Atto Costitutivo e Statuto della Associazione

L'Atto Costitutivo, lo Statuto della Associazione, la Scheda di Adesione sono pubblicati sotto la data del 2 febbraio 2013 di questo Blog

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domenica 28 giugno 2020

Società di Storia Militare

Gentile Socia/Caro Socio,
terminata la quarantena, è il momento di informarvi della attività che abbiamo svolto nei primi 5 mesi dell’anno e che hanno visto l’attivazione del sito (www.nam-sism.org) della nostra nuova rivista interdisciplinare e internazionale Nuova Antologia Militare (NAM) e la pubblicazione di 2 volumi di Soci e dei primi 4 fascicoli di NAM per complessivi 30 articoli, 14 recensioni e 1.200 pagine.
·         Collana Sism. In febbraio è stato pubblicato il 2° volume della Collana (Orbis Maritimus, del Socio Amm. Domenico Carro) acquistabile da qui:
·         Collana Sism/Aracne “Fvcina di Marte”. Il 3 maggio è stato pubblicato il secondo volume della Collana, gli atti del convegno sulla battaglia di Francavilla di Sicilia (1719) a cura dei Soci Giuseppe Restifo e Elina Gugliuzzo, acquistabile da qui:

·         Rivista NAM: i 4 fascicoli sono gratuitamente scaricabili da qui:
e i singoli articoli da qui:


L’opportunità di pubblicazione offerta ai Soci, e specialmente ai giovani che intendono intraprendere l’impervia carriera universitaria, nonché lo straordinario successo internazionale suscitato da NAM col prestigio così arrecato all’Italia, ci ripagano del durissimo lavoro svolto e di quello altrettanto impegnativo che ci attende nei prossimi mesi. Abbiamo in preparazione altri 4 fascicoli di NAM (4/20 SM contemporanea, 1 e 2/21 SM medievale, 3/21 Storia del diritto internazionale bellico) più un supplemento di recensioni, una raccolta di scritti del Prof. Jeremy Black, 2 volumi di Soci (Andrea Tanganelli e Carla Benocci) e il Quaderno Sism 2020 Storia militare della geografia curato dalla Socia Prof. Simonetta Conti.
NAM ha accresciuto di 6.000 euro (per spese di grafica, tenuta del sito e indicizzazione digitale degli articoli) il fabbisogno annuale della nostra associazione, a fronte di un gettito annuo teorico di euro 11.000 (calcolando 440 quote di 25 euro). Anche se nell’immediato le nostre cospicue riserve ci consentono di proseguire la tradizione delle copie cartacee dei Quaderni annuali inviati per posta ai Soci in regola, è chiaro che dovremo affrontare la questione nella prossima Assemblea di dicembre.
Più in generale il rilievo che la nostra rivista e le nostre Collane stanno acquistando nell’attività della Sism modifica la percezione del rapporto tra il socio e la Sism. Nell’ultimo decennio, infatti, la prassi di inviare per posta la copia cartacea del Quaderno ha radicato la percezione che questo sia il principale, se non l’unico corrispettivo  della quota di 25 euro. Invece versare la quota per pubblicare una rivista di pubblico accesso, di cui fruiscono gratuitamente anche i non soci, implica condividere, finanziandola, una impresa culturale comune, indipendentemente da un corrispettivo esclusivo. D’altronde la ragion d’essere di NAM è la condivisione scientifica gratuita e universale, come già facciamo con l’edizione digitale dei Quaderni.         
Non sappiamo quanti, fra i Soci, possano sentirsi estranei all’idea, per altri invece esaltante, di partecipare ad una battaglia culturale comune. Chi non la condivide e condiziona la sua appartenenza alla Sism a un qualche corrispettivo diretto ha tutto il diritto di abbandonarci, e noi abbiamo il dovere di assumerci la responsabilità di mettere in gioco quella che finora è stata la base della nostra indipendenza e della nostra creatività, e cioè il fatto di essere finanziati esclusivamente dalle quote sociali.
Non intendo eludere il problema compensando l’eventuale emorragia dei Soci con un aumento dell’importo della quota. Se non sono capace di suscitare in patria quel consenso e quell’entusiasmo che ci sta venendo copiosamente dall’estero, debbo affrontare l’eventuale contrazione delle risorse senza scaricare la mia inadeguatezza sui Soci più fedeli e motivati, e senza cercare beneficenze e patronati che finirebbero per snaturarci.
All’inizio di maggio ho inviato 150 solleciti ai Soci ordinari (quasi un terzo del totale) che a tutto marzo non ci risultavano ancora in regola con la quota, chiedendo loro di verificare e, se del caso, scegliere se restare mettendosi in regola oppure, com’è insindacabile diritto, comunicarci le proprie dimissioni. Finora abbiamo avuto 4 dimissioni, mentre i soci in regola a tutto aprile e quelli che ci hanno comunicato i versamenti fatti a maggio sono saliti a 354. Manca ancora all’appello un quinto del nostro “Inclito Battaglione”. Chiedo a costoro di prendere sul serio la lettera che hanno ricevuto da me ai primi di maggio. Li ringrazierò con stima se sceglieranno di non proseguire la loro esperienza in una associazione chiamata dal suo stesso successo ad affrontare maggiori sfide scientifiche.
Attenderò poi l’informazione dei versamenti effettuati in giugno, che le poste mi invieranno (spero) a metà luglio. Dopo quella data chi (senza gravi motivi) non dovesse ancora aver scelto, fosse pure il più caro degli amici o il più illustre dei nostri Soci, riceverà la comunicazione che è stato considerato tacitamente dimissionario e cassato irrevocabilmente dai nostri ruoli. Nonostante le difficoltà degli ultimi tre mesi, quest’anno abbiamo avuto sinora 17 nuove domande di adesione. Chiedo ai Soci che maggiormente condividono questa nuova fase della nostra storia di colmare i vuoti con nuove reclute altrettanto motivate.
Virgilio

sabato 27 giugno 2020

Francesco Baracca e la sua epoea.

La Grande Guerra di Francesco Baracca



 Umanità e bravura: l’Italia che vince Spesso degli eroi si conserva un’immagine su cui si adagia la polvere del tempo. Ne La Grande Guerra di Francesco Baracca scritto da Maria Luisa Suprani Querzoli per i tipi di CartaCanta Editore (marchio del gruppo CAPIRE Edizioni), il passato ritorna a essere presente, vivo nel racconto documentato delle spaventose durezze e delle difficoltà con cui l’Asso dovette confrontarsi, senza mai perdere la propria umanità. Le condizioni proibitive dell’aviazione dei primordi e il verdetto implacabile che concludeva ogni duello aereo non riuscirono a intaccare la sua costanza e la considerazione del valore dell’avversario di cui seppe dare esempi concreti. L’autrice, dopo il racconto della meraviglia e delle diffidenze che circondarono la conquista dell’aria, ripercorre l’esistenza di Baracca dagli inizi della sua passione per il volo, avvalendosi delle lettere inviate alla madre e delle testimonianze di chi gli fu vicino. Il racconto dalla viva voce dei protagonisti che parteciparono all’esperienza tragica della guerra forse più disumana di sempre, restituisce l’immagine di un clima culturale non così diverso da quello di oggi. L’analisi dei documenti ufficiali austriaci permette poi all’autrice di giungere a un’ipotesi del tutto inedita sulla morte dell’Asso le cui dinamiche sono rimaste sconosciute fino ad ora: il confronto delle  deposizioni date nel tempo da colui a cui fu attribuito l’abbattimento dell’Asso italiano rivela una contraddizione che trova conferma in voci ufficiose che circolavano all’epoca in ambiente austriaco, non più riprese dagli studi che si sono susseguiti fino ad oggi. Ne esce un racconto avvincente, confortato dall’attendibilità dei criteri della ricerca storica.




  Maria Luisa Suprani Querzoli La Grande Guerra di Francesco Baracca CartaCanta Editore pp. 296 18 euro Isbn 97888-85568-730 in libreria dall’11 giugno Promozione e distribuzione: Messaggerie Libri

domenica 21 giugno 2020

Storia in net Work Marzo ed Aprile 2020





Rivista Informatica "Storia in NETWORK" (www.storiain.net), n. 275 del mese di aprile 2020:



“SPARTIZIONE DELLE SPOGLIE OTTOMANE”. Questo lavoro si lega, per certi aspetti, all’articolo dello scorso mese sulla continuazione del conflitto ad est, al termine della 1^ Guerra Mondiale ed ha lo scopo di completare il quadro del conflitto nello stesso periodo nello scacchiere mediorientale, per il periodo che va dall’Armistizio di Mudros del 1918, alla Conferenza di Sanremo ed al Trattato di Sevres, del 1920, fino al Trattato di Losanna, del 1923. Il saggio, nello specifico, prende in esame le vicende finali dell’Impero ottomano fino all’Armistizio di Mudros del 1918, che pone temporaneamente fine alle ostilità nel Vicino e Medio Oriente, fino al Trattato di Sevres che - basato sugli  accordi segreti anglo-francesi (Sykes Picot) del 1916 - ne sancisce la sua definitiva frammentazione. La successiva invasione greca dell’Anatolia e l’imprevista ed efficace reazione dell’esercito turco di Mustafà Kemal, faranno parzialmente saltare gli accordi della Conferenza di Sanremo e di Sevres e porteranno alla scomparsa dell’ipotesi della Grande Armenia ed alla nascita della Repubblica Turca con il Trattato di Losanna del 1923.



