.

            Come nella società stuartiana vi è sotto lo strato superficiale di ordine una matrice di violenza, che affonda le sue radici nell’idea messianica di una giustizia e felicità ultima su questa terra, ma anche una risposta tanto al collettivismo spinto di una promessa di welfare assoluto quanto all’individualismo più eccessivo, così la violenza che attualmente ci pare estranea non risulta che essere lo specchio di una parte dell’essere della nostra cultura su cui è nata la società industriale e post-industriale, un riflesso dell’occidente sul medio oriente, una sua trasposizione.  

Davanti alle attuali incertezze e spaesamenti al ripiegarsi degli adulti vi è un esplodere di rabbia dei giovani, “L’età delle rivolte è un’epoca di ribellismo spontaneo, che ha preso il posto delle precedenti forme di protesta, organizzate e inquadrate da sindacati , partiti e quant’altro” (M. Giro, Presbitocrazia : i giovani senza potere, 189, in Lines, 2/2017), dalla Francia nel 2005, alla Grecia nel 2008, all’Inghilterra e ai Paesi Arabi nel 2011, agli U.S.A. nel 2014 ,2015 e 2021 per non dire delle più famose, senza trascurare India, Spagna, Pakistan, Sud-America, Africa e attualmente il Sri Lanka la ribellione continua ad essere parte attiva del paesaggio politico e culturale attuale come nei secoli passati. 

domenica 10 luglio 2022

Il fronte Italiano. 1943

 3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia?

 

Il Comando Alleato del Mediterraneo, in vista delle operazioni future, aveva presentato tre piani:

il primo, che prevedeva l’attacco ai porti della Biscaglia, per vincere definitivamente la battaglia dell’Atlantico;

il secondo, cioè “Anvil”, lo sbarco nel sud della Francia;

il terzo, varie offensive limitate nell’ambito delle operazioni in Italia.

Queste proposte trovavano gli Statunitensi orientativamente favorevoli: infatti finalmente anche in Italia si era giunti ad un equilibrio di intenti. Ma si sbagliavano.

Il Maresciallo Alexander, in piena sintonia con il suo primo Ministro, Winston Churchill, aveva elaborato tutta una serie di piani che escludevano in pratica qualsiasi azione fuori d’Italia. I suoi piani avevano come obiettivo quello di “annientare” tutte le forze tedesche in Italia e di costringere il nemico ad attingere alle sue scarse riserve. Alexander era convinto che le armate di Kesserling erano ormai al limite della capacità operativa dopo gli scacchi subiti che non sarebbero stati capaci di opporre resistenza sulla linea Gotica.

 Secondo i suoi calcoli, sarebbero state necessarie altre 8-10 divisioni integre, che i Tedeschi non avevano e non erano in grado di spostarle dal fronte orientale. Lui aveva alle dipendenze truppe esperte ed entusiastiche che, se non le sarebbero state sottratte, gli avrebbero permesso di raggiungere Firenze a metà luglio, investire la linea Gotica, e, grazie anche alle esperte truppe da montagna del Corpo di Spedizione Francese, irrompere nella Pianura Padana e dilagare verso Nord. In sostanza con questi piani Alexander non voleva cedere alcun soldato; avrebbe decisamente puntato su Vienna e Berlino, come era negli intendimenti del Gabinetto di Guerra di Londra. Secondo il Maresciallo questa soluzione era il modo migliore per aiutare le truppe sbarcate in Normandia ed operanti in Francia. In modo sussidiario, vi erano anche altri vantaggi, primo fra tutti quello di non correre l’alea di uno sbarco sulle coste meridionali francesi, come pure quello di sperperare, dividendo le forze, l’intesa raggiunta nel campo della cooperazione aereoterrestre nell’ambito del Gruppo di Armate, qualora interi gruppi aerei fossero sottratti al fronte italiano., ecc.

Le prospettive in Italia in quel torno di tempo, inizio dell’estate 1944, erano ben chiare: o accettare questo piano e vedere quanto prima la guerra arrivare alle Alpi ed oltre, oppure se si volevano adottare altri piani, che prevedevano la sottrazione di forze al fronte italiano, fermarsi sulla linea Pisa-Rimini ed attendere gli avvenimenti.

Mentre le discussioni erano in corso, già i preparativi per lo sbarco in Provenza, la detta operazione “Anvil” erano in essere. Il VI Corpo d’Armata statunitense avrebbe dovuto essere ritirato entro l’11 giugno 1944 dal fronte, mentre le divisioni 3a, 36a “Texas”, 45a statunitensi, dovevano anche loro essere ritirate entro la fine di giugno, mentre le due divisioni francesi, dovevano essere ritirate rispettivamente entro il 24 giugno e il 1 luglio. Questa sottrazione di forze non avrebbe impedito ad Alexander di investire la linea Gotica, ma sicuramente non gli avrebbe permesso di raggiungere le Alpi, ne tantomeno Vienna, per non parlare di Berlino.

