Atto Costitutivo e Statuto della Associazione

L'Atto Costitutivo, lo Statuto della Associazione, la Scheda di Adesione sono pubblicati sotto la data del 2 febbraio 2013 di questo Blog

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giovedì 29 settembre 2022

INFORCESVAM 4/2022

 

INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 31/32, N. 4, Luglio - Agosto, 1 settembre 2022

IX/4/576 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 576 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento.

IX/4/577.  Come prassi, il CESVAM osserva la pausa estiva per i mesi di Luglio ed Agosto. Il semestre accademico settembre – 2022, gennaio 2023 inizierà il 1 settembre. Le ricerche in essere proseguono  secondo il calendario adottato dai singoli ricercatori.

IX/4/578 Ricerca per il Centenario. Titolo. “I Presidenti dell’Istituto del Nastro Azzurro” 1923- 2023. Attività e gesta delle presidenze attraverso la documentazione d’archivio. La Ricerca è stata avviata in Ambito CESVAM, sulla base del materiale raccolto a seguito dei Convegni di Studio dell’ottobre 2021 e marzo 2022. La lista dei Presidenti e dei materiali è stata completata. Si procede alla stesura per la I Bozza. Aggiornamento su www.istitutodelnastroazzurro.org/ comparto storia del Nastro Azzurro.

IX/4/579 Progetto 2016/1 Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. Compendio 1945.” Una vittoria amara” Predisposto il Manoscritto 4.  Il Glossario 1945 è nella versione di manoscritto 5. Il volume 8 del Dizionario “Percorsi di Ricerca” è rimasto nella versione di manoscritto 3

IX/4/580. “Non ti scordar di Me”. Il Gruppo Medaglie d’Oro ha lanciato la campagna di sensibilizzazione attraverso l’adozione di un fiordaliso a forma di pin per ricordare i Caduti di Tutte le Guerre. Il Fiordaliso è stato ideato dal gen. C.A. Aloia, MOVM.

IX/4/581. Progetto 2016/1 Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. Compendio 1945.” Una vittoria amara”. Punto di situazione in: www.valoremilitare.blogspot.com e su www. laguerradiliberazionelastoria. blogspot.com. Completate le ricerche sulla Divisione Partigiana Italia e Divisione Partigiana “Garibaldi”

IX/4/582. Ricerca per il Centenario. Titolo. “La Presenza in Italia ed all’Estero dell’Istituto del Nastro Azzurro”. Struttura ed analisi iconografica delle Federazioni, Sezioni e Gruppi aperti in Italia all’estero dal 1923 ad oggi. La Ricerca è stata avviata in Ambito CESVAM, sulla base del materiale raccolto a seguito dei Convegni di Studio dell’ottobre 2021 e marzo 2022. Predisposti i materiali. Ulteriori ricerche si impongono in merito alla cause discusse. Aggiornamento su www.istitutodelnastroazzurro.org/ comparto storia del Nastro Azzurro.

 IX/4/583 La richiesta di tesi per i Master in essere presso la Università degli Studi N. Cusano può essere integrata consultando il blog www.studentiecultori.blogspot.com. Il blog contiene tracce e titoli di tesi collegate a ricerche in essere presso il CESVAM. SI ricorda che il termine per la richiesta scade il pv. 30 settembre 2022.

IX/4/584 IL CESVAM, Centro Studi sul Valore Militare non può annoverare collaboratori  e tanto meno ricercatori che non abbiano nel proprio curriculum i titoli accademici previsti.

IX/4/585 La Collaborazione con Le Associazioni Combattentistiche e d’ Arma ed ASSOARMA prosegue nei termini già note, Informazioni su www.associazionismomilitare.blogspot.com

IX/4/586 La situazione in Europa dopo la crisi in Ucraina è presente sui blog geografici. In particolare su www.coltrinariatlanteeuropa.blogspot,com. Si sconsiglia la richiesta di tesi su questo argomento i quanto è di attualità ed ancora non si dispongono di materiali atti ad una ricostruzione accademica degli eventi, ma solo cronachistica.

IX/4/587 Ricerca per il Centenario. Titolo. “L’Albo d’Oro Nazionale”. Gli annuari dell’Istituto del Nastro Azzurro” editi dal 1923 ad oggi riportati tutti i decorati dal 1833 ad oggi. Raccolta, individuazione e acquisizione delle pubblicazioni ed edizione della Copertina e della nota introduttiva dell’annuario. In pratica si attuerà l’Albo d’Oro Nazionale su carta, integrante e propedeutico all’Albo d’Oro Nazionale digitale ragionato. La Ricerca è stata avviata sia sulle ricerche della Sig.ra Paola Tomasini iniziate nel 2021 e di quelle esposte in ambito CESVAM, sulla base del materiale raccolto a seguito dei Convegni di Studio dell’ottobre 2021 e marzo 2022. Predisposti i lineamenti per la individuazione della realizzazione complementare del programma di ricerca. Aggiornamento su www.istitutodelnastroazzurro.org/ comparto Ordini Cavallereschi

IX/4/588 Progetto 2020/1 “Le vicende dei Militari Italiani in Russia” Volume II “1942 L’avanzata nella steppa”. Completato il manoscritto 3. Il Volume III “1942. La conquista del Donbass”. Completato il manoscritto 4. Scelti i testi per i volumi n. 4 e n. 5 che sono stati tutti trascritti.