 “ROMA CONTRO I PARTI, UNA GUERRA INFINITA”. Il lavoro prende in esame un periodo di circa 300 anni della storia di Roma contro i Persiani Arsacidi e quindi contro i Parti, dal secondo triumvirato fino all’ultima conquista romana, nell’anno 283 della capitale persiana Ctesifonte, passata ormai sotto il dominio dei Persiani Sassanidi. Dopo la conquista e la pacificazione dell’Occidente, la ricerca della gloria per i Romani poteva essere esercitata solo ad Oriente e proprio contro i Persiani. Lo scontro, inizialmente episodico, si trasforma, a partire dalla guerra di conquista dell’imperatore Trajano, il “Parthicus”. Con Trajano, Roma raggiunge, nell’anno 116, il limite massimo della sua espansione, inglobando nel suo impero l’Armenia e la Mesopotamia, fino al Golfo Persico ed a Ctesifonte, la capitale di Parti. Trajano, in effetti, portava a compimento, nell’immaginario collettivo romano, gli sfortunati progetti di gloria militare di Crasso e di Marco Antonio, sulle tracce del grande Alessandro Magno. Le conquiste di Trajano, però, non potranno essere consolidate e si dimostreranno effimere, mentre lo scontro fra le due potenze dell’epoca si trasformerà in una guerra continua: una serie infinita di combattimenti, di avanzate (Commodo, Marco Aurelio, Settimio Severo) e di sanguinose ritirate, che provocherà un duro salasso di uomini e di denaro per Roma, ma anche l’esaurimento della dinastia dei Parti che, nel 224, verrà sostituita da quella dei Persiani Sassanidi. Questi ultimi, peraltro, continueranno con rinnovato vigore la loro opposizione al potere di Roma.     



-  Rivista Informatica "GRAFFITI on line" (www.graffiti-on-line.com), del mese di marzo 2020



- “JUGOSLAVIA LO STATO SCOMPARSO”. Il lavoro, vuole retrospettivamente effettuare un’analisi della scomparsa, avvenuta circa 21 anni fa, di uno stato artificiale, creato a tavolino alla fine della Grande Guerra, allo scopo del controllo dei Balcani, ma anche e soprattutto in funzione anti italiana. Un paese attraversato da profonde linee di frattura interne, tenuto in piedi da un regime autoritario ed antidemocratico, espressione, nei suoi gangli vitali, della maggioranza serba. In effetti, nel 1999, la guerra nell’ex Jugoslavia arriva al capolinea, grazie agli interventi armati votati dall’ONU, risultati decisivi. Tra gli altri provvedimenti, il territorio denominato Kossovo, abitato comunque da due differenti etnie, serba e albanese, viene posto sotto l’amministrazione ONU, mediante l’impiego di un Presidio armato, tuttora presente. Le questioni etniche, indubbiamente esistenti, sono spesso servite come strumento di lotte sanguinose. L’obiettivo di questa analisi è quello di ricordare, nel contesto della caduta dei regimi comunisti d’Europa, le responsabilità degli attori ed il processo di decomposizione dello stato ex jugoslavo. Scomparsa di un paese artificiale, sogno “piemontese” della Serbia, attraversato da molteplici linee di frattura: etniche, religiose, ideologiche, che non poteva durare e che, tra l’altro, nel quadro della pulizia etnica, “fiore all’occhiello dei popoli balcanici”, aveva introdotto, a pratica ordinaria, quella della eliminazione di massa, altrimenti detta delle “foibe”, tristemente patita, soprattutto dalle popolazioni italiane residenti in Istria, a Fiume e a Pola.

http://www.graffiti-on-line.com/home/opera.asp?srvCodiceOpera=1931


- “LA PESTE NERA DEL 1347-1452”. Il lavoro, prendendo lo spunto dalle vicende della attuale pandemia di Coronavirus, si ripromette lo scopo di tracciare, per sommi capi, lo sviluppo della più grande e catastrofica epidemia avvenuta in Occidente, nonché le condizioni socio economiche dell’epoca e dei comportamenti sociali di fronte al morbo. Il saggio cerca, in effetti, di evidenziare le problematiche sociali e mediche verificatesi (specie quelle che hanno favorito il diffondersi del morbo), ma anche le non poche analogie nei comportamenti sociali di fronte al fenomeno pandemia, con quelli riscontrabili anche oggi. Di fatto, verso la metà del 14° secolo, durante il periodo della Peste Nera (la più grande tragedia sociale della storia europea), scompare quasi la metà della popolazione d’Occidente.

http://www.graffiti-on-line.com/home/opera.asp?srvCodiceOpera=1932


Come al solito, nell’augurare a tutti una BUONA LETTURA, facilitata credo dall’invito a rimanere in casa per salvaguardare la nostra salute e quella degli altri, porgo ad ognuno di Voi i miei più affettuosi saluti ed auguri di Pax et Bonum.



Massimo IACOPI, Reggente Generale





martedì 16 giugno 2020

Reparti coloniali Italiani



Note storiche sul IV Battaglione Eritreo Toselli

 di Alessandro Andò

·       Costituito il 1 -10-1988 a Taulud
·       Distrutto il 7-12-1895 all’Amba Alagi
·       Ricostituito il 1- 7-1896 a Cheren

Ha partecipato alla seguenti battaglie e campagne:
Agordat I (1890) - Agordat II (1893) – Cassala (presa di 1894) – Halai (1894) - Coatit (1895) – Senafè (1895) – Debrà Ailà (1895) – Amba Alagi(1895) – Campagne Libiche dal 1912 al 1927 – Campagna Italo-Abissina 1935/36
Uno dei quattro battaglioni coloniali che si poteva identificare con il nome di ufficiali italiani che si erano particolarmente distinti: Maggiore Pietro Toselli MOVM alla battaglia dell’Amba Alagi 1895

Uno dei pochi reparti dell’Esercito Italiano che è stato insignito di conferimento multiplo di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla bandiera/gagliardetto:
·       MOVM Battaglia di Mai Ceu del 31-03-1936
·       MOVM Battaglia di Cheren dal 04-02-1941 al 27-03-1941

mercoledì 10 giugno 2020

Appello di Elisa Bonacini




LA MOSTRA SULLA BATTAGLIA DI APRILIA : QUANDO UNA SEDE STABILE?

a pochi giorni dalla giornata commemorativa del 28 maggio, l’appello di Elisa Bonacini presidente di “Un ricordo per la pace” :
“Signor Sindaco regali il “Museo per la Pace” alla Città di Aprilia”