Scrive al riguardo W.G.F. Jackson, nel suo bel lavoro sulla Campagna d’Italia:[4]

 

Le posizioni assunte dalle due parti rimasero distanti come sempre. Gli Americani non erano preparati all’idea di rinunciare ad  un attacco anfibio, ed i Britannici non erano preparati all’idea di legarsi in quel momento ad un qualsiasi piano prestabilito. La discussione ridusse a tre le possibili alternative: un assalto ai porti del Golfo di Biscaglia, un assalto nella Francia meridionale, un assalto all’estremità settentrionale dell’Adriatico per aiutare l’avanzata di Alexander oltre il Po. Poiché ciascuna di esse implicava un importante sbarco anfibio, fu convenuto di rimandare la scelta finché non si fossero avute chiare indicazioni sugli sviluppi di “Overlord”e dell’offensiva russa estiva. Nel frattempo il ritiro delle divisioni di Wilson per l’operazione “Anvil” sarebbe stato sanzionato, ma Wilson avrebbe dovuto accertarsi che Alexander restasse con forze sufficienti a consentirgli di serrare rapidamente sulla linea Pisa-Rimini. Alexander e Harding (suo Capo di Stato Maggiore) non erano disposti a rinunciare al loro piano senza lottare, riponendo in esso grande fiducia. L’inseguimento di Kesserling stava procedendo bene, e nuovi calcoli dimostravano che sarebbe stato possibile essere al di là del Po per la metà di luglio ed attaccare il valico di Lubiana per la metà di agosto.”[5]    

 

Le osservazioni di Alexander trovavano sostenitori nei comandanti delle forze aeree e delle forze navali, sia statunitensi che britannici, che non vedevano di buon occhio e non volevano che i loro reparti fossero divisi tra l’Italia e la Francia; lo stesso Wilson si convinse della bontà delle proposte; il suo vice, gen. Devers, invece era di parere contrario e sosteneva che lo sbarco in Provenza era la cosa più utile per Eisenhower. Lo stesso Marschall, in visita in Italia, dopo aver ispezionato il nord della Francia, non era entusiasta delle proposte di Alexander: Eisenhower aveva bisogno di porti, molti porti, in Europa per riceve le 40-50 divisioni che erano pronte negli Stati Uniti. Marschall, dunque, era scettico: secondo lui i Tedeschi si sarebbero ritirati su una linea intermedia tra il Po e Lubiana e l’avrebbero difesa. L’OKW non avrebbe concesso mai 8-10 divisioni  al fronte italiano e vi erano molte probabilità che l’offensiva di Alexander cadesse nel vuoto.

Nel dibattito intervenne con tutto il suo prestigio Eisenhower che chiese espressamente uno sbarco in Provenza, a sostegno della sua azione in Francia. Questo intervento elevò il dibattito dal livello strategico operativo a quello strategico e politico. Churchill appoggiò, naturalmente, le posizioni di Alexander, e quindi fu la volta di Roosewelt, che fece conoscere il suo pensiero il 29 giugno 1944. In uno scritto abbastanza dettagliato confutò tutte le argomentazioni britanniche e, nella conclusione, ribadiva, che “non era disposto a permettere che considerazioni politiche diluissero l’intento militare di colpire il cuore della Germania per la via diretta”

La ferma posizione del Presidente degli Stati Uniti amareggiò non poco i Britannici; gli Statunitensi non persero tempo e già davano pratica attuazione a queste decisioni strategiche ritirando dal fronte italiano anche unità di prima linea.


martedì 28 giugno 2022

Tema di riflessione per la contemporaneità della politica italiana

 

Populismo Polarizzazione Postverità

Massimo Coltrinari 


Come in tutti i paesi occidentali la realtà politica italiana è caratterizzata da Tre P.: 

Il populismo, caratterizzato da due costanti: dividi ed impera e prometti anche l’impromettibile e vincerai (senza mantenere nulla; promesse che non si riusciranno a realizzare e che imporranno a qualunque prezzo, senza curarsi dei costi e di altri effetti nefasti, vds reddito di cittadinanza, distruzione del “lavoro” come valore, ecc.); 

la polarizzazione, che significa l’uso e l’abuso della discordia, del rancore, che si nutre di identità di gruppo: religione, razza, genere, regione, età, interessi economici ideologie e così via. Ed infine la terza P. 

la Postverità (a chi credere?), il punto massimo raggiunto della disinformazione e disseminazione di messaggi che creano sfiducia, intaccano il concetto d dovere. Oggi noi crediamo di sapere tutto, in realtà sappiano solo quello che è stato deciso da altri di sapere.