IX/4/589 Progetto Prigionia 2019/1. Il Volume IV dedicato alla Memoria, e nella fase del manoscritto 4. Contatti con la casa Editrice Nuova Cultura per la definizione del format.  Il Vol. VI e VII sono in fase di approntamento con la collaborazione del Dott Giorgio Madeddu e del Dott Salvatore Carta, per la versione in lingua tedesca

IX/4/590 Ricerca per il Centenario. Titolo. “Ettore Viola. Combattente, Politico, Fondatore dell’Istituto del Nastro Azzurro.”. La Ricerca è stata avviata in ambito CESVAM, sulla base del materiale raccolto a seguito dei Convegni di Studio dell’ottobre 2021 e marzo 2022. Consiste nella edizione digitale dei volumi “Vita di Guerra” è “Il Congresso di Assisi”. La edizione integrale della guida al Fondo Ettore Viola presso la Biblioteca del Senato della Repubblica e di una introduzione di Giancarlo Ramaccia sulla figura di Ettore Viola. Tutto il materiale sopra citato è stato acquisti. Si è entrati nella fase di stesura del manoscritto. Aggiornamento su www.istitutodelnastroazzurro.org/ comparto storia del Nastro Azzurro

IX/4/591 Il programma relativo alle CESVAM PAPERS è aggiornato sul www.storiainlaboratorio.blogspot,com, su www.associazionismomilitare.blogspot.com. Info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

IX/4/592 Ricerca per il Centenario. Titolo. “La Presenza in Italia ed all’Estero dell’Istituto del Nastro Azzurro”. Struttura ed analisi iconografica delle Federazioni, Sezioni e Gruppi aperti in Italia all’estero dal 1923 ad oggi. La Ricerca è stata avviata in Ambito CESVAM, sulla base del materiale raccolto a seguito dei Convegni di Studio dell’ottobre 2021 e marzo 2022. Dati relativi al continente asiatico e sud americano acquisiti. Mancano dati per l’Europa ed il Nord America. Aggiornamento su www.istitutodelnastroazzurro.org/ comparto storia del Nastro Azzurro

 

IX/4/593 Per l’invio degli articoli e note per la Rivista  QUADERNI si prega di utilizzare la email: quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org. Gli articoli e le note devono essere sottoposti alla visione del Collegio dei Redattori per la eventuale pubblicazione

IX/4/594 La Rivista QUADERNI – Anno LXXXIII, Supplemento XXIII, 2022, n. 3 23° luglio - agosto 2022 è stata pubblicata ed inviata secondo la Main List aggiornata al 1 agosto 2022

IX/4/595. Progetto 2016/1 Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. Compendio 1945.”  Si ricerca documentazione su; Divisione Partigiana Garibaldi Rimpatrio. Ragusa 1945. Ipotesi di invio della Divisione a Trieste, in appoggio alle forze alleate. info www. laguerradiliberazionelastoria. blogspot.com

IX/4/596. Ricerca per il Centenario. Titolo. “I Congressi dell’Istituto del Nastro Azzurro” 1923- 2023. Struttura ed analisi iconografica. La Ricerca è stata avviata in Ambito CESVAM, sulla base del materiale raccolto a seguito dei Convegni di Studio dell’ottobre 2021 e marzo 2022. Materiali raccoli per i primi 10 congressi. Iconografia disponibile. Per il mese di settembre ottobre si procederà alla raccolta del materiale per i congressi dal 13 al 22 e seguenti. Aggiornamento su www.istitutodelnastroazzurro.org/ comparto storia del Nastro Azzurro

IX/4/597. Progetto 2020/2 Ordinamenti. Il Volume dedicato al Quadro di Battaglia del Regio Esercito il 10 giugno 1940 è  stato inviato in tipografia sotto la data del 30 agosto 2022. Pubblicazione prevista per la fine del mese di settembre/metà ottobre

IX/4/598. Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea. La Sessione di Laurea Estiva, è fissata per la prima deca del mese di dicembre 2022 e si terrà, salvo imprevisti dell’ultima ora, in presenza.

IX/4/599. Ricerca per il Centenario. Titolo. “Le Corti d’Onore. Gli Statuti. I Regolamenti dell’Istituto del Nastro Azzurro”. Struttura ed analisi iconografica della componente giurisdizionale dell’Istituto dal 1923 ad oggi. La Ricerca è stata avviata in Ambito CESVAM, sulla base del materiale raccolto a seguito dei Convegni di Studio dell’ottobre 2021 e marzo 2022. Trascritti tutti i regolamenti Aggiornamento su www.istitutodelnastroazzurro.org/ comparto storia del Nastro Azzurro

IX/4/600 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 novembre  2022. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblica su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 19 settembre 2022

Master di 1 Livello Storia MIlitare, Politica MIlitare Comparata, Terrorismo ed Antiterrorismo internazionale Aperte le Iscrizioni

 

L’Istituto del Nastro Azzurro, tramite il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare, ha attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma master di 1° livello e corsi di perfezionamento  colti, nel quadro dei programmi accademici, a diffondere ed approfondire gli studi e le ricerche sul Valore Militare.

1.      Master di 1° Liv. In “Storia Militare Contemporanea. Dal 1796 ad oggi”.  presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2018/2019 (per laureati)

Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. In “ Politica Militare Comparata. Dal 1960 ad oggi. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2020/2021 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. “Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale”. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Corso di Aggiornamento e Perfezionamento . “Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma.. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Diplomati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

I Soci del Nastro Azzurro e gli iscritti alle Associazioni Combattentistiche d'Arma hanno condizioni agevolate di iscrizione che sono riportate sul bando

Ulteriori Indicazioni ed approfondimenti: info  didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

mercoledì 31 agosto 2022

Caporetto. e Monte Festa

 

Caporetto e la resistenza del forte di Monte Festa

Ten cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Nel 1917 le opere del forte di Monte Festa erano ancora armate a differenza di molte altre fortificazioni di confine, esse consistevano in 4 pezzi da 149 mm in cupola corazzata con 2.600 granate, altri 4 pezzi da 149 mm G aventi a disposizione 300 granate in barbetta, una sezione antiaerea da 75 mm con 400 colpi in cupola d’acciaio, mentre vi era una assoluta carenza di mezzi per la difesa ravvicinata.