La giornata del ricordo “28 Maggio 1944: la Battaglia di Aprilia - in memoria dei caduti” è stata istituita con deliberazione del Consiglio Comunale di Aprilia il 31 gennaio 2013.
L’iniziativa venne promossa nel maggio 2012 dall’Associazione “Un ricordo per la Pace" presieduta da Elisa Bonacini, erede e curatrice della mostra omonima.
Pronta fu l’adesione delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma di Aprilia ed altre Associazioni locali: la richiesta inoltrata al Comune di Aprilia era quella di istituzionalizzare una data nella quale ricordare i cruenti eventi bellici che interessarono il territorio durante la seconda guerra mondiale e che terminarono intorno al 28 maggio 1944, data in cui si completò la Liberazione nazifascista dell'Agro Pontino.
Il 24 aprile 2013 veniva inaugurata l'esposizione "APRILIA IN GUERRA: LA BATTAGLIA DI APRILIA" presso l’auditorium dell’I.I.S. “C e N. Rosselli” (ora Liceo “A. Meucci”).
La mostra, patrocinata dal Comune di Aprilia e curata dell’Associazione “Un ricordo per la pace”, andava ad accogliere oltre 300 pezzi della collezione di Ostilio Bonacini, fratello di Elisa, accettati in affidamento perenne e gratuito con delibera n°163 del 12 giugno 2012. Sono presenti alcune donazioni di cittadini apriliani e veterani della seconda guerra mondiale. Nella delibera di accettazione dei reperti il Comune esprimeva l’intenzione di reperire locali nel centro di Aprilia per una sede definitiva della mostra, cosa che ancora non è avvenuta.
L’idea di realizzare un’esposizione civica dei reperti nacque nel maggio 1999 a pochi giorni dalla scomparsa di Ostilio: la famiglia decise di proporre gratuitamente al Comune di Aprilia per finalità museali la collezione di reperti, divise e strumentazioni degli eserciti che hanno combattuto nel 1944 in territorio apriliano. Dopo innumerevoli richieste della famiglia passate al vaglio delle amministrazioni succedutesi nel tempo, nel 2002 fu possibile esporre circa 35 pezzi della collezione presso l’ I.C. “Giovanni Pascoli” in cui era sorto un Centro di documentazione storica della Città di Aprilia, dismesso nel 2008 per esigenze scolastiche.
L’esposizione "APRILIA IN GUERRA: LA BATTAGLIA DI APRILIA" è costata al Comune di Aprilia circa 19.000 euro (pari al solo costo di teche e manichini). Il progetto venne realizzato nel 2013 gratuitamente dall’architetto Otello Lazzari; consulenti storici il Generale Prof. Massimo Coltrinari ed il Generale Luigi Marsibilio.
L’auditorium da qualche anno è divenuto di competenza del Liceo "A. Meucci" che nel 2016 ha chiesto la rimozione della mostra per esigenze di spazio “per attività teatrali”. Da quella data la mostra indesiderata ivi giace, oscurata e transennata per presunti motivi di sicurezza.
Elisa Bonacini, presidente di “Un ricordo per la pace” ed erede della collezione storica: “21 anni dalla nascita del nostro progetto ed ancora non vederlo realizzato pienamente è fonte di grande amarezza. Sto cercando di rispettare quanto era desiderio dei miei genitori, e pertanto mi sto battendo da anni per una collocazione centrale della mostra, maggiormente fruibile da cittadini e turisti, in un progetto di “Museo per la pace” ancora in embrione da condividere con le associazioni apriliane.
La situazione di stallo al Liceo è davvero insostenibile e spero che il Comune di Aprilia provveda al più presto ad una sistemazione centrale dell’esposizione tenendo presente il desiderio della cittadinanza espresso in più petizioni cui hanno apposto la firma anche molti commercianti del centro storico.
La prospettiva della collocazione al Polo Culturale ex Claudia propostami qualche mese fa mi lascia perplessa considerando ad oggi le criticità presenti in quella struttura che sono sotto gli occhi di tutti e che non sto qui ad elencare.
Aprilia, a maggior ragione oggi, dopo la crisi delle attività commerciali provocata dall’emergenza coronavirus necessita di impulsi concreti per rinascere più forte di prima.
Diamo ad Aprilia questa opportunità di crescita culturale e turistica. Credo che i locali del Comune di piazza Roma i cui uffici al pubblico sono stati trasferiti in piazza Bersaglieri non potrebbero avere destinazione migliore.
Signor Sindaco, Le chiedo per l’ennesima volta, faccia questo regalo alla Città di Aprilia!”






venerdì 5 giugno 2020

Obdach. Incontro annullato causa coronavirus

I N V I T O 

La sezione locale dell’associazione cameratistica Austriaca ÖKB di Obdach L’11 e il 12 luglio 2020 celebra il suo 130 ° anniversario in combinazione con l’incontro di pace Italo-Austriaco. 

mercoledì 3 giugno 2020

Croce Nera d'Austra. Incontro ad Oddach

Associazione Austriaca Militari in congedo Sezione locale di OBDACH 


I N V I T O 

La sezione locale dell’associazione cameratistica Austriaca ÖKB di Obdach L’11 e il 12 luglio 2020 celebra il suo 130 ° anniversario in combinazione con l’incontro di pace Italo-Austriaco. 

Programma: 

Sabato 11 luglio Ore 15:00:  Arrivo degli ospiti italiani presso la stazione degli autobus (in caso di brutto tempo presso il Gasthof Grillitsch). Sistemazione negli alloggi. Ore 18:00:  Cena in compagnia seguita da intrattenimenti. 

Domenica 12 luglio Ore 08:00 – 0915:  arrivo delle associazioni esterne presso il centro culturale. Ore 09:30:   Ammassamento presso il monumento ai caduti Ore 09:45:   Santa messa presso il monumento ai caduti.  A seguire deposizione delle corone. Al termine inquadramento e sfilata.  Successivamente festeggiamenti presso il centro culturale. (In caso di maltempo, la messa si svolgerà nella chiesa parrocchiale e la sfilata non verrà svolta.) 

Il Presidente Viktor Kern, 

lunedì 25 maggio 2020

Da Grifo Arciere, Custode Massimo Iacopi. Ricette



Anche per questo mese di dicembre, il nostro bravissimo confratello poeta, Nicola ZITELLI da OSTIA, nonostante il forzato periodo di convalescenza e di quarantena forzata, ci ha inviato il suo consueto apporto di sonetti romaneschi che, secondo una prassi ormai consolidata, mi sono permesso di scegliere e commentare, per facilitarne la comprensione per i nostri confratelli, settentrionali e meridionali, meno assidui con la lingua di Trilussa. Ecco di seguito i sonetti di questo mese:


- “ZAMPETTI DE MAIALE A LA ROMANA” Con questo sonetto caudato (un sonetto classico a rima ABBA, ABBA, CDC, EDE più una terzina a rima EFF), il nostro confratello torna a cimentarsi nel campo di uno dei suoi soggetti preferiti della cultura popolare romana, quello enogastronomico. Nello specifico, il sonetto ci parla di un piatto popolare romano, quello degli Zampetti di maiale alla romana.

Se qualcuno, con la “puzza al naso”, ti dice che questa ricetta è superata, non dargli ascolto perché è solo una fanfaronata: basta solo non farci caso. Ti conviene fare come San Tommaso e parlare solo quando l’hai provata: vedrai che si tratta di una ricetta prelibata che, più ne mangi e più te ne convinci. Pulisci bene due zampetti di maiale e mettili a bollire per un paio d’ore, con grani di pepe nero, alloro e sale. Disossa la polpa e metti da parte la cotenna, tenera come il burro e con un sapore che con olio ed aceto diventa una cosa stupenda. Non ti serve una penna per ricordare o … un nodo al fazzoletto, perché questa specialità è più antica e facile come il brodetto.

- “PUNTARELLE” Con questo sonetto classico (rima ABBA, ABBA, CDC, EDE), il nostro poeta ci fornisce la ricetta di un ulteriore piatto tradizionale della cucina popolare romana: quello delle Puntarelle.

Si tratta solamente di cicorione e chi è romano ci si impegna per fare le puntarelle: solo costine, bianche e croccanti, perché gli viene tolto, a mano, il verde dalla foglia. Queste vengono quindi messe a bagno nel lavandino, tagliate in quattro, a croce, a listarelle e, come queste si arricciano come girelle, gli viene spremuta l’acqua con un asciugamano. Poi, pesta aglio ed alici nel mortaio, fanne un miscuglio, una ghiotta marinata con un goccio d’olio, aceto, pepe e sale. E così, di “punto in bianco”, questa pietanza, condita e ricoperta con una patina di salsetta, entra di prepotenza nella storia.

- “GARGAROZZONI (Avidi, Ingordi)”. Con questo sonetto classico (rima ABBA, ABBA, CDC, EDE), il nostro non perde l’occasione di fare della satira politica e di colpire, senza esclusioni, la classe politica, mettendone in evidenza la prevalente tendenza all’avidità ed all’ingordigia.

Gli puoi dire truffatore e bandito, tanto questi “zozzoni” non gliene importa nulla: a colui che pratica l’arte del furto non saresti neanche in grado di fargli venire il rossore in volto; per contro a chi ha ancora il senso dell’onore, quest’offesa suona peggio di uno schiaffo che gli farebbe bloccare in bocca la voglia di fare il falso o il … senatore. E questi ingordi fanno finta di non vedere quanta povera gente stringe sempre di più la loro cintura ed un giorno gli stessi avidi, se gliene venisse la tentazione, sarebbero persino capaci di tappezzare le loro poltrone con la “pellaccia” del contribuente;

- “PACCOTTIJA E FUFFA”. Il nostro confratello, con questo ulteriore sonetto caudato (un sonetto classico a rima ABBA, ABBA, CDC, EDE più una terzina a rima EFF), se la prende, senza peraltro nominarlo, con un noto personaggio del nostro attuale firmamento politico, che opera spavaldamente in un ambiente di Ciarpame ed Imbrogli.

In qualsiasi Paese di questo mondo (per non parlare del mondo mussulmano) gli avrebbero già tagliato le mani o il collo e la testa … a tutto tondo. C’è da chiedersi, da quale bassofondo sono andati a raccogliere un sacrestano, allo stesso tempo calamitoso e ciarlatano: il più tonto di tutto il mappamondo. Qualcuno la chiama professore o, forse, da megalomane, ci si chiama da solo, per darsi un’aria di … superiorità. In questo contesto, l’Europa, nata da una truffa, oggi ci ha dato la dimostrazione di essere un insieme di Ciarpame ed Imbrogli. Il cieco non canta mica per nulla: chissà quanto è fruttato sottobanco il tradimento al popolo italiano.

