Atto Costitutivo e Statuto della Associazione

L'Atto Costitutivo, lo Statuto della Associazione, la Scheda di Adesione sono pubblicati sotto la data del 2 febbraio 2013 di questo Blog

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mercoledì 30 settembre 2026

Infermiere nella Seconda Guerra Mondiale L'onore del dovere

 




Prof. Sergio Benedetto Sabetta



In questi freddi venti di guerra che aleggiano sulla Terra rinascono i ricordi e i racconti sulle guerre mondiali che travolsero l’Europa nel corso del Novecento, in particolare l’attività di infermiera di mia madre Mattiuzzo Rita Clementina e quello che mi raccontava.

Il 10 giugno del 1940 Mussolini dichiarava la guerra a Francia e Inghilterra, nel tentativo di potersi sedere da vincitore a fianco della Germania nella inevitabile Conferenza di pace che sarebbe seguita alla occupazione di Parigi.

Tuttavia il 14 giugno la flotta francese uscita da Tolone si presentò indisturbata innanzi a Genova e aprì il fuoco, causando pochi danni ma molto panico tra la popolazione, tanto che molte infermiere dell’Ospedale di S. Martino si dimisero rientrando nel basso Piemonte.

Caposala erano allora le suore rientranti nell’Ordine delle Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli, dette pure affettuosamente per il loro grande copricapo inamidato “suore cappellone”, queste chiesero alle infermiere rimaste se conoscevano persone fidate senza timore, disposte ad assumere immediato servizio.

In quel tempo lavorava quale infermiera nel guardaroba, dove venivano sterilizzati e cuciti gli indumenti ospedalieri, la sorella di mia madre Serafina, che da giovane era stata in collegio dalle suore a San Gallo in Svizzera dove aveva imparato elementi di sartoria, al ritorno era stata inviata, su interessamento del parroco, all’Ospedale S. Martino di Genova.

Il nonno Raimondo, loro padre, era stato artigliere in territori in stato di guerra per circa 10 anni, dalla guerra di Libia alla Grande Guerra, fino a che con la rotta di Caporetto il fronte dal novembre 1917 al novembre 1918 si stabilizzò sul Piave, i territori e la casa che erano sul Piave tra Nervesa della Battaglia, ai piedi del Montello, ed Arcade furono devastati dai combattimenti e dai bombardamenti otre che saccheggiati, la nonna con i figli si rifugiò dal proprio padre a Paese (TV), qui nel marzo del 1918 nacque mia madre.

Il dopoguerra fu estremamente difficile, andata a lavorare a tredici anni in filanda, dopo quattro anni fu chiamata a Genova dalla zia, che avendo aperto un esercizio alimentare a Di Negro per i lavoranti del porto, aveva bisogno di aiuto, dopo un ulteriore periodo presso i marchesi Maineri, nel giugno 1940 su segnalazione della sorella fu assunta in prova ,quale generica, presso l’Ospedale di S. Martino.

I bombardamenti aerei si succedevano e sui tetti dei padiglioni erano dipinte delle grandi croci rosse per segnalare il ruolo sanitario di ospedale, l’ordine era di portare nei rifugi i ricoverati che venivano molte volte portati a spalla per le scale, ma di restare a loro fianco se si rifiutavano di scendere, finché un giorno venne centrato in un bombardamento un padiglione e i ricoverati con le infermiere e un dottore rimasero sotto le macerie, da allora l’ordine fu di lasciare soli i ricoverati che si rifiutavano di scendere ai rifugi fino al cessato allarme, il trasporto a mano dei malati comportò negli anni una grave scogliosi ed una borsite al ginocchio.

Da Corso Firenze dove le due sorelle abitavano, all’Ospedale vi era un collegamento con mezzi pubblici, ma molte volte la guerra imponeva un percorso a piedi che a partire dall’8 settembre 1943 poteva risultare pericoloso per i vari blocchi di controllo dei tedeschi o delle milizie della RSI, le infermiere venivano quindi dotate della fascia bianca con croce rossa al braccio al fine di potere superare eventuali controlli e il blocco del coprifuoco notturno.

I bombardamenti si susseguivano e con essi gli allarmi aerei, si dormiva con la valigia pronta per correre ai rifugi finché, verso la fine della guerra, la stanchezza era tale che talvolta si preferiva restare a casa rischiando, piuttosto che correre al rifugio dovendosi alzare per il turno lavorativo.