            Il presidio era costituito da 2 tenenti dell’8° Reggimento artiglieria da fortezza, 1 tenente del 3°Reggimento artiglieria da fortezza, 2 tenenti medici, 2 marescialli, 120 soldati dell’8° compagnia dell’8° Reggimento da fortezza, 30 della 4 sez., antiaerea, 20 del 150° battaglione della Milizia Territoriale, 5 eliografisti e 2 telefonisti, con 34 quintali di gallette e 9.000 scatolette di carne.

            Il 26 ottobre il Comando Supremo aveva dato ordine telegrafico di ripiegamento indicandone le modalità, ma disponendo la resistenza ad oltranza per il forte di Monte Festa.

            Il 27 ottobre giunse al forte il Capitano Noel Winderling con l’ordine preciso di organizzare la difesa, ordine ribadito alla sera dal Comando d’artiglieria del XII Corpo d’Armata, Gen. Sacchero.

            Dal 26 al 29 ottobre, sotto bufere di neve e pioggia che imperversavano sulla zona, si procedette a rendere operativi i pezzi e alla preparazione dei dati di tiro relativi agli obiettivi acquisiti organizzando gli osservatori di forcella Amariana e Monte San Simone.

            Le artiglierie del forte entrarono in azione alle 10,50 del 30 ottobre, investendo con il loro fuoco le avanguardie nemiche sul Tagliamento, i tiri si basarono sui dati teorici essendovi nebbia nella valle, furono inquadrati il ponte sul Fella, il ponte di Tolmezzo, la stretta di Sompave, La Maina e la stazione per la Carnia.

            Nel frattempo le Divisioni 26^, 36^ e 63^ nel loro ripiegamento si posero ai fianchi e dietro al forte, il comando della 63° divisione si installò ad Alesso e prese immediato contatto con il comando del forte, il quale a sua volta rinnovò le richieste di mezzi al Comando di Corpo d’Armata già formulate il 27 ottobre.

            Il 31 ottobre il tempo migliora e i tiri vengono rettificati, tutti i pezzi da 149 mm e 75 mm sono in azione, ma la visuale è limitata dai monti circostanti e le linee telefoniche sono interrotte, si procede con staffette ed eliografo quando si dissolve la nebbia.

            Il 1 novembre l’osservatorio di forcella Amariana cadeva in mano agli austriaci, rimanendo solo l’osservatorio di San Simeone, continuano i tiri di interdizione, in particolare verso Tolmezzo dove fu respinta una colonna nemica di circa 300 uomini.

            Il 2 novembre gli austriaci e i tedeschi iniziano a forzare il Tagliamento gettando un ponte nei pressi di Amaro, immediatamente dal forte si risponde con i tiri di interdizione che bloccano la prosecuzione dei lavori. Alle 9,30 dello stesso giorno arriva un messaggio dal comando della 63° Divisione con il quale si avverte di un imminente attacco nei pressi del ponte Braulis, appoggiato dall’artiglieria posta nei dintorni di Osoppo, che tuttavia non si trova nella visuale dell’osservatorio o del forte, si tenta pertanto uno sbarramento con tiri indiretti.

            Con l’invio di due tenenti di artiglieria a rinforzo del forte, viene comunicato il probabile arretramento della 63^ divisione verso San Francesco, mentre gli austro tedeschi la notte del 3 novembre riprendono i lavori sul fiume Fella, la zona viene pesantemente battuta  anche per coprire il ripiegamento della divisione.

            Un ultimo rinforzo arrivò nella notte dal 3 al 4 novembre dalla 63^ divisione, un aspirante ufficiale con 25 soldati del 280° Reggimento, che furono immediatamente impegnati nel rafforzamento delle difese di prossimità.

            Nel frattempo, mentre veniva battuto il passaggio sul Fella, cessavano tutte le comunicazioni telefoniche con il riuscito ripiegamento delle tre divisioni italiane e il conseguente completo accerchiamento del forte, il quale cominciava ad essere a sua volta battuto dall’artiglieria nemica.

            Il successivo 5 novembre vi fu un aumento del volume di fuoco dell’artiglieria nemica, mentre cominciavano a scarseggiare le munizioni per i pezzi del forte.

            Nella notte il nemico attaccò la batteria da 75 mm con la 5^ compagnia della 92^ divisione e un battaglione del reggimento Pappitz, Jagerdivision, l’attacco fu respinto con la sola mitragliatrice in dotazione al forte.

            Alle 9 del 6 novembre si rinnovò l’attacco da varie posizioni che raggiunsero un angolo morto non battuto, l’unica mitragliatrice si inceppò e si giunse a far rotolare per il pendio tutto quello che si trovava, mentre gli uomini si spostavano da un posto all’altro per creare nel nemico la sensazione di una forte presenza numerica.

            Nel mezzo dello scontro fu issata bandiera bianca da un gruppo di attaccanti con la richiesta di parlamentare, condotti bendati dal capitano Winderling gli offrirono la possibilità di una resa onorevole.

            Offerta una lauta colazione ai parlamentari, anche per fare credere una abbondanza di viveri in realtà ormai scarseggianti, il comandante radunò un consiglio di guerra nel quale propose di rompere l’accerchiamento con i soli uomini che volontariamente l’avessero seguito, sciogliendo gli altri dal giuramento.

            L’ambasceria fu rimandata indietro con il rifiuto scritto alla resa in busta sigillata per acquisire tempo, mentre si preparavano le cariche da fare brillare per distruggere i pezzi da 149 mm sia in cupola che su piazzola, oltre ai restanti depositi.

            Fu aperto contemporaneamente il fuoco per consumare gli ultimi colpi, di cui uno colpì un deposito munizioni a Tolmezzo, quindi fu dato fuoco alle micce e gli otturatori dei 75 mm gettati nei dirupi, una colonna di circa 100 uomini, metà del presidio, di dispose a scendere verso la zona paludosa di Somplago per forzare il blocco nemico.