- “BISOMMINI”. Il nostro poeta si ripromette con questo sonetto classico (rima ABBA, ABBA, CDC, EDE), di fare un omaggio ai suoi concittadini, reagendo alla denigratoria campagna di stampa che, recentemente ha presentato la città di Ostia come il covo delle mafie.

Sono solo 70 anni che mi trovo qui, vivendo in questa città con soddisfazione e con la convinzione che gli Ostiensi siano gente per bene … di prima categoria e non si fanno di certo “infinocchiare” dalle fandonie o dalle false sceneggiate di quattro “scribacchini” a pagamento che non sanno neanche di che cosa stanno … a parlare; gente che ha visto Ostia in cartolina e si permette di sputare sentenze, pagate a quattro soldi alla dozzina; ma questi personaggi, più che “pennaroli” sono dei Caini, col pelo sul cuore e sulla coscienza, che sparano nel mucchio … per quattrini;

- “LI FIJI DE L’OCA BIANCA”. Con questo sonetto classico (rima ABBA, ABBA, CDC, EDE), il nostro Nicola rende omaggio ad un’Associazione Benemerita culturale romana, il Centro Romanesco Trilussa, che da anni mantiene viva la fiamma della tradizione, della poesia e della prosa in “romana lingua”.

A Roma l’antico Teatro dei Comici è separato da una porta da un pensatoio in mezzo alla città: una ventata di romanità in mezzo a libri e carte, dove il dialetto si trasforma in arte. Il Centro Romanesco Trilussa può vantare una caterva di celebrità, una cerchia ristretta (“fiji de l’oca bianca”), un mondo a parte. Quando Giorgio Roberti, il fondatore, l’ha impostato con i massimi sapienti (“cacamme”) della rima, magari era proprio così che l’aveva sognato, poiché al Centro, per chissà quale alchimia, come mi sembra di aver detto sopra, il dialetto si veste di poesia;

- “ETERNITA’”. Con questa poesia in sestine (rima ABBACC), il nostro confratello offre uno spunto di meditazione su un concetto legato alla nostra esistenza, difficile da “inquadrare” nelle nostre categorie del pensiero: l’Eternità.

Eternità vuol dire … mica lo so. Vuol dire senza principio e senza fine, cioè una cosa che non ha confine, che per certo non può essere misurata. Sarà già antica quanto … Dio lo sa, ma non soffre la mortalità. Ci si è intestardita la filosofia: da Platone a sant’Agostino, da Aristotele a Tommaso d’Aquino, per non parlare della Massoneria … e più credevano di averla in pugno più si accorgevano di “sbatterci il muso” (senza successo). I millenni sono polvere al confronto: alla fine del tempo … c’é altrettanto, ma non si riesce a pensarlo tutto quanto … L’eternità non tiene certamente il conto e neanche si capisce come concetto, perché un concetto ha delle fondamenta, mentre invece, a pensare all’eternità, per quanto grande la si possa rappresentare, non appoggiando su basi certe, non si sa da che parte incominciare: allora dico tutto e … non dico nulla, perché non ci ho capito nulla !!!

- “UN GRAMMO DE CERVELLO”. Con questo delicato sonetto classico (rima ABBA, ABBA, CDC, EDE), ci viene offerto uno spunto di meditazione, tratto da una simpatica esperienza autobiografica.
 Un passerotto, tutte le mattine, si accosta al tavolino del caffè: io fischio, lui zompetta e viene da me, per beccare alcune briciole di dolcetti. Ci viene spedito, senza fare moine: mi riconosce come un cliente assiduo che gli prepara molliche di “bigné”, senza pretendere troppe cerimonie. Un uccelletto: un grammo di cervello che gli è sufficiente per farci tutto quanto … per questo mi ci esaspero e mi arrovello di fronte a tanta gente, con un cervellone mille volte tanto, che non gli serve neanche ad un accidente !!!

- “ABBRUZZO”. Con questa dotta e delicata poesia in sestine (rima ABABCC), il nostro confratello ci dimostra come è possibile, con la sua ars poetica, coniugare, in rima, cultura, tecnica e sentimento. Il tema rappresentato è l’Abruzzo con i suoi paesaggi e la … transumanza.

Sono salite quassù da Barisciano, sotto il Gran Sasso, le bianche greggi di pecore “pagliarole”, un passo dopo l’altro, a poco a poco, brucando l’erba fra le mammole e le viole. Le groppe delle greggi, a saliscendi, sembrano come un’onda che, sul monte, risale e risprofonda. Fra gli aghi di ginepro e del biancospino, la lanuggine delle pecore, strappata dalle spine della bardana (Lappa), al pari dei sassolini di Pollicino, punteggiano il cammino, tappa per tappa e sotto il sole sembra argentata, poiché il vento pensa a farla tremolare. Ma quando, in autunno, le ombre del monte tendono ad allungarsi, l’acero si veste di rosso, il faggio si veste d’oro e, senza la forza del sole di agosto (le moresche di Fetonte), l’erba non è più sufficiente ad alimentare il gregge; a quel punto si scende dal monte per allontanarlo dall’inverno, alla volta dei tratturi che conducono ai pascoli invernali, come quello della valle dell’Aterno. Ecco dunque che il pecoraro, mentre si assesta il mantello,  emette il suo tipico fischio doppio, in modo che il cane possa radunare il gregge, che si disperde trotterellando: quel cane maremmano ombroso, in mezzo al gregge, che quando si intestardisce non si regge. Quando il freddo dell’inverno mette in fila uomini e bestie verso il mare, dove il pascolare diventa meno avaro, in questa regione ricomincia un sonno secolare … solo la notte è attraversata dal lamento dei lupi che “mettono in musica” il vento.

- “A OGNUNO L’ARTE SUA …”. Questo sonetto classico (rima ABAB, ABAB, CDC, EDE) conclude il contributo del nostro confratello Nicola che, con grande simpatia ed altrettanta ironia, ha voluto esprimere un canto alla gioia di vivere ed al sapersi contentare di quello che la vita ti offre.

Mi sarebbe piaciuto fare il pittore, perché sei bella e ti avrei dipinto … Peccato: non sono neanche uno scultore, poiché nel marmo ti avrei modellato, o un poeta, fine dicitore: ti avrei dedicato un sonetto … o magari, persino, un cantautore e ti avrei cantato una canzone. Ma, se la cosa ti può fare piacere, ti faccio una proposta “malandrina”: io per mestiere faccio il “trombettiere” … Non è probabilmente un mestiere blasonato, che permette di procurarsi il superfluo … però il divertimento è assicurato !!!

Anche questo mese, a conclusione della presentazione delle poesie e dei sonetti del nostro confratello Nicola, mi sento, come al solito, obbligato a rinnovare, a nome vostro e mio personale, i più affettuosi sentimenti di sincera ammirazione e di gratitudine per il suo consueto, generoso, prezioso apporto mensile. Ma non posso mancare di trasmettere al nostro valoroso confratello gli auguri e gli auspici più affettuosi per un pronto ristabilimento, dopo il recente intervento chirurgico subito.



Anche in questo periodo, il Vostro Reggente ha avuto il piacere di pubblicare alcuni saggi, sulla:


venerdì 15 maggio 2020

Grico ARciere, Assisi 7 maggio 2020


Da Massimo Iacopi Reggente della Custodia il Grifo Arciere riceviamo e pubblichiamo 


Cari Amici,

continuiamo a resistere di fronte a questa pandemia, con una certa stanchezza psicologica e comunque felici perché, a parte qualche rara eccezione, nessun membro dell’Associazione è stato interessato dal “Corona Virus”. In effetti, il generale Agostino BIANCAFARINA, il nostro confratello, Comandante del Comando Roma Capitale, è stato ricoverato in terapia intensiva, una quindicina di giorni fa, ma le notizie inizialmente ferali, sembrano ora volgere al meglio. Giungano, in ogni caso, al nostro confratello le preghiere ed i voti più sinceri per un pronto ristabilimento.