Le tre P indeboliscono in modo categorico la democrazia ed in particolare, la democrazia liberale ed atlantica. le istituzioni, le norme e la applicazione delle leggi (vedi il problema della Giustizia oggi in Italia), la corsa agli estremismi, al basso grado di resistenza psichica collettiva ad ogni difficoltà.[1] 

Se questo ha bisogno di conferma, basti leggere le dichiarazioni del noto populista Primo Ministro della Gran Bretagna che ha portato il suo paese fuori dell’Europa, sta provocando l’unione della Eire con l’Irlanda del Nord, la secessione della Scozia, in pratica al dissolvimento del Regno Unito; l’Ucraina deve cedere e chiedere la pace ad ogni costo per ragioni economica generali. Un altro Neville Chamberlain del 1939, ma questa volta la Gran Bretagna pesa negli affari europei, anche grazie a lui, poco.

L’Italia oggi è debole sul fronte partitico e della politica, non in grado di gestire in maniera serena le emergenze come Covid e Guerra in Ucraina e costretta a rieleggere un Presidente della Repubblica che non voleva e a chiamare un esterno a guidare il governo, in piena crisi economica (debito alle stelle e rifiuto di lavorare e dedizione al sacrifico) iperautoconsiderazione ( al resto del mondo non interessano i problemi italiani, mentre noi ci sentiamo al centro del mondo)

Sommando tutto questo e considerando che l’Italia, dall’ottocento in poi, è stata il ventre molle di una qualsiasi coalizione a cui ha partecipato, ed oggi ne da una ennesima conferma, distruggere l’Italia significa iniziare a distruggere l’Europa e quindi avere gioco facile in futuro.  Tutto questo e, insieme a i teorici della guerra ibrida, potrebbe essere materiale per una tesi di verifica e riferimento nell'ambito di Politica Militare Comparata.



[1] Moises Naim, Le vittorie populiste non  aiutano l’America Latina, in La Repubblica, 21 giugno 2022, pag. 17

venerdì 10 giugno 2022

CESVAM Papers. Segnalazione


 Le CESVAM PAPERS sono disponibili presso  la segreteria generale all'indirizzo email: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

martedì 31 maggio 2022

QUADERNI ON LINE, INDICI MESE DI MAGGIO 2022. ANNO LXIII. Supplemento on line, V, n. 76, maggio 2022

 

SOMMARIO

ANNO LXXXIII, Supplemento on line, V, n. 76

Maggio 2022

www.valoremilitare.blogspot.com

 

Massimo Coltrinari, Editoriale, Maggio  2022

                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data        30.05.2022

Massimo Coltrinari, Copertina, Maggio 2022

                            su www. valore militare cesvam.blogspot.com con post in data        31.04.2022

 

APPROFONDIMENTI

 

Redazionale, Giornata del Decorato 2022. Latina

                     su www. valore militare.blogspot.com con post in data 15.05.2022

Redazionale, Gli Assedi del 1942. Sebastopoli e Tobruck

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Valentina Trogu, Hiroshima, una scommessa costata migliaia di vite

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Redazionale, Gli Assedi del 1942. Sebastopoli e Tobruck

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DIBATTITI

 

Giorgio Madeddu, Contributo alla Tavola Rotonda

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Redazionale, Nicolò Paganelli. Contributo alla Tavola Rotonda

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Mario Rino Me, Una ulteriore Medaglia d’Oro a un “sardo stato dei primi a dar l’esempio di valore"

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Redazionale, Società tarquinense di Arte e Storia. Conferenza: Cina ed il rapporto con le altre potenze.

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Mario Pereira, Contributo alla Tavola Rotonda

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Redazionale, Fortificazioni Bastionate. XVI -XVIII Secolo

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Redazionale, Internamento Militare in Germania 1943-1945. I Parte

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Redazionale, Internamento Militare in Germania 1943 -1945  II Parte

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Redazionale, Internamento Militare in Germania 1943 -1944 III Parte

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Redazionale, Internamento Militare in Germania 1943 -1945 IV Parte

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Redazionale, Internamento Militare in Germania 1943 -1945

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Redazionale, Internamento Militare in Germania 1943 -1945

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Redazionale, Convegno "La Giornata del Decorato ed il Valore Miliare.

Verso nuove forme di comunicazione e partecipazione"

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Sergio Benedeto Sabetta, Il Galateo dovere del N.H.

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ARCHIVIO

 

Redazionale, Maresciallo Zorn: il medagliere

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UNA FINESTRA SUL MONDO

 

Antonio Trogu, La NATO ha approvato lo schieramento di un gruppo tattico in Bulgaria

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GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE

 

Antonio Trogu, Evoluzione della Nato e situazione attuale

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SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Redazionale, SEGNALAZIONI LIBRARIE: "TRECCANI. ATLANTE GEOPOLITICO 2021"

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Redazionale, Otto anni insieme. 2014 - 2021

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 CESVAM NOTIZIE

CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

 

Redazionale, Pistoia. Convegno: Lo spirito del 1945

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Redazionale, Save the Date: 21 maggio 2021

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 2.05.2022

Redazionale, Anniversario della Fondazione dell'Esercito Italiano

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 4.05.2022

Redazionale, Bilancio 2021. Libri e Riviste

su www. valore militare.blogspot.com con post in data 6.05.2022

Redazionale, Convegno di Ricerca e Studi " La Giornata del Decorato ed il Valore Militare.