            Purtroppo l’avvicinamento avvenne verso il paese di Somplago deviando dalle paludi e colonne nemiche si posero di traverso, iniziando un fuoco di fucileria, fu ordinato di piegare verso sud, disperdendosi.

            Solo il cap. Winderling, con il ten. Tomei, il maresciallo Federzoni, un sergente e tre soldati riuscirono a sfuggire alla cattura, finché presso il paese di Claut, in un casolare lasciarono le divise e nascosero il carteggio del forte, recuperato nel dopoguerra, proseguendo la fuga.

            Lungo la strada tra i paese di Cimolais ed Erto furono catturati il sergente, il maresciallo e i due soldati, mentre dopo venti giorni di marcia solo Winderling, il Ten. Tomei e il soldato Leon arrivarono ad Aganna dietro le linee austriache, dove per altri venti giorni cercarono di attraversare le linee finché vennero catturati il 15 dicembre.

            La resistenza del  forte sul monte Festa fu citata sia dal Comando Supremo italiano nei bollettini dell’8 novembre e del 9 novembre 1917, che dal gen. Hordt e dal Capo di Stato Maggiore dell’esercito austro-ungarico, generale Artur Arz von Strassenburg, meritando al cap. Winderling la medaglia d’argento al valor militare nel 1922.

            Questa battaglia la si può considerare l’ultima resistenza riuscita in fortezza della storia militare italiana.

 

Tratto da “I Forti della Grande Guerra”, di Leonardo Malatesta, P. Macchione Ed., 2015.

sabato 20 agosto 2022

Storia dei reggimeti 5° Aosta

 

 5° Reggimento Fanteria “Aosta”

Motto “Sotto l’impeto di Aosta Sparve il Nemico”

Campagne di Guerra:

1690-95 Difesa Savoia, 1696 Valenza, 1701-02 Successione di Spagna, 1718-19 Sicilia, 1733-35 Successione di Polonia, 1742-48 Successione d’Austria, 1792-96 Piemonte, 1799 Lombardia, 1815 (Grenoble), 1848-49 I d’indipendenza, 1855.56 Crimea, 1859 liberazione della Lombardia, 1860-61 Marche-Umbria-Bassa Italia, 1866 liberazione del Veneto, 1915-18 Italo-Austriaca.

Ricompense al V.M.:  

Alla Bandiera: Cav. Ord. Mil. Savoia, 2 Medaglie d’ Oro, 1 d’Argento, 1 di Bronzo, Agli Ufficiali e Truppa: 9 Cav. Ord. Mil. Savoia, 4 Medaglie d’ Oro, 312 d’Argento, 744 di Bronzo, 8 Croci di Guerra.

Perdite in Combattimento:

Ufficiali: morti 57, feriti 125, dispersi 21, . Truppa: morti 777, feriti 3201, dispersi 1199

Festa del Reggimento: 26 novembre

 

Erede della tradizione del reggimento fucilieri di S. A. R., costituito il 20 febbraio 1690 per la protezione tattica dell'artiglieria che prese nome di reggimento di Aosta nel 1774, vanta le antiche glorie delle fanterie d'ordine dei volontari del reggimento di S. Giulia di Mondovì che lo formarono. Negli eventi 1796-1S14 fece parte della 1a mezza brigata dell'esercito della nazione piemontese e al ritorno di Vittorio Emanuele I nei propri stati di terraferma si ricostituì in reggimento prendendo il nome di Aosta. Incorporò il reggimento provinciale d'Ivrea, parte di quello di Vercelli, un battaglione cacciatori Aosta e si scisse in due reggimenti (1° e 2°) nel 1831. In conseguenza dell'ordinamento 4 maggio 1839 il I° reggimento assunse l'ordinativo 5° (reggimento fanteria - brigata Aosta), e dal 1926 fa parte della XXVIII brigata di fanteria. Partecipò alle ultime guerre del XYII secolo in Piemonte e, in Savoia, a tutte le campagne del secolo successivo. Combatté durante gli assedi di Ivrea e di Torino nel 1701-02, prese parte alla difesa di Messina nella spedizione di Sicilia del 1718 e alle battaglie di Parma e di Guastalla. Nella guerra 1742-48 si batté in valle Stura, sostenne l'assedio di Cuneo, fu a quello di Valenza. Nelle guerre della repubblica combatté in montagna, alla testata della Dora. Il 5° reggimento fanteria prese parte a tutte le guerre d'indipendenza. Meritò una medaglia d'argento nella campagna 1848-49 nella battaglia di Novara (Mortara): partecipò con 4 compagnie alla guerra di Crimea (1855-56). Il 24 giugno 1S59, alla presa di S. Martino, ottenne la medaglia d'oro al valor militare, e nei fatti di Aspromonte meritò una medaglia di bronzo. Concorse alla guerra italo-abissina 1895-96 nella formazione dei battaglioni di fanteria d'Africa che si batterono eroicamente nella battaglia di Adua, ed alla guerra 1911-12, partecipando alla mobilitazione di 4 reggimenti Corpo di operazione. Durante la guerra italo-austriaca fu sull'alto Isonzo, in Carnia, sul Carso, in Trentino, sul Piave. Meritò seconda medaglia d'oro a Col della Berretta nel novembre 1917, e conquistarono con audacia mirabile i roccioni di M. Valdero Concorse con ufficiali e truppa alla guerra italo-etiopica del 1935-36.