Spero vivamente, entro la metà di questo mese, una volta che la curva dei contagi abbia decisamente imboccato la tendenza ad una diminuzione in tutta l’Italia (in effetti, in UMBRIA, la curva dei contagi si è praticamente azzerata da qualche giorno !!) che si possano prendere alcune decisioni per il prossimo futuro. Rimane in piedi l’ipotesi dell’indizione della già rimandata Assemblea annuale e delle elezioni delle cariche sociali per la fine del prossimo mese di settembre prossimo venturo, sempre che i decreti a raffica della Presidenza del Consiglio, oltre a confonderci le idee già poco chiare, non ci tengano imprigionati fino a tutta l’estate (spero proprio di no !!). In ogni caso, entro questo mese, avendo recuperato buona parte degli anticipi del viaggio in Francia, provvederò alla restituzione ai partecipante del viaggio la quasi totalità delle quote versate come anticipo. Al momento, per quanto riguarda le altre attività programmate, rimane in piedi l’ipotesi della Campania Felix 13, per la fine di ottobre, mentre ci sono legittimi sospetti che i soggiorni montani militari quest’anno non verranno aperti, in quanto già requisiti dalle autorità per ospitare parte del personale in quarantena. In ogni caso, “mala tempora currunt” e di questi problemi ne parleremo più diffusamente, sperando con prospettive migliori, nella news del prossimo mese.  Comunque sia, chi fosse interessato ad usufruire dei soggiorni presso le basi logistiche estive dell’Esercito è pregato di segnalarmi, comunque, il suo eventuale interesse.
continua con post in data 25 maggio 2020