Verso nuove forme di comunicazione e partecipazione” Roma 21 Maggio 2022

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Redazionale, Kiev. Il Museo della II Guerra Mondiale. Iconografia I Parte

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Numero chiuso in data 31.05. 2022

venerdì 20 maggio 2022

Il Valore dei Granatieri


 Il volume è disponibile presso la segreteria: segreterianazionale@istitutonastroazzurro.org

lunedì 9 maggio 2022

L' attualità del Passato

 

La Guerra Finnico – Russa

12/1939 – 3/1940

Una lezione ancora attuale

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio  Benedetto  Sabetta

 

            In questa rideterminazione delle aree di influenza che la guerra in Ucraina contribuisce a delineare, nell’evidenziare una crisi di sistema iniziata nel 2001 ed esplosa nel secondo decennio del nuovo millennio, gli USA si appoggiano sulla resistenza dell’Ucraina per logorare i Russi senza scendere direttamente in campo, non potendo sostenere i costi umani di fronte ad una opinione interna divisa, che non vuole impegnarsi su un teatro lontano e non sentito come essenziale.

            I costi economici vengono sostanzialmente scaricati sull’U.E., per altro divisa al suo interno tra coloro ad Est coinvolti in prima persona e gli Stati ad Ovest, in primis Francia e Germania, più sensibili alle relazioni economiche e ai suoi riflessi sociali, ottenendo comunque gli USA una ricompattazione della NATO negli ultimi tempi piuttosto sfilacciata, anche per una serie di errori e ritirate da settori fuori area.

            Tutto questo sotto lo sguardo interessato e le autonome manovre della Cina ma anche dell’India, della Turchia e di altre potenze regionali.

            La Russia appare a sua volta impantanata, ripiegata su obiettivi minori, tanto che si parla di sconfiggerla, ma questo oltre che dubbio non sembra essere il vero obiettivo degli USA e degli Anglosassoni, oltre che dispendioso e logorante sarebbe anche controproducente creando un pericolosissimo vuoto di potere, con una instabilità dagli scenari imprevedibili, si dovrà quindi, prima o poi, trattare.

            Interessante al riguardo l’insegnamento della guerra Finnico-Russa del 1939/1940, dove la guerra si concluse con l’accettazione di alcune condizioni, ma da una posizione di forza a seguito di una serie di vittorie tattiche.

            La guerra si sviluppò dai primi del dicembre 1939 a metà marzo 1940 e costò ai Russi uomini e materiali, tuttavia ai primi di marzo il Maresciallo Gustav Mannerheim chiese al governo finnico di accettare le condizioni russe intavolando le trattative.

            Anche allora il 30.11.1939, quando i negoziati sembravano ancora possibili, la Russia bombardò Helsinki iniziando le ostilità, così come avvenuto il 24 febbraio 2022 a Kiev.

            Alla massa di circa mezzo milione di uomini i finnici non potevano che opporre 9 divisioni di 15 mila uomini ciascuna, con in più una netta superiorità russa in artiglieria e carri d’assalto.

            Nonostante questa sproporzione, conoscendo il terreno e con una alta flessibilità, una serie di imboscate bloccò le colonne russe, le quali non riuscirono a dispiegarsi per mancato coordinamento, non conoscenza del territorio e una massa di neve e boschi tale da impedire la manovrabilità.

            A differenza della situazione nell’Ucraina attuale, gli aiuti di Francia e Inghilterra furono contenuti nonostante le promesse, si era già in guerra con la Germania nazista ed emergevano tutte le mancanze tecniche e teoriche da parte degli alleati.

            Tuttavia i finnici, guidati abilmente dal Maresciallo Mannerheim, inflissero notevoli sconfitte ai Russi ma la sproporzione alla lunga pesava.

            La lotta durò dal dicembre 1939 alla metà del marzo 1940 quando, a seguito di trattative di pace, il 13 marzo alle ore 11 i combattimenti cessarono.

            L’abilità del Maresciallo Mannerheim fu di vincere sul piano tattico ma nel momento del massimo successo di intavolare le trattative per ottenere una pace con perdite territoriali minime, evitando in tal modo tra l’altro la devastazione del Paese, forse utile a qualcuno ma certamente non per i finnici, una lezione di uno stretto e intelligente rapporto tra politica, diplomazia e guerra.