In un bombardamento fu centrato l’accesso di una galleria, il fumo e l’esplosione determinò una ondata di panico che fece riversare le persone all’uscita, ci furono decine di morti per schiacciamento e soffocamento, i corpi furono deposti sul piazzale delle camere mortuarie a S. Martino dove venivano i parenti per il riconoscimento. (La tragedia della Galleria delle Grazie, 23 ottobre 1942, circa 354morti)

Altre volte dopo un bombardamento particolarmente cruento, il percorso verso l’Ospedale era costellato dai corpi di coloro che erano rimasti sotto le bombe e dall’opera dei Vigili del Fuoco che cercavano di spegnere gli incendi, aprendo varchi tra le macerie in nuvoli di polvere.

Vi era una carenza cronica di beni alimentari e la loro distribuzione mediante tessera annonaria era insufficiente, tra l’altro nella guerra molti erano gli sbandati, in questo mia madre era stata assegnata al reparto tubercolosi nel padiglione più a nord, isolato per timore del contagio, la sorella le ricordava sempre di lavarsi le mani e di non toccarsi la bocca, un ulteriore elemento di ansia, le disposizioni prevedevano che tutto il cibo che avanzava nella distribuzione avrebbe dovuto essere gettato, ma a lei ed alle altre infermiere sembrava un affronto alla fame, quindi veniva distribuito clandestinamente ai poveri che affluivano attraverso una porticina di servizio aperta appositamente.

La suora Caposala lo venne a sapere e chiese chiarimenti, le infermiere spiegarono che nella carenza di cibo in atto gettarlo via perché non assegnato sembrava loro una offesa al buon senso, la suora dopo una breve riflessione disse loro di continuare ma con prudenza, lei avrebbe fatto finta di non sapere altrimenti avrebbe dovuto intervenire.

I rapporti con le truppe tedesche e i raparti della RSI erano molto formali, per arrivare all’Ospedale di S. Martino si doveva passare davanti alla Casa dello Studente, una costruzione del ventennio destinata ad ospitare gli universitari fuori casa, durante l’occupazione divenne un luogo di detenzione per oppositori politici, circondata da filo spinato e sorvegliata da sentinelle.

Quando si passava davanti si sentivano i lamenti e le urla provenienti dai sotterranei dove erano torturati e rinchiusi gli oppositori, si doveva rimanere indifferenti e proseguire pena l’arresto se si mostrava curiosità o pietà, all’interno dell’Ospedale vi erano alcuni padiglioni riservati ai tedeschi e ai militi della RSI anche in questo caso vi doveva essere indifferenza, niente commenti o curiosità.

Al momento della liberazione ai primi spari la mamma con la sorella erano in servizio alla fine del turno le furono date da indossare le fasce per il braccio della croce rossa, tuttavia dovevano passare per Piazza Terralba da dove sparavano in continuazione sulla strada degli elementi fascisti asserragliati in una palazzina isolata a due piani, fino il caricatore veniva immediatamente sostituita l’arma per mantenere costante il volume del fuoco, non volevano arrendersi ai partigiani aspettando gli Alleati per la resa.

Per attraversare la strada sotto il fuoco costante occorreva aspettare i pochi secondi del cambio d’arma, sperando che il fuoco non fosse in quel momento alternato con una seconda arma.

Da una parte e dall’altra della strada vi erano due partigiani che controllavano il tiro proveniente dalla casa, nel momento che cessava ad un loro segno si attraversava correndo la strada, sperando che non vi fosse stato un errore e di non cadere, con il cuore in gola una sorella alla volta attraversavano correndo a perdifiato la strada.

Nell’Ospedale vi era un servizio di sorveglianza interna di guardie giurate che oltre all’entrata passavano di notte per i padiglioni, controllando che tutto procedesse tranquillo e che le infermiere non si addormentassero, facendo altrimenti rapporto alla Direzione, a tal fine nella sala infermiere queste si erano dotate di una caffettiera napoletana per la notte poteva accadere che prevalesse la stanchezza e ci si addormentasse con la testa sul tavolo.

Le medicine erano preziose ed erano quindi chiuse a chiave in un armadietto metallico, la quale era conservata dalla suora Caposala che provvedeva alla consegna delle medicine alle infermiere secondo il piano medico.

La stanchezza e la tensione continua della guerra poteva portare a compiere errori, alla fine della guerra l’atmosfera si fece più leggera, gli Alleati rifornirono di medicine l’Ospedale, affluirono cibo, vestiario e strumentazione si circolò senza la paura di improvvisi rastrellamenti, oltre alla fine dei bombardamenti, le giovani infermiere si fecero fotografare sorridenti sedute sull’erba nei giardini di S. Martino.

giovedì 10 settembre 2026

Domanda di Servizi ed Etica

 



Prof. Sergio Benedetto Sabetta




In questi tempi di guerre, con i conseguenti costi umani, e accelerazione tecnica per l’introduzione nei vari campi dell’IA, si impone la necessità di riconsiderare i rapporti tra domanda di servizi ed etica, quale affermazione di diritti in rapporto ai costi, ai cambiamenti epocali della tecnica e nel rapporto quale equilibrio tra diritti e doveri, dove ogni singolo diritto è comunque in relazione al diritto altrui.