 

mercoledì 10 agosto 2022

Mario Pietrangeli. IL treno della Memoria

 

La Memoria: Il Treno del Milite Ignoto 2022

 

Il Treno della Memoria, il Treno Commemorativo del Milite Ignoto 2021 Due novembre 1921 – 2 novembre 2021: l’anno scorso erano trascorsi 100 anni dall’arrivo alla stazione Roma Termini del treno su cui era stata posta la salma del Milite Ignoto. Un viaggio che le FS e il Reggimento Genio Ferrovieri di Castelmaggiore (BO) hanno consentito di rivivere grazie all’allestimento del Treno della Memoria, organizzato dal Ministero della Difesa in collaborazione con il Gruppo FS, che ha ripercorso le principali tappe compiute dal convoglio di un secolo fa. Partito il 29 ottobre del 2021 dai binari di Cervignano Aquileia, è giunto il 2 novembre 2021 a Roma Termini, dove è stato accolto dall’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane e dai Ministri: della Difesa,  delle Politiche Giovanili e della Cultura Dal 5 all'8 novembre è stato poi al binario 1 della stazione Roma San Pietro, ospitando una mostra commemorativa di illustrazioni, pannelli e non solo. L’unità d'Italia divenne reale man mano che il Paese reale veniva collegato. Da quando l’Italia è unita, le ferrovie hanno ricoperto sempre un ruolo attivo nelle grandi disgrazie e nei momenti di Unità Nazionale. Il treno del Milite Ignoto nel 1921 nel suo transito unì tutto il Paese. Una locomotiva a vapore Gr. 740, bagagliaio 1926, Carro K, due carrozze “Centoporte”, una carrozza “Centoporte a salone”, un carro “Carnera”, carrozza prima classe “Az 10.000”, carrozza “Grillo”, una carrozza cuccette tipo "1957 T" e locomotiva diesel, sono questi i materiali del treno storico allestito da Fondazione FS Italiane e dal Reggimento Genio Ferrovieri che ha ripercorso le più importanti tappe (non tutte per motivi di sicurezza) compiute dal convoglio di un secolo fa, ospitando a bordo una mostra commemorativa (allestita da Reggimento Genio Ferrovieri).

 

Itinerario del Treno del Milite Ignoto 2022 (34 giorni di viaggio) Visto il successo della precedente iniziativa che ha visto migliaia di persone riversarsi nelle stazioni per attendere e per salutare con rispetto e con commozione il Treno del Milite Ignoto 2021 il Ministero della Difesa e la Soc FS hanno ritenuto opportuno far ripetere da FS e dal Genio Ferrovieri tale iniziativa seguendo il seguente itinerario (che interesserà gran parte delle regioni italiane comprese la Sardegna e la Sicilia):

 

DATA

Itinerario e Stazione di Sosta

05/10/2022

Invio del Treno dal Poligono ferroviario Militare del Reggimento Genio ferrovieri di Castelmaggiore BO a Trieste

06/10/2022

Sosta a Trieste per essere visitato

07/10/2022

Sosta a Trento per essere visitato

08/10/2022 sabato

Sosta a Milano Stazione FS Porta Garibaldi per essere visitato dalle 930 alle 1800

09/10/2022 domenica

Sosta a Torino Stazione Porta Nuova per essere visitato dalle 900 alle 1800

10/10/2022

Sosta a Aosta per essere visitato dalle 900 alle 1800

11/10/2022

Sosta a Genova Porta Principe per essere visitato dalle 900 alle 1800 e invio via Parma a Ancona

13/10/2022

Sosta a Ancona per essere visitato dalle 900 alle 1800 e invio via Fabriano - Fossato di Vico Gubbio – Gualdo Tadino -Nocera Umbra - Foligno a Perugia

14/10/2022 venerdì’

Sosta a Perugia per essere visitato dalle 900 alle 1800

15/10/2022 sabato

Trasferimento via Foligno - Terni - Rieti – Antrodoco – Cittaducale e Sosta a L’Aquila per essere visitato dalle 900 alle 1800

16/10/2022 domenica

Trasferimento e Sosta a Campobasso

17/10/2022 lunedì

Sosta Campobasso per essere visitato dalle 900 alle 1800

18/10/2022

Trasferimento via Termoli a Bari e Sosta Bari

19/10/2022

Sosta a Bari per essere visitato dalle 900 alle 1800

20/10/2022

Sosta a Potenza per essere visitato dalle 900 alle 1800

21/10/2022

Trasferimento a Catanzaro Lido (via ferrovia FS ionica)

22/10/2022

Sosta a Catanzaro Lido per essere visitato dalle 900 alle 1800 trasferimento via Reggio Calabria a Villa San Giovanni

23/10/2022

Trasferimento con traghetto FS da Villa San Giovanni a Messina

24/10/2022

Trasferimento con nave traghetto FS da Messina a Golfo Aranci Sardegna e successivo trasferimento via Ferrovia a Cagliari

26/10/2022 mercoledì

Sosta a Cagliari per essere visitato dalle 900 alle 1800 nei giorni successivi il treno sarà ritrasportato in Sicilia

31/10/2022 lunedì

Sosta a Palermo per essere visitato dalle 900 alle 1800

03/11/2022

Sosta a Napoli per essere visitato dalle 900 alle 1800

04/11/2022

Arrivo del treno alle 1000 a Roma Termini (presenza della autorità)

05/11/2022

Sosta del treno a Roma San Pietro per essere visitato dalle 900 alle 1800

06/11/2022 domenica

Invio del treno a Museo Pietrarsa e Evento Istituzionale

07/11/2022

Rientro a Castelmaggiore (34 giorni di viaggio)

 

 

mercoledì 20 luglio 2022

Sergio Benedetto Sabetta. Nota

La metabolizzazione della violenza nella cultura occidentale

Ten cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Vi è nella cultura  europea una forte matrice di violenza che sembra riecheggiare quanto attualmente viviamo sia nell’attuale conflitto nell’Est Europa che nel mondo mussulmano, vi è nella realtà un rispecchiarsi di due mondi e culture nel quale quello che appare estraneo non è in effetti che il riflesso e la metabolizzazione della nostra storia culturale.