domenica 10 maggio 2020

Quando si poteva viaggiare liberamente


Alla scoperta del West
Appunti di un viaggio on the road
di Giovanni Cecini

Il viaggio dai tempi di Ulisse e Marco Polo ha sempre spinto l’uomo alla ricerca dell’ignoto, del diverso, ma anche di quel minimo comune denominatore che l’individuo riesce a percepire come simile a se stesso e al suo mondo, tanto da identificarlo come proprio. Il sempre verde sogno di approdare su nuovi e lontani lidi, l’ebbrezza della partenza e del ritorno rimangono elementi fissi, se non senza eccezione identici del vecchio o del nuovo pellegrino, che in autostop, in bicicletta, in nave, in treno, in auto o in aereo gira il mondo con una meta precisa oppure da valutar per l’occasione cammin facendo.
Ecco quindi che le motivazioni, come la genesi e l’evolversi di un viaggio possono cambiare e trovare nuovi ispirazioni anche tra gli stessi partecipanti al medesimo itinerario.
Quello che mi accingo a raccontare probabilmente è un viaggio come tanti, che trova il suo svolgimento tra l’altro in un paese come gli Stati Uniti, che da alcuni anni a questa parte è sempre più gettonato, per viaggi di nozze, gite sociali o in modo più classico per piccoli gruppi alla ricerca del mitico clima on the road, che le major hollywoodiane hanno proposto ormai in salse e tonalità diverse da «Duel» a «Thelma & Louise».
Il mio gruppo, composto da quattro persone, sin da principio voleva spingersi un po’ all’avventura, anche perché per quasi tutti l’impatto con il continente nordamericano era già avvenuto in precedenza. Tuttavia il programma si è andato formando con velocità, fissando nella prima metà di ottobre l’arco temporale dell’itinerario, stabilendo e prenotando anche con esuberanza di zelo e con grosso anticipo tutte le tappe e molte delle attività che si sarebbero dovute svolgere. Un semplice ritardo o imprevisto avrebbe quasi rovinato il tutto; per fortuna, benché come normale qualche imprevisto può capitare, il viaggio è proseguito nel migliore dei modi.
La prima tappa è stata la città di Chicago, oggi meglio nota come la patria di Barack Obama. Proprio in quei giorni essa si contendeva, insieme ad altre agguerrite località, la designazione per  le Olimpiadi del 2016. Purtroppo per i sostenitori a stelle e strisce, la candidata sul podio è stata Rio de Janeiro, ma il clima di euforia non si è spento in questo modo, anche perché la città che si affaccia sul lago Michigan risulta piena di vita e il suo eclettismo ha radici lontane.
Sorta come città di frontiera, divenuta centro urbano di riferimento per la zona, come araba fenice rinacque dalle ceneri di un terribile incendio che nel 1871 ne segnò profondamente la struttura edilizia. La catastrofe divenne un’opportunità: la comunità cittadina seppe investire sull’innovazione e sulla fantasia, tanto da divenire la patria dei grattacieli. Oggi Chicago è di sicuro battuta da New York o dalla recente fioritura orientale, tuttavia gli storici imponenti edifici, che si ergono tra le nuvole dell’Illinois, mostrano ancora il loro smalto.
Per questi motivi è stato d’obbligo salire almeno sulle cime dei due grattacieli principali: la Sears Tower e il John Hancock Center. Il primo, che fu tra gli anni ’70 e gli anni ’90 l’edificio più alto del mondo, ancora oggi rapisce per le sue impressionanti balconate trasparenti, che ad oltre 400 metri di altezza danno ai temerari visitatori l’impressione di camminare nel “nulla”. Il John Hancock, seppur più modesto per altezza, colpisce per la vista mozzafiato del lago dal suo ristorante panoramico al 95° piano.
Altre attrazioni della città sono stati il molo dove è possibile fare un giro in battello, magari nelle sere del finesettimana quando il cielo si illumina di colorati fuochi d’artificio, o il Millenium Park, caratteristico per le imponenti fontane che proiettano immagini oltre che acqua e per il “Fagiolo”. Questa enorme scultura argentata trova la sua fortuna nelle caratteristiche di specchio della superficie. In essa si riflettono in modo alquanto buffo e parzialmente distorto non solo le persone, che vi si avvicinano, ma anche l’imponenza degli edifici e della vegetazione circostante.
A conclusione della visita cittadina, si può menzionare il curioso giro organizzato in bicicletta per le strade urbane con un eccentrico capogruppo dai modi insoliti e giocherelloni. Folkloristici gli addobbi di Halloween sulle case e nei negozi, come la vendita di confezioni giganti di ghiottonerie già ai primi di ottobre, sintomo della popolarità di questa festa, che da alcuni anni cerca di inserirsi nel calendario italiano, senza sapere che in realtà discende da tradizioni pre-cristiane, assimilate nel Medio Evo dalla Chiesa, di cui ancora oggi si trova traccia nel Mezzogiorno italiano.
Partiti in auto da Chicago la strada ci porta verso ovest. La nostra destinazione è il Monte Rushmore, ma prima di arrivarvi il percorso è lungo tanto da superare il Wisconsin, il Minnesota ed entrare nel Dakota del Sud. Qui ci fermiamo prima a Sioux Falls e poi a Rapid City. Queste città sono tipici agglomerati provinciali, dove la gente è molto espansiva e cordiale (come del resto in tutti gli Stati Uniti), purché si rispetti la pronuncia esatta delle parole in inglese. Anche una lieve inflessione comporta la non comprensione da parte dei nostri interlocutori di ciò che diciamo e questo ci stupisce non poco, perché quando una volta che riusciamo a farci capire e veniamo corretti con la pronuncia esatta, diciamo tra noi: «E io che ho detto?»
A parte queste curiosità linguistiche, la cosa che viene apprezzata di più, soprattutto dopo una lunga giornata di viaggio, è sedersi di fronte a un buon piatto di saporita carne, magari accompagnata dai tipici anelli di cipolla fritti o da altri contorni molto diffusi come il chili. La cucina americana, conosciuta oltreoceano prevalentemente per gli ormai invasivi fast food, sa offrire in realtà una varietà di piatti prelibati e se di sicuro ipercalorici, senz’altro appetibili per tutti i gusti. Notevole anche il folkloristico arredamento di molti locali che passano da un ambiente classico a quello più tipico “western” o a quello d’ispirazione anni ’50 con cartelloni pubblicitari metallici e pompe di benzina in disuso tra i tavoli.
L’arrivo al Monte Rushmore, luogo in cui sono scolpiti nella roccia i volti dei quattro presidenti della Repubblica più rappresentativi della storia statunitense fino al primo dopoguerra, non è stato dei migliori. Una fitta nebbia impediva la vista della montagna e un principio di nevischio non prometteva nulla di buono. Tristi e sconsolati abbiamo ripiegato sul “Crazy Horse Memorial”, altra imponente scultura nella roccia, ancora incompiuta, che una volta completata rappresenterà il capo indiano dei Sioux “Cavallo Pazzo” sopra al suo destriero. Questo progetto, che prevede un’altezza e una larghezza di poco meno di 200 metri, è la risposta dei nativi americani alla provocazione “bianca” di scolpire nella pietra sacra della terra indiana le effigie dei principali colonizzatori del continente nord americano.
Il giorno successivo, intenzionati a riprovare a vedere il Monte Rushmore, ci siamo svegliati in mezzo alla neve, esperienza esilarante, ma dai risvolti pratici preoccupanti, trovandoci in una zona dove le strade innevate, per quanto ripulite in modo rapido, rappresentano comunque un’incognita. L’alzataccia nel freddo secco delle Black Hills è stata tuttavia ben ripagata: la visita delle effigie dei presidenti in mezzo alla neve, esperienza più unica che rara, tra l’altro in un momento della giornata con un numero irrisorio di turisti. Ecco quindi in un’insolita cornice pre-invernale una versione ancora più bianca di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.
Non potendo fare un giro per le incantate strade panoramiche delle Black Hills, per via della neve, ci dirigiamo nei pressi della Devil’s Tower, una massiccia formazione vulcanica che svetta tra la prateria e spesso è pervasa da una tenebrosa nebbia.
Continuando nel nostro percorso attraverso la grande pianura americana ci imbattiamo sull’autostrada in un mirabile avvistamento. Nel bel mezzo della carreggiata sopra due tir neanche troppo protetti viaggiavano le due metà di una casa, in un incredibile trasloco immobiliare. La visione è stata accolta con profonda ilarità, ulteriore esempio dell’abbondanza e della ricerca dell’eccesso presenti negli Stati Uniti. Se le autostrade possono arrivare a 6 corsie per senso di marcia, se le bottiglie delle bibite possono essere di 1 gallone (circa 4 litri) al supermercato, se i pacchi di caramelle e cioccolate arrivano normalmente sopra al kilo, non è neppure difficile immaginare che il trasporto di un intero appartamento sia cosa normale da queste parti.
In serata si arriva a Cody in Wyoming, piccolo centro dove non è difficile distinguere il clima di un tempo con le tipiche palazzine basse di legno dal sapore western. Non a caso essa è patria di Buffalo Bill, di cui si va notevole vanto con l’organizzazione di acclamati rodei. E’ tuttavia da precisare che negli Stati Uniti molti elementi sono posticci e per un europeo anche troppo kitsch, ma alcuni elementi di ricostruzione storica non vanno sottovalutati, anche se la storia americana (nell’accezione di quella dei figli dei coloni venuti d’oltreoceano) non può vantare la tradizione e la cultura espressi in millenni da altri popoli.
Da Cody, dove la specialità tipica è la carne di bufalo, si entra a Yellowstone, forse il parco nazionale più famoso nel mondo. La neve rende tutto più caratteristico, anche se le acque cristalline dei suoi laghetti e fiumi, le pareti gialle del suo canyon (che danno il nome alla zona), il borbottio delle solfatare ribollenti, la potenza dei geyser che spingono il loro getto anche a decine di metri sono tutti elementi affascinanti in ogni stagione dell’anno. Elemento non comune è tuttavia la poca affluenza che in questo periodo il parco attrae, rispetto ai mesi estivi, dove un po’ in tutti i parchi c’è molta più calca.
Il territorio di Yellowstone è molto ampio e anche per via si alcune strade chiuse, per forza di cose i percorsi sono molto più dilatati, ma da un certo punto di vista ciò permette di godere di scorci sempre più insoliti anche nel percorrere la medesima strada in entrambi i sensi di marcia all’andata e al ritorno. A dispetto del previsto non si rintracciano orsi, probabilmente già in letargo o comunque poco propensi a incrociare le strade asfaltate, anche per la frequente moria dovuta alla non sempre moderata velocità delle auto. In compenso sono molti i cerbiatti, le alci e i bufali che si avvicinano al manto stradale, per la buona pace dei turisti che non di rado si fermano per scattare fotografie, con relativi rimbrotti dei ranger a causa dell’inevitabile intralcio del traffico.
Passiamo la notte in un albergo nel parco, prenotato da mesi vista la scarsezza di alloggi all’interno di queste riserve naturali. Il freddo è ancora più pungente dei giorni passati. Il termometro arriva anche a otto gradi sotto lo zero e facciamo tesoro di tutto il nostro armamentario invernale per attenuare i morsi del gelo.
Lasciato Yellowstone ci si dirige verso sud, attraverso il parco Teton, che nella sostanza è il proseguimento naturale del parco precedente. Si stagliano montagne massicce e dal sapore alpestre, tanto da imbatterci sulla strada proprio in un paesello dal nome indicativo: Alpine. Fattasi ora di pranzo ci fermiamo in un piccolo locale che prepara hamburger. La sistemazione è molto familiare; infatti il cuoco con tanto di cappello da cowboy in testa, uscendo da dietro il bancone, intrattiene piacevoli conversazioni con gli avventori. I panini preparati sono ottimi, molto ricchi (la loro altezza ci è apparsa imbarazzante, tanto da fare difficoltà ad afferrarli) e veramente saporiti. Non a caso lo slogan del ristoro recita: «Gli hamburger che hanno fatto l’America».
Proseguendo il cammino, entrando nello Stato dello Utah, si arriva nella sua capitale Salt Lake City. La città, che prende il nome dal lago salato omonimo, è un centro dalla vivace storia culturale e civile. Fiorita alla metà dell’Ottocento ad opera dei perseguitati mormoni, divenne il loro centro spirituale, rappresentato dall’imponente Tempio. Arrivati in serata e come quasi unica attrazione della città, ci dirigiamo verso di esso. Qui, presso il centro di accoglienza, veniamo ricevuti da alcuni credenti, molto disponibili (che parlano anche in italiano) nell’introdurre il turista e il curioso alla storia e alla fede della «Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni». In effetti il loro racconto ha molto di epico, ripercorrendo in parte quel cammino affrontato da molti temerari in cerca di fortuna o sopravvivenza verso il lontano Occidente del continente.
Per quando fossimo già stati abituati alla diffusa cordialità delle persone incontrate, i “mormoni” rappresentano una gradita ulteriore sorpresa. Probabilmente per una particolare propensione al proselitismo o più semplicemente per una pura vocazione alla filantropia, gli aderenti a questa confessione religiosa – come ci spiegano le due missionarie “laiche” che ci accompagnano nella visita – offrono alcuni anni della loro vita al servizio della Chiesa, per tornare al termine di questo periodo alla vita quotidiana. In questo modo la comunità non ha bisogno di un clero come è comune nelle altre istituzioni religiose e allo stesso modo la gerarchia è molto fluida e aperta.
La visita suscita in alcuni di noi una forte simpatia per i mormoni, magari anche perché non sempre abbiamo ritrovato nei precetti e nelle istituzioni cattoliche un senso di identità e di fede costanti. La serata si può dire chiusa qui, perché alle ore 21 (o meglio 9 PM come si usa dire da queste parti) la quasi totalità di locali ed esercizi pubblici è ormai chiusa, non potendo che ripiegare come emergenza in un simpatico ristorante cinese, che ci offre almeno una zuppa per riscaldarci. Non c’è la temperatura dei giorni precedenti, ma i pochi gradi sopra lo zero trovati a Salt Lake City non ci permettono di scoprirci troppo.
La tappa successiva è il Bryce Canyon, parco molto più piccolo di Yellowstone, ma altrettanto suggestivo. Prima di arrivarci, percorriamo una strada panoramica in cui già siamo introdotti in quell’ambiente surreale di rocce e pietre polverose tipiche del paesaggio West; strapiombi, archi, pinnacoli e vallate dai colori ocra e rosso. Questo paesaggio si infittisce fino all’apoteosi nel parco vero e proprio, che a dispetto del nome si prefigura più in ampi e coreografici anfiteatri dalla composizione variabile e frastagliata. I punti di osservazione dall’alto, che si popolano ancora di più durante l’alba e il tramonto per via di particolari tonalità del terreno sprigionate dalla tenue luce del sole, mostrano gli elementi stratificati, che compongono questo spettacolo della natura. Per immergersi in questa meraviglia, oltre alle balconate, si può proseguire per i tortuosi percorsi, che attraverso le ripide insenature introducono il visitatore all’interno stesso delle formazioni geologiche. Questi camminamenti, da dove si percepisce un’esperienza molto più intensa del parco, possono essere percorsi anche in sella a un cavallo o a un mulo. Il nostro gruppo ha optato per il secondo, confidando nella migliore stabilità di questo tipo di animale, anche se l’abitudine di camminare proprio in pizzo agli strapiombi ha reso la passeggiata intensa e sorprendente anche per una certa paura di poter cadere nei precipizi.
Lasciato questo parco, ci dirigiamo verso quello di Yosemite. Prima di arrivare passiamo per quella che tipicamente viene chiamata la “strada extraterrestre”, per via della sua attiguità con la fantomatica Area 51, che la leggenda vuole sede di esperimenti segreti su forme di vita provenienti dallo spazio. A uso e consumo dei turisti appassionati del genere, nel bel mezzo del deserto del Nevada, presso la piccola località sperduta di Rachel in un prefabbricato tutto addobbato con gadget e souvenir a tema, vengono serviti panini con presunta carne di alieno. Ennesima eccentricità della cultura americana, con tutte le sue contraddittorietà di tipo hollywoodiano.
Sempre sulla strada verso la California incontriamo la piccola cittadina di Tonopah, che offre un interessante museo civico, legato alla storia sociale e alla cultura anche rurale dello Stato. Interessante la sezione dedicata alle Forze Armate, dove si evince un particolare attaccamento della cittadinanza alla vita della locale base dell’aeronautica militare sia nel periodo bellico, sia in quello non meno importante del secondo dopoguerra.
Superato il passo Tioga si accede al parco Yosemite, già in territorio californiano. Questo vasta zona protetta è famosa per numerose attrattive naturalistiche. Imponenti le distese di vegetazione, intervallata da picchi montani e da fluenti cascate, attive soprattutto nel periodo primaverile-estivo per via dello scioglimento delle nevi. Il clima è ancora abbastanza rigido, essendo collocato sulla Sierra Nevada, anche se reso mite dalle temperature più dolci della California.
Le attrattive principali del parco sono le sue massicce cime granitiche, tra le più note El capitan e l’Half dome, e la foresta di sequoie nei pressi di Wawona nel Mariposa Grove. Qui gli alti e possenti alberi, risalenti a circa 2.000 anni fa e che arrivano anche all’altezza di 90 metri, rendono la zona molto caratteristica. La fitta vegetazione ne fa da cornice, anche se le sequoie sono le uniche protagoniste. Molte mostrano evidenti segni di danneggiamento sui tronchi, a causa dei frequenti incendi (alcuni programmati e guidati dai ranger per una questione di pulizia forestale), anche se per loro fortuna il nutrimento necessario passa dalle radici direttamente alla corteccia, senza nessun deterioramento alla vita dell’albero. Da sottolineare tuttavia che essi sono alquanto fragili, quindi appaiono molto frequenti i casi in cui tronchi abbattuti o morti possano diventare un attrazione per i turisti e le loro foto. Significativi gli esemplari di sequoie “gemelle” o “amanti”, ossia fusti sdoppiati o cresciuti così vicini da unirsi tra loro e rendere la pianta speculare.
Interessante poi la vista mozzafiato della vallata principale attraverso il punto d’osservazione Glacier Point, che sovrasta le principali cascate e si presenta come palcoscenico privilegiato per ammirare al tramonto le sfumature delle pareti di granito.
Lasciato Yosemite arriviamo all’altro importante parco della California: il Sequoia. In effetti una non accogliente pioggia e foschia e la precedente esperienza di Mariposa Grove non permette una sorpresa avvolgente di questo parco, che tuttavia ospita le sequoie più grandi al mondo: il Generale Grant e il Generale Sherman. Benché il tempo sia inclemente, ammiriamo comunque le sue bellezze, salendo anche sul Moro Rock, un imponente massiccio che dovrebbe affacciare sulla vallata. La nebbia ci impedisce di vederla, ma la soddisfazione è tanta arrivati in cima, anche se zuppi d’acqua e un po’ impauriti per i cartelli che avvertono di possibili fulmini in cima in caso di temporali.
La sera ci ritiriamo presso l’albergo al centro del parco, consumando una calda e ristoratrice cena a base di carne e legumi. Il giorno successivo ci alziamo come d’abitudine di buon mattino, per avere tutto il tempo di percorrere la strada costiera dell’Oceano Pacifico prima di arrivare a San Francisco. Tuttavia abbiamo una spiacevole sorpresa, perché in albergo ci dicono che l’unica strada che attraversa il parco è interrotta a nord per la caduta di un albero e a sud per una frana. Gli interventi per garantire la circolazione erano già in atto, ma il manto stradale era ancora precario. Solo nel pomeriggio tutto sarebbe tornato regolare. Noncuranti di questi ammonimenti ci mettiamo comunque in viaggio, con molta prudenza soprattutto per alcune parti dell’asfalto crollate sotto alla pressione della pioggia. Nonostante tali ostacoli riusciamo a raggiungere l’uscita del parco in meno di due ore, non prima di aver ammirato (spettacolo tanto atteso, a cui ormai ci eravamo rassegnati) l’attraversamento e la sosta sulla strada di un tranquillo orso bruno in cerca di cibo.
Raggiunta la costa occidentale degli Stati Uniti da subito non riusciamo a vedere un granché per via della solita nebbia, ma piano piano procedendo verso nord il cielo si apre, mostrando la bellezza più profonda delle onde che raggiungono la spiaggia o gli impervi strapiombi. Proseguendo verso settentrione, in serata, arriviamo nel circondario di San Francisco, immenso centro urbano intorno alla baia omonima.
La città mostra sin da subito la sua bellezza. Scendiamo verso l’embarcadero e poi di seguito tutti i moli, i pier, numerati ordinatamente nelle loro caratteristiche prevalentemente turistiche e commerciali. Il porto è un vero agglomerato di suoni, odori e sensazioni. Dai rumorosi versi delle maleodoranti foche “leoni di mare”, all’esotico profumo dei gamberi e delle fritture di pesce.
Il giorno seguente San Francisco ci si presenta a pieno così come la più europea delle città degli Stati Uniti, anche se la sua eredità asiatica è preponderante. Oltre ai quartieri cinesi e giapponesi, incastonati tra la zona finanziaria e quella delle celebri colline, l’intera città mostra i segni di una cultura di frontiera tra est e ovest, ma anche tra nord e sud. Il giro panoramico di 49 miglia evidenzia tutte le bellezze e le caratteristiche della cosmopoli, dalle sue origine ispaniche e barocche agli innovativi ed eclettici grattacieli del centro, il più famoso la Transamerica Pyramid. In questo modo le ripide discese e salite non rappresentano un ostacolo, ma piuttosto un’opportunità, che il turista raccoglie prendendo il tram “Cable car” o scendendo la ripidissima e pittoresca Lombard Street.
Nel tardo pomeriggio ci dirigiamo al porto per imbarcarci sul battello con direzione l’isolotto di Alcatraz. Il carcere, ormai chiuso da anni e ora dedicato alle visite turistiche, mostra subito la sua aria tetra e paurosa, avvicinandosi a noi avvolto da un manto di nebbia. Sbarcati prendiamo confidenza con le strutture e una volta dentro il corpo centrale ci viene spiegata non solo la suddivisione dei bracci detentivi, ma anche la loro storia, nonché gli innumerevoli personaggi ed episodi che hanno reso famoso il nome di Alcatraz. Dalla misteriosa detenzione di Al Capone ai frequenti tentativi di fuga, la prigione offre una serie molto ampia di letture interpretative, non da ultima quella prettamente sociologica.
Ed eccoci arrivati all’ultimo giorno del viaggio, concluso con una simpatica passeggiata in bicicletta per il molo e, saliti sul Golden Gate, l’attraversamento della baia fino alla parte settentrionale della stessa. Un’esperienza molto forte, anche perché solo a piedi o in bici si riesce a percepire lo spazio e le sfumature dell’ampio panorama. A ritorno, prendendo il ferry-boat, sbarchiamo sempre all’embarcadero, da dove proseguiamo per gli ultimi fugaci istanti nella città californiana.
In conclusione le considerazioni sono d’obbligo, con un bagaglio di esperienze sicuramente ricco, vario e degno di essere raccontato. Di sicuro un viaggio non indicato per tutti, viste le frequenti lunghe tappe e ricorrenti alzatacce, ma al contempo ottimo per chi ama l’avventura, il desiderio continuo di scoprire e di non accontentarsi di quel che ci può proporre una semplice agenzia di viaggi. Il ricordo dei muli al Bryce Canyon, la casa trasportata sull’autostrada, la neve sui volti di Washington e Jefferson valgono ciascuno da soli un viaggio, figuriamoci tutte queste cose e altre ancora insieme.