Turner nel suo saggio “Just Capital” ci ricorda che i risparmi realizzati con una maggiore efficienza, per quanto apprezzabili, non sono sufficienti a coprire i livelli di spesa pubblica, in quanto “ l’aumento della domanda impone anche di definire seriamente quali sono gli obiettivi essenziali” ( 300), distinguendo tra servizi essenziali e non essenziali.

La domanda di cure sanitarie è pressoché illimitata anche grazie ad una ricerca scientifica sempre più estesa e ad una maggiore coscienza individuale, ma è pressoché impossibile aumentare la spesa senza dover superare un limite di tassazione accettabile con effetti economici fortemente disincentivanti, a cui si deve aggiungere il grande flusso di emigranti tale da fare saltare gli equilibri.

Ugualmente in fatto di istruzione, dove garantita l’ istruzione primaria e secondaria, per quella superiore sarà necessaria una sempre maggiore partecipazione del singolo per tipologia, considerati i costi ed i futuri possibili guadagni, occorrerà in altri termini mettere a fuoco gli obiettivi essenziali in particolare nel campo della sicurezza sociale ( Turner), considerando tra l’altro le difficoltà derivanti dall’integrazione di altre culture e della loro scolarizzazione.

Pressioni lobbistiche di gruppi interessati, corruzione elettorale e inerzia di spesa si affiancano alla sempre maggiore richiesta di servizi da parte dell’elettorato, problematico diventa quindi per chi governa porre limiti alla spesa pubblica e regole stringenti senza che venga definita ed accettata dalla morale pubblica una linea di confine tra servizi essenziali e servizi non essenziali.

Possiamo partire dalla definizione di povertà, cercando in essa una prima razionale distinzione.

Questa può definirsi come l’impossibilità di soddisfare i bisogni fondamentali o primari, distinguendo per tale via una povertà assoluta da una povertà relativa derivante dall’ineguaglianza economica, Sen individua tre fasi entro cui esaminare il concetto di povertà: quella dei bisogni, nella quale si definisce quale lista esaminare, con quale metodo si intendono appagare i bisogni innanzi individuati, infine quali i beni e servizi richiesti, in tal modo superando l’aspetto puramente economico e allargando l’indagine alle nuove forme di povertà per emarginazione e indigenza socioculturale.

Comportamenti di politica economica virtuosi hanno un doppio effetto non solo economico ma anche etico, in quanto nell’aumentare le risorse messe a disposizione ne migliorano la qualità d’uso e per tale via si riverberano in un miglioramento delle condizioni per le classi più emarginate.

Il concetto di povertà viene a incrociarsi con quello dei diritti di cittadinanza e quindi a porre il problema del livello dei servizi da offrire in stretto rapporto al concetto sociale di giustizia, che assume pertanto una problematica etica dai profondi riflessi economici.

Correttamente Sandel pone la questione dei limiti del mercato, quando tutta l’economia viene assorbita da un mito del mercato che si impone anche in settori economici che non possono rientrare esclusivamente nel suo campo, quale sanità e istruzione, in quanto elementi portanti per la cittadinanza effettiva di una comunità, tuttavia il rimettersi esclusivamente ad esso è il risultato di una incapacità culturale di gestire economicamente i servizi in termini pubblici corretti e nella mancanza di una efficace miscellanea tra pubblico e privato.

Sandel richiama due valori fondamentali per la nostra società democratica: l’eguaglianza e la moralità.

La prima viene meno nel momento in cui tutto diviene oggetto di mercato estendendosi ad elementi essenziali della qualità della vita, fino a rendere il prevalere della ricchezza strutturale in una società ineguale nella quale la differenza di reddito pervade ogni aspetto del vivere, la seconda è quello che impedisce il degradare di certi valori sociali ad elementi di mercato a prescindere dalle condizioni economiche soggettive, in cui la moralità ancor più dell’eguaglianza diventa colla del sistema sociale.

Come ci ricorda Viano non esiste nessuna tecnica automatica che consenta una scelta collettiva condivisa, quando viene meno una morale privata relativamente omogenea e le istituzioni di socializzazione ( chiese, partiti e associazioni) perdono le loro funzioni primarie di sintesi, l’area pubblica diventa incerta tirata a piacimento dalle varie lobby e interessi.