Nella Francia della metà del Cinquecento vi è un ribollire di violenza tra predicatori cattolici e predicatori riformati, la violenza della folla che appare informe come un’idra dalle mille teste risulta ad una più attenta analisi indirizzata verso bersagli precisi e fondata su tradizioni che la legittimano (Rude, Tilly, Le Roy Ladurie).

            Si è teso a delimitare la violenza a motivi economico-finanziari, dalle carestie al fiscalismo, dimenticando gli aspetti religiosi delle lotte tra cattolici e riformati, venendo ad assimilare queste ad una rivolta dei ceti popolari verso le classi superiori, i motivi sociali non possono tuttavia assorbire interamente le problematiche nate per esempio dalle violenze nei mestieri artigiani.

Resta la necessità riconosciuta collettivamente di una difesa della vera dottrina e della confutazione di quella falsa, vi è inoltre un’ulteriore motivo dato dalla necessità della purificazione quale termine alla degradazione portata dagli infedeli la quale risulta conduttrice della collera divina.

            A questi elementi se ne aggiunge uno propriamente politico, la sostituzione della folla all’inazione dei magistrati dando corso alla volontà legislativa inattuata (Thompson), sebbene difficilmente le autorità potessero legittimare una tale condotta, come del resto gli stessi predicatori indirettamente riconoscevano, insistendo sempre nella richiesta di azioni da parte delle autorità, tanto che neppure nella teoria della resistenza protestante si richiama il diritto dei singoli alla disobbedienza violenta, le folle nella Francia del Cinquecento indistintamente tendono a impersonare tanto i ruoli del clero che dei magistrati.

            La presenza nella folla di pubblici ufficiali o membri del clero ne legittimano di per sé l’azione, ma anche in loro assenza l’ambiguità di alcuni predicatori, che nel vuoto del potere giudiziario o politico che si creano talvolta nelle comunità tendono a legittimare ex-post l’azione violenta, distinguendo tra motivi sociali ed economici, come rivolte contadine o proteste di giornalieri, sempre rinnegate e violenze iconoclaste considerate quale espressioni di una possibile volontà divina, dove erano le “occasioni” a scatenare la violenza distinguendo tra città e campagne.

In queste ultime i conflitti socio-economici risultavano più evidenti, ma anche il chiaro riferimento ai repertori della Bibbia e della liturgia della giustizia popolare tendeva a legittimarne l’azione, acqua e fuoco ne costituivano la base, come il processo di disumanizzazione dove i nemici diventavano gli “appestati” o i “diavoli”.

            In queste violenze collettive un primo piano lo ebbero gruppi di “enfants” comprendenti maschi adolescenti ma anche bambini di dieci o dodici anni, di giovani si parla in quasi tutti i disordini dell’epoca dai Paesi Bassi alla Francia e la violenza è tanta da indurre perfino esponenti di famiglie famose a muoversi con prudenza, come nel caso degli adolescenti di    Sens e Provins  dove giovani cattolici lapidarono e bruciarono dei protestanti.

 La massa comunque non si muoveva mai casualmente  bensì su organizzazioni preesistenti che potevano essere le confraternite o le società giovanili per i cattolici, le unità della milizia o le corporazioni per cattolici e protestanti, che seguivano rituali ed occasioni precise non collegate direttamente alla violenza della sommossa, la quale era tanto più violenta in quanto collegata a precisi valori fondamentali della comunità che ne venivano a definirne l’identità.

            La connessione tra conflitti religiosi e sociali con il conseguente accrescersi della violenza emerge ancora più chiaramente nell’Inghilterra del XVII secolo, durante il periodo che precedette la guerra civile del Lungo Parlamento, un rapido accrescersi della popolazione urbana creò forti preoccupazioni quando andò ad inserirsi nelle lotte politico-religiose e nell’elezione del Parlamento, tanto da fare affermare ad Hooker che “i grandi movimenti dello spirito” possono diventare molto pericolosi se incontrano uomini pronti al tumulto e alla rissa, ancor più se come nel periodo 1620-1650 della storia Inglese vi fu un forte malessere economico attribuito alla cattiva amministrazione, all’istituzione dei monopoli e ad altri espedienti fiscali per fare cassa.

            L’insubordinazione sociale era anche frutto di una profonda tradizione popolare anticlericale e di irreligiosità che affondava le sue radici nell’eresia di John Wiclif e dei Lollardi, una sorta di scetticismo materialistico popolare (Dickens), ma altre forme di ribellione religiosa si manifestarono attraverso i Mariani, gli Anabattisti e i Puritani, una iconoclastia popolare contro l’intera istituzione ecclesiastica.

            Osservava a riguardo John Selden “Se un uomo afferma di aver preso le armi per qualsiasi ragione che non sia la religione, è possibile fargliele deporre usando la ragione, ma se è per la religione, qualunque cosa tu dica , non ti crederà”, molti predicatori indicavano nel popolo “La voce del Regno di Cristo” indicando al pubblico disprezzo il clero e anche talvolta identificando nei ricchi e potenti l’Anticristo.

La chiamata alle armi del popolo da parte del Parlamento, anche se incerta e dubbiosa, timorosa di effetti imprevisti, legittimava ulteriormente il ricorso alla violenza degli artigiani, dei contadini e di tutti gli strati più umili del popolo, lo sfaldarsi della censura e del controllo reale favorirono ulteriormente i richiami alla rivolta dei predicatori, che nella guerra dei trenta anni in corso sul continente vedevano l’indizio di un approssimarsi della morte del vecchio ordine e l’inizio di un giudizio universale, in cui i poveri e la gente comune avrebbero collaborato nell’avvento del Regno di Cristo, secondo una visione millenaristica.

            Predicatori quali Thomas Scott tra il 1620 e il 1630, Stephen Marshall tra il 1640 e il 1650, indicavano nella “vos populi” la necessità di una ribellione contro nobili, magistrati, cavalieri e gentry in generale in quanto ribelli e traditori contro Dio, fino ad affermare attraverso Christopher Feake essere la monarchia e l’aristocrazia “nemici di Cristo”, sorsero innumerevoli sette e la mancanza di un controllo ecclesiastico sul pensiero si rese evidente, con il tentativo di sostituire i tribunali ecclesiastici mediante un sistema disciplinare presbiteriano, con inevitabili forti reazioni di ostilità.