martedì 28 aprile 2020

Il mondo e le altre minacce

Fonte: LIMES, rivsta di geopolitica                                                                                                           info:ilmioabbonamento.it                                                                                                                          Ormai è chiaro: dopo la epidemia di Coronavirus19 che ha sorpreso il mondo, ha messo in crisi le due pricnipali economie del mondo quella cinese e e quella statunitense, ha praticamente messo all'angolo l'Europa, una delle aree pi civilizzate del globo, ed in attesa di conoscere gli effetti devastanti di tale epidemia in sud America ed in Africa, rimane presente la minaccia della alterazione del clima. Le forme che questa minaccia può assumere sono la desertificazione, le ondate di calore, la siccità, e le inondazioni, con il seguito di carestie e squilibri di ogni tipo. Il tempo di ripensare a come gestire questo pianete è arrivato (m.c.)

domenica 19 aprile 2020

QUADERNI .1 del 2020


Per richiedere la rivista scrivere a: segreteriageneraleòistitutonastroazzurro.org
Info:www.cesvam.org                                                                                                                                Collaborazione e contributi:quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org                                                 QUADERNI ON LINE: www.valoremilitare.blogspot.com

sabato 11 aprile 2020

Tesi di Laurea. Dalla guerra dell'Asse alla Guerra di Liberazione. Esperienze personali su vari fronti