La creazione di valori condivisi diviene necessariamente oggetto di una azione politica di mediazione, ma anche di informazione e persuasione base della dialettica tra tecnici, economisti, ricercatori, lobbisti e associazioni istituzionalizzate o meno di cittadini, un dibattito che viene a incrociarsi con il concetto di giustizia da ciascuno portato.

La crisi finanziaria si riflette, oltre che in una crisi economica, nella necessità di definire una scala di valori morali su cui classificare i servizi offerti al fine di definirne la loro essenzialità, l’impossibilità di espanderne l’offerta onnicomprensiva obbliga a scelte, si che è lo stesso mercato finanziario che ci obbliga a definire un metro etico su cui misurare il rapporto costi/benefici.

Questo in un contesto socio-economico in cui per il singolo individualista l’accontentarsi è impossibile e il movimento del desiderio necessitato è fondamentale per il sistema economico, con una conseguente forte riduzione del senso comunitario, sebbene alla stessa comunità si richiedano sempre nuovi servizi ( Bauman).

La definizione dei valori su cui programmare le scelte coinvolge anche il nostro senso di giustizia dibattuto tra una supervalutazione dell’ego e le necessità finanziarie della comunità, ossia tra una spinta liberista estrema e un limite economico alla tassabilità in rapporto ai debiti pubblici creati e agli interessi associati presenti nella comunità.

La giustizia è stata intesa in epoca moderna quale ricerca della reciprocità, per cui ognuno deve attendersi dagli altri quanto gli altri si attendono da lui ( Hobbes), ma questo viene a porre un limite all’individualismo stesso e in termini economici pone la domanda di quale valore diamo al servizio pubblico specifico in esame in rapporto al valore sociale ma anche economico della persona nel contesto finanziario in cui viviamo, la valutazione non è più assoluta ma relativa distinguendo tra principi teorici e valutazioni pratiche in cui i primi sono ancoraggi non rigidi ma elasticizzati delle valutazioni economiche.

Il rapporto costi/sostenibilità presuppone innanzi tutto una valutazione culturale dei valori oggetto della sostenibilità stessa e solo successivamente il livello dell’impegno.

Khun parlava della scienza in termini di “paradigmi” sostenendone l’incommensurabilità, lo stesso può dirsi per i paradigmi di valori i quali forniscono un significato al mondo e a quello che noi osserviamo , in altre parole il mondo si forma attraverso operazioni cognitive che descrivono la nostra esperienza e mediante una molteplicità di sistemi simbolici forniscono una delle verità possibili, consegue che un fatto è tale solo in relazione ad una categoria ricompresa in una data cultura.

All’interno di un sistema culturale si creano le interazioni tra i singoli e le relazioni di corrispondenza con il mondo esterno, il corpo di valori posto alla base permette la costituzione di un pensiero di secondo livello che crea e definisce delle “immagini” di valori.

Che cosa è la cultura se non un complesso di atteggiamenti, istituzioni, idee, tecniche e manufatti elaborati per soddisfare i bisogni umani di una comunità, la necessità di soddisfare tali bisogni, distinti tra bisogni primari e derivati come già individuati ed elencati da Malinowski, conduce da una parte ad accumulare conoscenza e valori da una generazione alla successiva, dall’altra a reinterpretare e adattare in modo da ottenere un nuovo equilibrio al presentarsi di nuove esigenze, si vengono in tal modo a contrapporsi tradizioni e inculturazione.

La trasformazione deve avvenire salvando l’identità, quale percezione che si ha di sé stessi in termini di conoscenze e valori nella visione del mondo, questo avviene attraverso un complesso di relazioni funzionali entro cui l’individuo è calato e in cui si riconosce ed è riconosciuto, si deve ricordare che la completa omologazione porta alla disgregazione della personalità ecco quindi la necessità di un sistema di idee e di valori.

Ci ricorda Lévi Strauss che nell’uomo tutto viene filtrato da norme logiche e affettive di carattere culturale ed anche quello che ci appare proprio del dominio sensoriale è in realtà condizionato da strutture culturali, da questo nasce il sistema di simboli che caratterizzano ciascuna cultura, veicolati sensorialmente ma mediati dal pensiero.

Nella comunicazione umana, di cui la cultura ne è il frutto, bisogna affiancare l’elemento biologico, ma è la lingua che permette di classificare la realtà fisica e sociale elaborando modelli comportamentali condivisi dalla comunità ( Sapir, Benedict), circostanza che fa sì che un debito o un deficit, un’ assistenza o un abbandono, acquistino significati diversi in contesti culturali diversi e solo lo scontro/raffronto permette l’inculturazione necessaria a far sì che i sistemi dialoghino fra loro secondo i parametri dati dalle risorse disponibili e dai bisogni primari individuati.