            Le trasformazioni economiche tra il XVII e il XVIII secolo, l’esplodere della popolazione, accrebbero la mobilità sociale con il conseguente crescere dell’inurbamento e del vagabondaggio, la città diventava un rifugio economico come le foreste nei secoli precedenti, una massa di manovra disponibile fondamentalmente apolitica e areligiosa, pronta a schierarsi con chiunque le fornisse dei favori.

Accanto ad essa vi erano i membri delle sette protestanti anch’essi liberi ma diversi, organizzati in un mutuo soccorso senza dovere dipendere da parroci e signorotti, concentrati nelle città si sentivano gli eletti del Signore, in un mondo di senza Dio e Anticristo fondavano la propria esistenza unicamente sulle leggi tratte dalla Bibbia.

Fuori dai centri urbani cottages e abusivi vivevano nelle foreste, nei terreni incolti e sulle terre comuni, verso di essi vi è una certa simpatia quali ribelli alle leggi delle classi superiori, come osservato nelle ballate popolari del tempo (Firth), ma erano gli artigiani e i commercianti girovaghi di fiera in fiera che favorivano la diffusione delle idee più radicali (Everitt).

            Tutti questi elementi che vivevano lontano dal controllo ecclesiale o regio e feudale erano estremamente ricettivi alle idee religiose più radicali o ad un primitivismo naturalista (Thirsk), le terre in cui vissero furono anche quelle dove vi furono le maggiori rivolte contadine nei primi anni del XVII secolo (Everitt), il Weald, le foreste del Northamptonshire, il distretto del Wiltshire, Ely, l’isola di Axholme, le brughiere del Cumberland furono tutte aree di ribellione.

 Walzer osserva che proprio il venire meno di un controllo esterno e la libertà che esso comporta fa sorgere la necessità di un forte controllo, che dia forma all’uomo nuovo e ad una disciplina collettiva base di una nuova società, a questa esigenza rispondono i Quaccheri e i Puritani, ma anche nelle epoche successive di grandi tumulti e scollamenti sociali i giacobini e i bolscevichi.

            Abitanti della foresta, artigiani e operai itineranti, girovaghi, ambulanti, vagabondi, disoccupati non costituivano solo la massa delle rivolte e delle idee radicali, ma anche il serbatoio a cui attingere non solo per nuove industrie, bensì anche per gli eserciti, gli equipaggi delle navi e le colonizzazioni per le Terre del Nuovo Mondo, dove acquisire un pezzo di terra era la promozione sociale.

Al contempo vi era la necessità da parte delle autorità di controllare e chiudere le taverne senza licenza, in cui facilmente gli artigiani erranti potevano trasformarsi in predicatori e se trovavano l’ambiente favorevole auto-proclamarsi nuovi Messia, creando rivolte, tumulti ma anche facendosi mantenere dai loro discepoli come nel caso di Mary Gagbury e William Franklin, ne è a riguardo dimostrazione il Vagrancy Act del 1656 diretto contro “tutti i girovaghi”.

            Come nella società stuartiana vi è sotto lo strato superficiale di ordine una matrice di violenza, che affonda le sue radici nell’idea messianica di una giustizia e felicità ultima su questa terra, ma anche una risposta tanto al collettivismo spinto di una promessa di welfare assoluto quanto all’individualismo più eccessivo, così la violenza che attualmente ci pare estranea non risulta che essere lo specchio di una parte dell’essere della nostra cultura su cui è nata la società industriale e post-industriale, un riflesso dell’occidente sul medio oriente, una sua trasposizione.  

Davanti alle attuali incertezze e spaesamenti al ripiegarsi degli adulti vi è un esplodere di rabbia dei giovani, “L’età delle rivolte è un’epoca di ribellismo spontaneo, che ha preso il posto delle precedenti forme di protesta, organizzate e inquadrate da sindacati , partiti e quant’altro” (M. Giro, Presbitocrazia : i giovani senza potere, 189, in Lines, 2/2017), dalla Francia nel 2005, alla Grecia nel 2008, all’Inghilterra e ai Paesi Arabi nel 2011, agli U.S.A. nel 2014 ,2015 e 2021 per non dire delle più famose, senza trascurare India, Spagna, Pakistan, Sud-America, Africa e attualmente il Sri Lanka la ribellione continua ad essere parte attiva del paesaggio politico e culturale attuale come nei secoli passati. 

domenica 10 luglio 2022

Il fronte Italiano. 1943

 3.Il dibattito strategico-operativo: che fare in Italia?

 

Il Comando Alleato del Mediterraneo, in vista delle operazioni future, aveva presentato tre piani:

il primo, che prevedeva l’attacco ai porti della Biscaglia, per vincere definitivamente la battaglia dell’Atlantico;

il secondo, cioè “Anvil”, lo sbarco nel sud della Francia;

il terzo, varie offensive limitate nell’ambito delle operazioni in Italia.

Queste proposte trovavano gli Statunitensi orientativamente favorevoli: infatti finalmente anche in Italia si era giunti ad un equilibrio di intenti. Ma si sbagliavano.

Il Maresciallo Alexander, in piena sintonia con il suo primo Ministro, Winston Churchill, aveva elaborato tutta una serie di piani che escludevano in pratica qualsiasi azione fuori d’Italia. I suoi piani avevano come obiettivo quello di “annientare” tutte le forze tedesche in Italia e di costringere il nemico ad attingere alle sue scarse riserve. Alexander era convinto che le armate di Kesserling erano ormai al limite della capacità operativa dopo gli scacchi subiti che non sarebbero stati capaci di opporre resistenza sulla linea Gotica.