Il Dott. Sergio Benedetto Sabetta ha discusso nella sessione invernale dell'anno Accademico 2018-2019 del Master di 1° Livello in Storia Militare Contemporanea 1796-1960 la tesi: Dalla guerra dell'Asse alla guerra di Liberazione. Esperienze personali su vari fronti.                                                 La tesi è consultabile, previa autorizzazione scritta dell'autore presso l'Emeroteca dell'Istituto del Nastro Azzurro, Roma, Piazza Galeno 1. (info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org)

domenica 29 marzo 2020

Da Presidente della Associazione Storia Contemporanea


il Normale bollettino della Associazione di Storia Contemporanea non viene emessi in relazione alla emergenza sanitaria in essere. Il presidente invia a tutti i soci ila seguente lettera                                  Vi invitiamo:
- a stare in casa;
- a mantenervi allenati a livello culturale (in diversi ci hanno scritto per chiedere consigli e suggerimenti, anche solo sui libri da leggere);
- a leggere e occupare il tempo in una qualche attività che sviluppi la capacità critica e intellettiva;
- a diffidare delle tante notizie menzognere che circolano (oggi hanno pure copiato il sito della Protezione Civile)
- a girare il meno possibile e comunque con debita autocertificazione;
- a rispettare le norme emanate dai governi nazionale e locali (senza dimenticare che il nostro Paese ha 160.000 norme; 71.000 delle quali promulgate a livello centrale e le altre sul piano regionale e locale; in Francia esistono 7.000 normative, in Germania 5.500 e in Gran Bretagna 3.000: fonte The European House-Ambrosetti,  primo "Think Tank" italiano e settimo d'Europa);
- a ricordarvi che, in ogni caso, nel nostro Paese si vive abbastanza bene (circostanza al momento invidiata non da pochi nel resto del mondo);
- a non dimenticare l'importanza della storia nella nostra vita: tanto più in tempi in cui quasi tutti paragonano la pandemia a una guerra (che è però tutt'altra cosa) e funzionari annunciano
che abbiamo ricevuto aiuti dall'Unione Sovietica (che è morta e defunta nel 1991...) dopo aver detto
che tutti abbiamo studiato la storia (!!!).

Torneranno tempi migliori. Sotto ogni altro punto di vista.
Un caro saluto

Marco Severini
Presidente ASC

sabato 21 marzo 2020

Inquinamento Atmosferico. Asia Italia

Interessante notare nella cartina che l'inquinamento atmosferico al centro della Cina e nel Nord Italia è pi consistente rispetto alle aeree limitrofe. Non vi è però alcuna correlazione dimostrata  nel rapporto dello sviluppo della epidemia di coronavirus che hanno visto i massimi picchi di intensita in queste aeree

venerdì 13 marzo 2020

QUADERNI n. 4 del 2019


Per richiedere la rivista scrivere a: segreteriageneraleòistitutonastroazzurro.org
Info:www.cesvam.org                                                                                                                                Collaborazione e contributi:quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org                                                QUADERNI ON LINE: www.valoremilitare.blogspot.com

giovedì 5 marzo 2020

Società di Storia MIlitare

NAM Primo Rapporto Quadrimestrale al Consiglio Scientifico e al Comitato tecnico di Nuova Antologia Militare (NAM)                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Cari amici,                                                                                                                         la nostra rivista NAM inizia oggi il sesto mese dal giorno in cui è stata concepita (6 novembre 2019) e il terzo mese da quando è online (3 febbraio 2020). www.nam-sism.org La quarantena non ci ha fermato e anzi, grazie alle sue devastanti ricadute sul sistema editoriale, il lavoro della nostra “Arca di Noé”, varata a passo di carica e appena in tempo, si è enormemente intensificato. • Articoli. Oltre ai 9 articoli già pubblicati (numeri 0/20 Nascita di una rivista e 1/20 Cartografia militare) abbiamo finora ricevuto 21 articoli, di cui 13 già approvati e pubblicati provvisoriamente online (https://www.nam-sism.org/3.1%20articoli.html), 2 approvati e in corso di revisione da parte degli autori e 6 sotto doppia valutazione cieca. Entro la fine di aprile arriveranno altri 10 articoli, che porteranno il totale a 40. Allego, tra i 13 che abbiamo recentemente aggiunto online, i 2 (di Yann Le Bohec e Jeremy Black), che per il loro contenuto e il prestigio internazionale degli autori qualificano meglio i Fascicoli 2 / 20 e 3/20. • Fascicoli. Per il mese di giugno prevediamo di pubblicare i NN. 2/20 SM Antica (9 articoli e 3 recensioni) e 3/20 SM Moderna (9 articoli e 5 recensioni). Il N. 4/20 SM Contemporanea (10/12 articoli e 4/6 recensioni) è previsto per settembre. Abbiamo incaricato i Prof. Settia, Musarra e Merlo di pianificazione del Numero 1/21 SM medievale. • Come studiare. Due riviste ci hanno gentilmente permesso di ripubblicare nella sezione "Come studiare la storia militare" (How to study MH) due importanti articoli (di Floribert Baudet e Ian van der Waag) sulla storia e l’epistemologia della SM. • Rete internazionale. Abbiamo preso ulteriori contatti con numerosi studiosi di vari paesi e la Commissione britannica di storia militare ha gentilmente segnalato il nostro diario ai suoi membri. Siamo molto grati a Je - remy Martin Black e Luigi Loreto per l'incoraggiamento quotidiano e il supporto nella promozione della NAM e siamo grati a quanti altri membri del consiglio scientifico e del comitato consultivo vorranno seguire il loro esempio. • Recensioni di libri. Abbiamo anche ricevuto 6 ampie recensioni e numerose altre sono in fase di elaborazione da parte dei gruppi studenteschi delle università di Padova (Ars Militaris) e Bologna (Casus Belli) che si sono organizzati per lo studio scientifico autogestito di MH, purtroppo non praticabile né nell’ambito delle Università italiane né nel sistema formativo dei Quadri della Difesa e della Sicurezza del nostro paese. Abbiamo messo a disposizione di Ars Militaris e Casus Belli una pagina del nostro sito (https://www.namsism.org/7.1%20cadet%20corps.html) • Collana "Fvcina di Marte". Il 3 marzo abbiamo consegnato all'editore Aracne il PDF pronto per la stampa del secondo volume della serie, a cura della Prof. Elina Gugliuzzo e Giuseppe Restifo (Una battaglia europea: Francavilla di Sicilia, 20 giugno 1719). La pubblicazione è prevista per il 9 maggio. Il prof. Yann Le Bohec sta ultimando il montaggio del terzo volume, una raccolta dei suoi scritti sulla guerra gallica. Per settembre prevediamo di poter preparare il PDF pronto per la stampa. Come quarto volume, prevediamo di pubblicare entro il 2020 la tesi di dottorato del dott. Andrea Tanganelli sui reggimenti austro-italiani (Clerici e Toskanisches IR) nella guerra dei sette anni. • Cellula operativa. la nostra cellula operativa, incaricata di gestire l'editing e la messa online, è composta da sole tre persone: me stesso, il nostro grafico Antonio "Tippy" Nacca e il nostro webmaster Massimiliano "Max" Italiano (il nostro benemerito consocio Sism che cura gratuitamente anche il nostro sito associativo www.societaitalianastoriamilitare.org). Negli ultimi due mesi abbiamo ricevuto migliaia di suggerimenti e centinaia di rimproveri. Ci scusiamo se il ritmo vertiginoso del nostro lavoro quotidiano non ci ha sempre permesso di seguire i primi e di fare ammenda per gli altri. Virgilio Ilari, Presidente della SISM e Direttore di NAM PS Collaborazioni a NAM. Chi vuole collaborare con NAM deve presentare proposte di articoli conformi, nel contenuto e nella forma (inclusi i criteri di citazione) alle “regole di ingaggio” pubblicate sul nostro sito. https://www.nam-sism.org/2.1%20linee%20guida.html Non ci sono preclusioni di alcun genere: anzi NAM è nata anche per promuovere e far evolvere la ricerca storico-militare italiana, che è per la quasi totalità amatoriale o incidentale1 e perciò non riesce a essere presa in considerazione dalla comunità internazionale del settore. Tuttavia occorre che gli aspiranti autori tengano conto che le loro proposte, anche se ammesse dalla direzione, dovranno essere sottoposte a doppia valutazione cieca da parte di docenti che generosamente si sobbarcano a questo impegno. Preghiamo quindi di non inviare lavori di carattere compilativo, o che non faccia - no aumentare in modo significativo le nostre conoscenze o non segnalino lacune, scritti in italiano aggrovigliato e ridondante o in inglese approssimativo. Requisito pregiudiziale per l’ammissione alla valutazione sarà dimostrare la completa padronanza dello stato della ricerca, con bibliografia internazionale (in tutte le lingue), pertinente, completa e aggiornata alla data della proposta. Naturalmente la Direzione resta come sempre disponibile per consulenze bibliografiche e consigli, nei limiti delle sue possibilità.