Bibliografia



  • Z. Bauman, Vita liquida, Ed. Laterza, 2007;

  • C. Leivi – Strauss, La linguistica e la scienza dell’uomo. Mito e significato, Il Saggiatore, 2011;

  • M. Sandel, Giustizia: il nostro bene comune, Feltrinelli, 2010;

  • R. N. Turner – R. J. Crisp, Psicologia sociale, UTET, 2021.

mercoledì 2 settembre 2026

INFOCESVAM N. 4 DEL 2026 Luglio Agosto 2026, 1 settembre 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 79/80/, N. 4, Luglio - Agosto 2026, 1 Settembre 2026

XIII/4/1176- La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 4 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1176 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XIII/4/1277 – L’ultimo numero dedicato allo stato di avanzamento progetti, Questo numero allo stato di visibilità dei blog geografici e storici a sostegno dell’offerta formativa ed alle Chat di divulgazione alla data del 31 agosto 2026

XIII/4/1178 – www.valoremilitare.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 8708, mese di aprile 55698, mese di maggio 20095, mese di giugno 43804, mese di luglio 53780, mese di agosto, 89061 per un totale di 571.000 dalla apertura del Blog. Visibilità: Altissima. quasi anomala.

XIII/4/1179 -– www.studentiecultori.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1572, mese di aprile 1624, mese di maggio 1714, mese di giugno 2982, mese di luglio 8300, mese di agosto 14527 per un totale di 171.000 dalla apertura del Blog. Visibilità: Altissima

XIII/4/1180 -– www.storiamilitare.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 2048, mese di aprile 2125, mese di maggio 6601, mese di giugno 7065, mese di luglio 26428, mese di agosto 18624 per un totale di 119.000 dalla apertura del Blog.Visibilità:Altissima

XIII/4/1181 -– www.uniformologia.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1736, mese di aprile 2142, mese di maggio 2715, mese di giugno 8273, mese di luglio, 10619, mese di agosto 8461 per un totale di 171.000 dalla apertura del Blog.Visibilità: Alta

XIII/4/1182 -– www.seniores.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1592, mese di aprile 1396, mese di maggio 2241, mese di giugno 4072, mese di luglio 7096, mese di agosto 6267 per un totale di 100.750 dalla apertura del Blog-Visibilità: Alta

XIII/4/1183 -– www.atlantegeostrategico.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1019, mese di aprile 1049, mese di maggio 1176, mese di giugno 1981, mese di luglio, 5430, mese di agosto 5902 per un totale di 78.300 dalla apertura del Blog. Visibilità: Alta

XIII/4/1184 -– www.atlanteeuropa.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 2022, mese di aprile 1305. mese di maggio 3760, mese di giugno 3921, mese di luglio, 10197, mese di agosto 5558 per un totale di 83.500 dalla apertura del Blog. Visibilità: Alta

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XIII/4/1186 -– www.atlanteasia.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1867, mese di aprile 1487, mese di maggio 1917, mese di giugno 2003, mese di luglio, 11677, mese di agosto 10520 per un totale di 90.300 dalla apertura del Blog. Visibilità: Altissima

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XIII/4/1196 – www.internamentoereticolati.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1549, mese di aprile 71213, mese di maggio 2146, mese di giugno 2614 , mese di luglio, 2714, mese di agosto 8466 per un totale di 118.000 dalla apertura del Blog. Visibilità: Alta

XIII/4/1197 – www.prigioniadiguerra.blogspot.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1257, mese di aprile 1347 , mese di maggio 2060, mese di giugno 2160, mese di luglio 6765, mese di agosto 5154, per un totale di 100.500 dalla apertura del Blog. Visibilità: Alta

XIII/4/1198 –– www.storiainlaboratorio.com. Aggiornato al 31 agosto 2026. Accessi mese di marzo 1542, mese di aprile 1503, mese di maggio 2247, mese di giugno 8856, mese di luglio, 10934, mese di agosto 8246 per un totale di 106.000 dalla apertura del Blog. Visibilità: Alta

XIII/4/1199 – Criterio di assegnazione visibilità Blog per questo torno di tempo. Bassa, da 1 a 500; Mediocre, da 501 a 999, Media, da 1000 a 1499, Medioalta, da 1500, a 1999, Alta, da 2000 a 9999, Altissima oltre 10000 accessi al mese.

XIII/4/1200 - Prossimo INFOCESVAM (settembre - ottobre 2026 ) sarà pubblicato il 1 novembre 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org