 Secondo i suoi calcoli, sarebbero state necessarie altre 8-10 divisioni integre, che i Tedeschi non avevano e non erano in grado di spostarle dal fronte orientale. Lui aveva alle dipendenze truppe esperte ed entusiastiche che, se non le sarebbero state sottratte, gli avrebbero permesso di raggiungere Firenze a metà luglio, investire la linea Gotica, e, grazie anche alle esperte truppe da montagna del Corpo di Spedizione Francese, irrompere nella Pianura Padana e dilagare verso Nord. In sostanza con questi piani Alexander non voleva cedere alcun soldato; avrebbe decisamente puntato su Vienna e Berlino, come era negli intendimenti del Gabinetto di Guerra di Londra. Secondo il Maresciallo questa soluzione era il modo migliore per aiutare le truppe sbarcate in Normandia ed operanti in Francia. In modo sussidiario, vi erano anche altri vantaggi, primo fra tutti quello di non correre l’alea di uno sbarco sulle coste meridionali francesi, come pure quello di sperperare, dividendo le forze, l’intesa raggiunta nel campo della cooperazione aereoterrestre nell’ambito del Gruppo di Armate, qualora interi gruppi aerei fossero sottratti al fronte italiano., ecc.

Le prospettive in Italia in quel torno di tempo, inizio dell’estate 1944, erano ben chiare: o accettare questo piano e vedere quanto prima la guerra arrivare alle Alpi ed oltre, oppure se si volevano adottare altri piani, che prevedevano la sottrazione di forze al fronte italiano, fermarsi sulla linea Pisa-Rimini ed attendere gli avvenimenti.

Mentre le discussioni erano in corso, già i preparativi per lo sbarco in Provenza, la detta operazione “Anvil” erano in essere. Il VI Corpo d’Armata statunitense avrebbe dovuto essere ritirato entro l’11 giugno 1944 dal fronte, mentre le divisioni 3a, 36a “Texas”, 45a statunitensi, dovevano anche loro essere ritirate entro la fine di giugno, mentre le due divisioni francesi, dovevano essere ritirate rispettivamente entro il 24 giugno e il 1 luglio. Questa sottrazione di forze non avrebbe impedito ad Alexander di investire la linea Gotica, ma sicuramente non gli avrebbe permesso di raggiungere le Alpi, ne tantomeno Vienna, per non parlare di Berlino.

Scrive al riguardo W.G.F. Jackson, nel suo bel lavoro sulla Campagna d’Italia:[4]

 

Le posizioni assunte dalle due parti rimasero distanti come sempre. Gli Americani non erano preparati all’idea di rinunciare ad  un attacco anfibio, ed i Britannici non erano preparati all’idea di legarsi in quel momento ad un qualsiasi piano prestabilito. La discussione ridusse a tre le possibili alternative: un assalto ai porti del Golfo di Biscaglia, un assalto nella Francia meridionale, un assalto all’estremità settentrionale dell’Adriatico per aiutare l’avanzata di Alexander oltre il Po. Poiché ciascuna di esse implicava un importante sbarco anfibio, fu convenuto di rimandare la scelta finché non si fossero avute chiare indicazioni sugli sviluppi di “Overlord”e dell’offensiva russa estiva. Nel frattempo il ritiro delle divisioni di Wilson per l’operazione “Anvil” sarebbe stato sanzionato, ma Wilson avrebbe dovuto accertarsi che Alexander restasse con forze sufficienti a consentirgli di serrare rapidamente sulla linea Pisa-Rimini. Alexander e Harding (suo Capo di Stato Maggiore) non erano disposti a rinunciare al loro piano senza lottare, riponendo in esso grande fiducia. L’inseguimento di Kesserling stava procedendo bene, e nuovi calcoli dimostravano che sarebbe stato possibile essere al di là del Po per la metà di luglio ed attaccare il valico di Lubiana per la metà di agosto.”[5]    

 

Le osservazioni di Alexander trovavano sostenitori nei comandanti delle forze aeree e delle forze navali, sia statunitensi che britannici, che non vedevano di buon occhio e non volevano che i loro reparti fossero divisi tra l’Italia e la Francia; lo stesso Wilson si convinse della bontà delle proposte; il suo vice, gen. Devers, invece era di parere contrario e sosteneva che lo sbarco in Provenza era la cosa più utile per Eisenhower. Lo stesso Marschall, in visita in Italia, dopo aver ispezionato il nord della Francia, non era entusiasta delle proposte di Alexander: Eisenhower aveva bisogno di porti, molti porti, in Europa per riceve le 40-50 divisioni che erano pronte negli Stati Uniti. Marschall, dunque, era scettico: secondo lui i Tedeschi si sarebbero ritirati su una linea intermedia tra il Po e Lubiana e l’avrebbero difesa. L’OKW non avrebbe concesso mai 8-10 divisioni  al fronte italiano e vi erano molte probabilità che l’offensiva di Alexander cadesse nel vuoto.

Nel dibattito intervenne con tutto il suo prestigio Eisenhower che chiese espressamente uno sbarco in Provenza, a sostegno della sua azione in Francia. Questo intervento elevò il dibattito dal livello strategico operativo a quello strategico e politico. Churchill appoggiò, naturalmente, le posizioni di Alexander, e quindi fu la volta di Roosewelt, che fece conoscere il suo pensiero il 29 giugno 1944. In uno scritto abbastanza dettagliato confutò tutte le argomentazioni britanniche e, nella conclusione, ribadiva, che “non era disposto a permettere che considerazioni politiche diluissero l’intento militare di colpire il cuore della Germania per la via diretta”

La ferma posizione del Presidente degli Stati Uniti amareggiò non poco i Britannici; gli Statunitensi non persero tempo e già davano pratica attuazione a queste decisioni strategiche ritirando dal fronte italiano anche unità di prima linea.